La sacralità della terra nell’arte contemporanea, a cinque anni dal terremoto che ferì profondamente l’Italia centrale, è alla base della riflessione che dà origine alla mostra curata da Flavio Arensi, organizzata e prodotta dal Comune di Ancona e dal Museo Tattile Statale Omero, con il Fondo Mole Vanvitelliana, con la collaborazione della Soprintendenza delle Marche, il sostegno della Regione Marche e della Fondazione Cariverona attraverso il bando Valore Territori, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Terra sacra” nacque proprio nell’ottobre del 2016 quando, durante l’inaugurazione dell’esposizione Ecce Homo sulla condizione umana attraverso la scultura figurativa, si percepirono le maggiori scosse del terremoto che stavano coinvolgendo anche le Marche, una delle regioni più colpite e la città di Ancona fu tra le prime a interrogarsi sulle forme di aiuto da portare ai territori sconvolti.

Gli interventi iniziali si concentrarono proprio sul recupero dei capolavori d’arte antica danneggiati, per i quali vennero immediatamente messi a disposizione gli spazi della Mole Vanvitelliana in cui furono da subito ospitati e custoditi per essere esaminati e restaurati: un’azione tempestiva che vide fianco a fianco il Comune di Ancona, il Ministero dei Beni Culturali e il Nucleo Tutela dei Carabinieri. Da questa azione, l’idea di realizzare un progetto che facesse dialogare queste opere con quelle di alcuni dei protagonisti dell’arte contemporanea.

La Mole Vanvitelliana, struttura sanitaria e difensiva, che sorge come una spettacolare isola artificiale pentagonale, progettata nel 1732 da Luigi Vanvitelli nel porto di Anconafino a prossimo 8 maggio 2022, è il fulcro del progetto espositivo volto a sensibilizzare sul rapporto tra natura e uomo. Per esempio, entrando nello spazio del Magazzino Tabacchi, il visitatore incontra il bosco digitale di Quayola e, le immagini degli alberi, sono accostate al lacerto di una scultura classica, rivisitata in chiave tecnologica, che richiama il Gruppo del Laocoonte, associando due degli elementi significativi dell’esposizione, la natura e l’uomo, a partire dalla riflessione che il grande paesaggista francese Gilles Clément fa a proposito del Terzo Paesaggio.

Il Curatore tiene a precisare che in mostra: «non vi è alcun intento di confrontarsi con i fatti storici, con le perdite e i crolli del terremoto, con il lutto o la paura in senso stretto. È invece un’analisi (rispettosa e profonda) del crollo come metafora della crisi/ferita, di rottura delle relazioni, di quel gomitolo di concause – per dirla gaddianamente – che invita a riflettere su una cognizione del dolore data dalla distanza e dalle macerie di questo tempo. Siamo dunque partiti dalla terra che ha tremato e abbattuto le case, come i luoghi comunitari o privati, gli stessi da cui furono estratte molte opere del nostro patrimonio culturale, ancora oggi in deposito presso la Mole per il loro recupero: un recupero e una restituzione della vita.».

Flavio Arensi, prosegue: «Abbiamo perciò inteso scrutare lo sfascio di un palazzo collassato per i sussulti tellurici, quindi porci in ascolto per cercare di comprendere cosa resta sopra e sotto le macerie, cosa è perduto e/o emerso in superficie, i rinvenimenti affastellati dalle differenti abitazioni, ma anche nuclei sociali, situazioni diverse, per quanto tutte legate da un’interrelazione di rapporti, di rimandi, di suggestioni atte a raccontare un tempo di vita e forse ad aprirne uno nuovo, evitando (se possibile) il rischio che Gustave Flaubert dichiarava a George Sand: “Invece di osservare, si afferma”. Il tema dell’osservatore che riporta il visitatore al centro del dibattito avverte di un altro fondamentale aspetto, quello delle opere».

Terra sacra” indaga così, attraverso trentacinque artisti e centoventi opere, il tema come territorio relazionale con linguaggi espressivi spesso molto diversi tra loro in un percorso che si dispiega per tutti gli spazi della Mole Vanvitelliana, dalle mura alla corte, dal Magazzino Tabacchi al deposito della Soprintendenza delle Marche, mettendo in dialogo le opere degli autori contemporanei con quelle antiche del territorio e restaurate dopo il sisma.

Nel catalogo, edito da Skira, testi di Flavio Arensi, Piera Talin, Andrea Mangialardo, un approfondimento sulla Urban Exploration (Urbex) di Alessandro Tesei e il progetto Quatrani di Danilo Garcia Di Meo dedicato alla generazione post-terremoto dell’Aquila.

Dettagli

Didascalia immagini

  1. Silvia Camporesi
    Atlas Italiae,
    Installazione, 112 fotografie a colori, misure variabili
    Collezione dell’artista
  2. Roberto Pugliese
    Concerto per natura morta, 2014
    Dodici tronchi di castagno e impianto sonoro, dimensioni variabili
    Collezione dell’artista
  3. Zoran Music
    Noi non siamo gli ultimi, 1972
    Olio su tavola di legno, 40 x 29 cm
    Collezione privata, Trieste
  4. Giovanni Albanese
    Uno che fa girare le palle, 2003
    Ferro, vetro, luci, 80 x 30 x 40 cm
    Foto Claudio Abate
  5. Leonardo Cremonini
    Donne addormentate al sole 1954-1955
    Olio su tela, 96,5 x 129,5 cm
    Collezione privata
  6. Titina Maselli
    Autostrada, 1961
    Olio su tela, 123 x 100 cm
    Galleria Massimo Minini, Brescia
  7. Maurizio Cannavacciuolo
    Lazy Ceramist Violet Sunflower vs Green, 2021
    Acrilico su tela, 200 x 200 cm
    Collezione dell’artista – Foto Maria Enquist / Allucinazione

 

In copertina

un particolare di:
Pietro-Masturzo, Senza titolo Iran/Palestrina, 2009-2014

 

Sito web: https://www.lamoleancona.it/

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Mole Vanvitelliana - Banchina Giovanni da Chio, 28 - Ancona
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 08 Maggio, 2022