Nato nel 1737 insieme alla Manifattura di Doccia, inteso dal marchese Carlo Ginori fondatore dell’impresa come contenitore di bellezza prodotta e da preservare, il Museo Ginori custodisce tre secoli di storia, raffinate e preziose porcellane uniche al mondo. Nel 2017 è entrato a far parte del patrimonio dello Stato sganciandosi dalle sorti dell’azienda, ancora in attività, e mettendo finalmente al riparo da speculazioni puramente finanziarie il patrimonio collettivo che questi oggetti d’Arte rappresentano.

In attesa che si concludano i restauri e la collezione possa tornare interamente esposta nella sua sede ufficiale, la Fondazione Museo Archivio Richard Ginori ha organizzato la mostra L’oro bianco di Sesto Fiorentino, in collaborazione con la manifattura e col supporto del comune, aperta fino al 16 aprile 2023 nei locali della Biblioteca pubblica, a ingresso gratuito negli orari d’apertura della stessa. È la prima iniziativa di una serie volta a restituire alla comunità queste ricchezze straordinarie, perciò i quarantacinque oggetti esposti appartengono al primo periodo di attività.

Occasione per riscoprire gli inizi di un’azienda privata che, in un periodo in cui la concorrenza produceva solo ‘porcellana di corte’ per i sovrani, si distinse da subito coltivando un gusto che reinterpretava l’Oriente, origine di quest’arte introdotta in Occidente dai gesuiti con un’attività di spionaggio industriale ante litteram. Raffinatissimo esempio esposto, la Caffettiera a doppia parete, con quella interna necessariamente compatta e decorata d’azzurro, a richiamare l’arte giapponese, e l’altra esterna costituita da una fitta rete di pruni intagliati davvero spettacolare.

Ma al di là di pregio e raffinatezza dei pezzi esposti, la mostra dà modo di scoprire e conoscere usi dimenticati come quello delle apparecchiature per la tavola da dessert; nella seconda metà del Settecento articoli decorativi accompagnavano il momento in cui il dolce veniva servito, a dimostrazione di lusso e ricchezza della casata. Tutta una serie di piccole statuine, singole oppure strutturate in gruppi scultorei utilizzati come centritavola, insieme a rinfrescatoi per bottiglie finemente dipinti, sono tra gli oggetti più interessanti che si possono ammirare.

Prima dell’invenzione della ceramica queste apparecchiature erano fatte dai pasticceri in forme commestibili, poi si giunse alla realizzazione di capolavori meno effimeri con temi pastorali e scene campestri, personaggi noti della Commedia dell’Arte e i Caramogi, figure grottesche di cui sono esposti tre esemplari, come soggetti in voga a fine Settecento. Con l’Ottocento e gli ideali romantici questa celebrazione dello sfarzo e dell’opulenza andò velocemente in disuso, così tali porcellane diventarono oggetti da collezione e la memoria dell’uso originale scivolò nell’oblio.

Preziosità e raffinatezza della porcellana le conquistarono la denominazione di ‘oro bianco’ indotta anche dal prezzo del caolino, giungeva da lontano gravato di alti costi doganali, che spinsero alla ricerca di materiali alternativi in luoghi più vicini. Carlo Ginori ottenne dal Granduca la privativa che autorizzava la produzione della porcellana in Toscana, ma anche quella relativa alla maiolica, meno prestigiosa con costi di produzione più contenuti, che consentirono così alla Manifattura di rimanere sul mercato – con la fusione nel 1896 con la milanese Richard – fino a oggi.

Nuovi impasti creati dal marchese riducevano al minimo la quantità di caolino mantenendo però la bellezza del prodotto finale. La presenza in mostra delle forme di lavorazione della Venere de’Medici realizzata in gesso e porcellana evidenzia la vocazione scultorea della Manifattura, facendo capire perizia e estrema precisione necessarie per mettere i puntelli nei punti giusti a controllare ogni movimento della materia, che nella cottura a mille e quattrocento gradi non solo si sposta, ma riduce il suo volume di percentuali importanti, calcolabili tra dodici e quattordici per cento.

Questa prima esposizione allestita nel luogo originale in cui nacque l’azienda è un segnale di vita dal Museo Ginori, il segnale che – speriamo – presto tutta la ricchezza di questo patrimonio inestimabile sarà di nuovo a disposizione della collettività e delle generazioni future.