Quando è ben fatta, la fotografia è interessante.
Quando è fatta molto bene, diventa irrazionale e persino magica.
Non ha nulla a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo.
Quando la fotografia “accade, succede senza sforzo, come un dono che non va interrogato né analizzato
.”
(Elliott Erwitt)

Apprezzando la mission della Fondazione Mast di Bologna – istituzione internazionale, culturale e filantropica, basata sulla Tecnologia, l’Arte e l’Innovazione volta a favorire lo sviluppo della creatività e dell’imprenditorialità tra le giovani generazioni al fine di sostenere la crescita economica e sociale – sulle nostre pagine trovano sempre spazio le mostre temporanee di fotografia industriale proposte periodicamente. Il prossimo 2 febbraio aprirà al pubblico “Thomas Struth: Nature & Politics” una selezione di venticinque grandi immagini a colori del fotografo tedesco (classe 1954) divenuto celebre in tutto il mondo per le vedute urbane, i ritratti individuali e di famiglia, le immagini scattate nei musei e la serie “Paradise”. La mostra è curata da Urs Stahel e resterà accessibile gratuitamente fino al 22 aprile. 

Thomas Struth ha affrontato e illustrato anche un nuovo tema: la scienza e la tecnologia con immagini composte con minuziosa precisione da sembrare, a prima vista, una gran confusione di oggetti, un caos. In Measuring, Stellarator Wendelstein, Tokamak Asdex Upgrade, Laser Lab o Grazing Incidence Spectrometer, per esempio, lo sguardo si perde in un groviglio di cavi, sbarre, giunzioni, coperture metalliche, rivestimenti plastici e dispenser di nastro adesivo. Per chi non è del mestiere, trovare un senso in questo bricolage appare praticamente impossibile e ci limitiamo a osservare con curiosità, ma anche con una certa cautela, nel tentativo di comprendere il significato di questi accostamenti.

Appaiono estranei, insoliti e incoerenti come le fotografie della serie “Paradise”, scattate nella giungla, ma non stiamo osservando una “natura primordiale”, bensì macchine, dispositivi, installazioni di una tecnologia all’avanguardia. Li osserviamo esattamente come abbiamo fatto con The Tyger (La tigre) di William Blake, il mulino di Don Chisciotte, la “bestia di ferro” di Melville e altre metafore attraverso le quali, nella letteratura dei secoli scorsi, sono stati rappresentati gli eccessi dello spirito e della creazione umana. Euforici come Marinetti nel suo manifesto futurista o malinconici come Freud, che interpretava come protesi ogni estensione tecnologica del corpo e della mente umana, descrivendola nei termini dell’assenza e della perdita, noi esseri umani ci troviamo a fronteggiare i nostri stessi progressi, la nostra evoluzione tecnica e tecnologica.

Con queste immagini, Thomas Struth si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e ipertecnologiche, di nuovi sviluppi, ricerche, misurazioni e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure mediato, faranno irruzione nella nostra vita e ne muteranno il corso.

Esempio chiarissimo è la chirurgia robotica, l’intervento sul corpo realizzato con l’ausilio di strumenti chirurgici manovrati a distanza, spesso minimamente invasivi. Forse nessuno riflette abbastanza sul fatto che deleghiamo la nostra autorità e consegniamo i nostri corpi, fino a quel momento integri, alla scienza e alla tecnologia chirurgica così che strumenti penetrino all’interno della persona attraverso il suo strato più superficiale, la pelle, sino a raggiungerne i meccanismi più intimi.

Sottoporre il corpo a endoscopia osservandone le immagini in uno schermo significa scrutarne il lato più recondito, agganciarlo alla grande macchina, imporgli una nuova forma di umiltà, e così facendo portare a uno stadio ancora più avanzato la relazione tra uomo e macchina. Non stiamo criticando, ma solo constatando e osserviamo come Thomas Struth, con la consueta precisione e meticolosità e con la sua spiccata sensibilità estetica, realizzi grandiose immagini del mondo della ricerca contemporanea e dell’alta tecnologia.

Attraverso le sue fotografie siamo in grado di percepire tutta la complessità, la portata, la forza dei processi, ma anche di intuire il potere, la politica della conoscenza e del commercio che essi celano. Con il tempo abbiamo imparato a dare un nome alle singole parti di questi processi, ce ne appropriamo integrandoli nel nostro mondo noto, ma il nesso complessivo sfugge alla nostra comprensione e non ci resta altro che un grande stupore, a volte divertito, di fronte all’alterità straniante di questi “ingranaggi” ipertecnologici del presente e del futuro. Con riferimento alla natura e alla storia dell’umanità sono esposte in mostra, a titolo rappresentativo, le due fotografie Seestück, Donghae City e Acropolis museum, Athens.

Il lavoro, la capacità dell’uomo di operare con la massima precisione manuale e artistica, è rappresentato nel video Read This Like Seeing It for the First Time del 2003, che illustra e registra cinque lezioni di chitarra classica svolte da Frank Bungarten nell’Accademia musicale di Lucerna, focalizzando l’interazione puntuale tra insegnante e studenti, lo scambio necessario tra insegnamento e apprendimento, tra il dare e il ricevere. 

Didascalie immagini

  1. Thomas Struth
    Cappa chimica, Università di Edimburgo /
    Chemistry Fume Cabinet, The University of Edinburgh, 2010
    C-print, 120,5 x 166,0 cm
    © Thomas Struth
  2. Thomas Struth
    Spettrometro a incidenza radente /
    Grazing Incidence Spectrometer, Max Planck IPP, Garching,
    2010
    C-print, 115,1 x 144,0 cm
    © Thomas Struth
  3. Thomas Struth
    Golems Playground, Georgia Tech, Atlanta, 2013
    C-print, 235,1 x 328,0 cm
    © Thomas Struth
  4. Thomas Struth
    Modello in dimensioni reali /
    Full-scale Mock-up 2, JSC, Houston, 2017
    Inkjet print, 208,1 x 148,6 cm
    © Thomas Struth
  5. Thomas Struth
    GRACE-Follow-On, veduta dal basso /
    GRACE-Follow-On Bottom View, IABG, Ottobrunn, 2017
    Inkjet print, 139,7 x 219,4 cm
    © Thomas Struth
  6. Thomas Struth
    Albero bronchiale con struttura di supporto /
    Bronchial Tree with Support Structure, MMM, Wildau 2016
    Inkjet print, 77,9 x 114,9 cm
    © Thomas Struth
  7. Thomas Struth
    Sorghum, Danforth Plant Science Center, St Louis 2017
    Inkjet print, 159,8 x 221,6 cm
    © Thomas Struth 

In copertina un particolare di:
Thomas Struth
Cappa chimica, Università di Edimburgo /
Chemistry Fume Cabinet, The University of Edinburgh, 2010
C-print, 120,5 x 166,0 cm
© Thomas Struth