Con grandissimo successo di pubblico che, in un mese e mezzo ha gia superato le quindicimila presenze, nella Sala Belvedere di Palazzo Reale prosegue, fino a domenica 25 gennaio 2026, l’inedita esposizione celebrativa del legame tra Totò e Napoli realizzata in occasione dei duemilacinquecento anni dalla fondazione della città. L’omaggio a uno dei suoi figli più illustri, simbolo universale di napoletanità e genialità comica, prima tappa di un progetto che, in seconda battuta, sarà a New York nella prossima primavera, proseguendo idealmente quel ponte culturale tra Napoli e il mondo che l’attore ha sempre rappresentato.

Totò e la sua Napoli, curata da Alessandro Nicosia e Marino Niola, accompagnata da un catalogo Gangemi Editore, dettaglia quindi il legame tra Antonio de Curtis e la città dove si formò il suo sguardo, ha affinato il linguaggio comico e costruito il volto inconfondibile, ma provvisorio, pronto a cambiare fattezze. La faccia di Totò era un qui pro quo come ogni maschera che si rispetti e la sua asimmetria, da virgola fuori posto, gli dava quella tipica aria stralunata da burattino cubista. “Dicono che ho la faccia triste. Non ce l’ho triste. Ce l’ho storta perché mi sono rotto il naso” come ripeteva spesso per prendere le distanze da chi faceva troppa filosofia sulla sua comicità e, a chi lo considerava un cugino di Pulcinella o un nipote di Arlecchino, rispondeva con un’alzata di spalle che voleva dire “Ma mi faccia il piacere!”

E’ dunque impossibile parlare di Totò senza parlare di Napoli, la grande sorgente della sua attorialità, ma anche della sua personalità e, come sostiene Marino Niola, “Totò riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti Totò e la sua Napoli vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani”.

Il principe de Curtis, a volte, si nascondeva dietro il personaggio che lui era e non era, parlando di sé in terza persona: “Totò è un buffone serissimo. Incontrandomi per la prima volta mi disse che avevo proprio la faccia che serviva a lui”. Al riguarto, il Curatore evidenzia “Uno snobismo plebeo e insieme una sprezzatura aristocratica come quella dei grandi attori della Commedia dell’Arte che si facevano ritrarre con la maschera in mano e mai sul volto, per sottolineare quell’impercettibile abisso che li separa. Per far capire che il personaggio non è la persona, ma il suo doppio. E in questo, Totò era la maschera perfetta di Napoli, una città-mondo che è facile riconoscere ma che è difficile conoscere”.

Popolata com’è di marionette stralunate, di parole in libertà, di personaggi in cerca di autore “ricchi di guai, di beffe subite, di appetiti arretrati”. Totò ha saputo magistralmente trasformare, in una umanissima metafora, Partenope quale luogo dell’anima, proiettando Napoli ben oltre Napoli. Il visitatore può ripercorrere tutto quell’universo attraverso documenti originali, manufatti, ricordi, fotografie, filmati, costumi, installazioni mediali, ricostruzioni scenografiche, manifesti, locandine, giornali e testimonianze di coloro che lo hanno amato.

Offrendo la possibilità di approfondire il suo spirito eclettico, in cui molti giovani si ritrovano nel condividere la voglia di libertà, la mostra è articolata in sezioni tematiche che ripercorrono vita e carriera: Le origini, Il Rione Sanità, Il teatro, Le canzoni, Il cinema, Le poesie, Un maestro insostituibile, Totò e le bellezze della sua Napoli, Il saluto della sua Napoli con anche uno spazio per i focus su Il Principe di Bisanzio e Gli amori di Totò. Un particolare momento è dedicato all’ascolto dell’orazione funebre del 17 aprile 1967 quando, Nino Taranto, non riuscì a trattenere il pianto in piazza del Carmine davanti a centomila persone in lacrime.