Al San Marco Art Centre – aperto al pubblico dallo scorso 9 maggio, un nuovo spazio dedicato al contemporaneo nel cuore di Venezia – prosegue fino a domenica 23 novembre, “The Quantum Effect” una mostra co-curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies che esplora i paradossi spaziali e temporali introdotti dalla teoria quantistica: universi paralleli, viaggi nel tempo, teletrasporto, “supersymmetry” e materia oscura.
In questo progetto – con opere di artisti tra i più influenti di oggi, declinate in una narrazione cinematografica che attinge sia alla scienza contemporanea che all’universo della fantascienza e della cultura pop – i due curatori hanno scelto presentare opere d’arte insieme a esperimenti scientifici, equazioni della meccanica quantistica e fantascienza, proprio per creare un vero e proprio effetto quantistico in uno spazio espositivo di mille metri quadri.

L’allestimento, ispirato concettualmente all’emblematico romanzo Locus Solus di Raymond Roussel (Parigi, 1877 – Palermo, 1933) – con otto tableaux vivants ambientati in un’architettura di vetro – e, prendendo spunto dalle realtà quantiche, la mostra segnala nuove possibilità creative in cui oggetti e ruoli possono essere contemporaneamente una cosa e il suo opposto.
Accanto a opere di Dara Birnbaum, Isa Genzken, Ilya Khrzhanovskiy, Jacqui Davies, Jeff Koons, Mark Leckey, e Marcel Duchamp/Man Ray, anche elementi creati dai curatori: collage cinematografici “entangled” (da entaglement: correlazione quantistica) con scorci misteriosi dal mondo della teoria e del calcolo quantistico, oltre a “Science Fiction”, una linea temporale alternativa che, in linea con il tema della mostra, mette in discussione la nozione di tempo lineare e la natura della realtà.
Per permettere al visitatore di vivere uno dei tanti mondi possibili, man mano che avanza nel percorso “supersimmetrico” della mostra suddivisa in sedici sale, lungo un corridoio continuo di oltre ottanta metri, The Quantum Effect ruota attorno alla stanza di specchi Oil VII (2007), opera di Isa Genzken e, da questo fulcro, si sviluppa simmetricamente con gallerie a sinistra e a destra percepite come mondi paralleli, come se l’esposizione si svolgesse simultaneamente in realtà multiple.

I Curatori, sottolineano: “così come la natura paradossale della fisica quantistica sconvolge la nostra comprensione della realtà, abbiamo creato una mostra che sfida la natura e il significato delle cose: opere d’arte, film, esperimenti scientifici, teorie quantistiche e le loro rappresentazioni simboliche. Anche i ruoli distinti di curatore, produttore e artista vengono sovvertiti: esperimenti-installazioni e interventi concepiti dai curatori vengono esposti accanto a opere di artisti acclamati. Talvolta, fatto e finzione si fondono, protagonisti chiave della fisica quantica vengono rianimati e le linee temporali tradizionali trasformate in: ‘Science Fiction’. In questo mondo straordinario, Davies assume il ruolo di artista, realizzando opere che strumentalizzano il cinema di fantascienza, la cultura popolare, i social media e molto altro, costruendo portali audiovisivi tra i mondi dell’arte, del cinema, della scienza, della filosofia e della magia”.

Tra i punti salienti della mostra si segnalano:

  • seguendo la struttura speculare della mostra, ogni opera avrà un “gemello” – un sosia quasi identico;
  • tra i lavori più significativi, due opere di Tomás Saraceno della serie, Hybrid Webs, che presentano ragnatele contenute all’interno di teche. L’artista vede la struttura del mondo come una rete intrecciata di esperienze sensoriali che si combinano e si scontrano per favorire la comunicazione tra le creature che abitano la nostra galassia;
  • To the Old World (Thank You for the Use of Your Body) (2021-22) di Mark Leckey è un’installazione filmica in cui il protagonista attraversa una membrana invisibile (una lastra di vetro) che lo trasporta da un mondo all’altro;
  • One Ball 50/50 Tank (Spalding Dr. J Silver Series) (1985) di Jeff Koons è un’opera iconica: un pallone da basket galleggia sospeso all’interno di una teca grazie all’equilibrio di densità tra tutti gli elementi contenuti in essa (per realizzare quest’opera, Koons collaborò con il fisico teorico Richard Feynman);
  • Technology/Transformation: Wonder Woman (1978–79) di Dara Birnbaum raffigura la supereroina nel momento del teletrasporto, il suo corpo che ruota trasformandosi dal personaggio quotidiano al suo alter ego sovrumano, mentre passa facilmente da una dimensione ad un’altra;
  • le opere di John McCracken evocano l’enigmatico monolite di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. L’artista le descriveva come oggetti che avrebbero potuto essere portati sulla Terra da un UFO;
  • DAU di Ilya Khrzhanovskiy, nato come un film di finzione sullo scienziato russo e premio Nobel Lev Landau, si è trasformato in un progetto unico, multidisciplinare e in continua evoluzione (la mostra include film inediti di DAU Physics, in cui veri fisici contemporanei discutono di teoria quantistica all’interno delle condizioni storiche del laboratorio sovietico di Landau);
  • una fotografia del 1923 di Man Ray “Glissiè re contenant un moulin à eau (en mé taux voisins) (“Glider Containing a Water Mill [in Neighboring Metals]”) (1913–15), che ritrae Marcel Duchamp sdraiato dietro la sua prima opera in vetro, riecheggia formalmente nelle opere cinematografiche di tutta la mostra;
  • Jacqui Davies utilizza la forma semi circolare (in riferimento al “glider” di Duchamp, ritratto da Man Ray) per inquadrare le sue installazioni cinematografiche, che impiegano filmati ritrovati di cinema di fantascienza, musica, cultura visiva e immagini di computer quantistici – viste, per così dire, attraverso la prima opera in vetro di Duchamp;
  • l’influenza di Duchamp è presente anche nell’opera Duchamp descendant l’escalier (1992) di Sturtevant, in cui l’artista appare simultaneamente in luoghi e stati diversi.

Dettagli

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio stampa Studio ESSECI di Sergio Campagnolo)

  1. Jacqui Davies, Time Forks Perpetually Towards Innumerable Futures. In One Of Them I Am Your Enemy (2025), Still da video
  2. Vista dell’installazione “The Quantum Effect” con i curatori Daniel Birnbaum & Jacqui Davies accanto all’opera di Tomás Saraceno “Hybrid semi-social musical instrument ngc 2976: built by cyrtophora citricola -three weeks (tidally locked) + cyrtophora moluccensis – four weeks (turned 180 degrees on z axis rehearsing towards iss)” (2014), SMAC San Marco Art Centre, Venezia, 2025. Foto: Enrico Fiorese
  3. Vista dell’installazione da “The Quantum Effect” con i curatori Daniel Birnbaum & Jacqui Davies davanti a Sturtevant “Duchamp descendant l’escalier” (1992), SMAC San Marco Art Centre, Venezia, 2025. Foto: Enrico Fiorese

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: SMAC San Marco Art Centre - Piazza San Marco, 105 - Venezia
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Fino al: 23 Novembre, 2025