Ognuno sta solo sul cuore della terra / trafitto da un raggio di sole / ed è subito sera
(Salvatore Quasimodo)
Che i versi di Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo siano affiorati alla memoria visitando la mostra Olafur Eliasson: Nel tuo tempo in corso dal 22 settembre 2022 al 22 gennaio 2023 nelle sale di Palazzo Strozzi a Firenze, è forse una inconsapevole risposta a quanto lo stesso Eliasson scrive nel presentare la rassegna fiorentina: “Questa mostra rende possibile l’incontro tra opere d’arte, visitatori e lo stesso Palazzo Strozzi, uno straordinario edificio rinascimentale che ha viaggiato attraverso i secoli per accoglierci qui e ora, nel XXI secolo, nella veste non solo di contenitore d’arte ma di coproduttore di ‘Nel tuo tempo’. E non è solo Palazzo Strozzi ad aver compiuto un viaggio nel tempo, anche noi in quanto visitatori abbiamo viaggiato: ciascuna versione temporale di noi, del nostro corpo e della nostra mente, è diversa dalle altre. Alle prese con i nostri viaggi individuali, con trascorsi ed esperienze diversi, ci incontriamo nel qui e ora di questa mostra“.

A Firenze Eliasson ha portato un’installazione dei suoi esordi, Beauty, realizzata nel 1993 e presentata per la prima volta nello stesso anno in una collettiva tenutasi in un garage di Copenhagen. Quasi una sorta di talismano per l’artista, che l’ha riproposta più volte nelle sue personali, Beauty è costituita da una nebbia di acqua vaporizzata, illuminata da faretti grazie ai quali si produce un arcobaleno che appare e scompare agli occhi del visitatore, in funzione del suo movimento, della posizione, della statura e di tutte le possibili variabili individuali. Per chi ha avuto modo di visitare l’Islanda, terra natale di Eliasson, l’immediato riferimento è alla bellissima cascata di Seljalandsfoss, che precipita da una roccia a strapiombo e nasconde dietro la sua tenda d’acqua una grotta, dalla quale si può osservare lo stesso fenomeno.

Il progetto della mostra fiorentina viene da lontano, risale infatti al 2015 il primo incontro di Eliasson con Palazzo Strozzi, un’attenta e meditata esplorazione dell’edificio, dei suoi spazi e della sua storia. Nota Arturo Galansino, Direttore della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra: “Per la sua importanza storica e per i significati che incarna, Palazzo Strozzi non può essere un contenitore neutro e, grazie al lavoro dell’artista e alla partecipazione dei visitatori, esso diventa portatore di senso e co-creatore della mostra stessa. Nella serie di installazioni che costituiscono il percorso espositivo, infatti, il palazzo diventa un luogo di incontro tra l’architettura e la sua storia, le opere e le persone, lo spazio e, appunto, il tempo“.

Il tema da cui sono scaturite alcune delle opere create appositamente per Palazzo Strozzi è quello della finestra, analizzata nella sua ambiguità, come tramite fra l’interno e l’esterno, ma anche come schermo che separa uno spazio chiuso dall’universo circostante. In questo senso, le prime sale (Triple seeing survey e Tomorrow), in cui le proiezioni luminose mettono in evidenza la concreta fisicità degli antichi vetri che compongono le finestre – con le loro venature e imperfezioni – offrono uno spunto di meditazione e fanno di uno degli elementi chiave dell’architettura del palazzo (le finestre, appunto) l’interlocutore al quale il visitatore si rivolge.

La luce interseca i suoi effetti con quelli del tempo – inteso nel duplice significato dello scorrere delle ore e del mutare delle condizioni atmosferiche – così che ogni momento costituisce un unicum, in cui gli elementi-attori luce-tempo si incontrano e modulano con le presenze umane. E così, un ambiente diviso da un pannello traslucido, sul quale si proiettano le ombre dei visitatori che si trovano dal lato opposto del pannello stesso, appare una metafora del mito platonico della caverna in cui il fuoco, come il sole, è ciò che rende possibile la visione, e quindi la conoscenza.

In How do we live together? (2019) un grande arco metallico posto in diagonale occupa una sala il cui soffitto è rivestito da una superficie a specchio. In tal modo l’arco si raddoppia diventando un cerchio, metà del quale è un’immagine riflessa, in una coesistenza e interrelazione fra reale e virtuale. Analogamente, nelle proprie immagini riflesse sul soffitto, i visitatori all’interno della sala prendono coscienza delle posizioni che ciascuno di loro ha assunto in relazione agli altri nello spazio disponibile: Come viviamo insieme? è il titolo dell’installazione e lo specchio sul soffitto riporta impietosamente la misura di quanto siano ampi per ciascuno di noi i confini della propria percezione corporea.

I concetti di tempo cronologico e atmosferico si intersecano e integrano nella sala in cui si trova Your timekeeping window (La tua finestra che misura il tempo): su una parete che occulta una finestra sono collocate ventiquattro semisfere trasparenti a simulare il quadrante di un orologio – ventiquattro come le ore sul quadrante dell’orologio affrescato nel Quattrocento da Paolo Uccello sulla controfacciata del Duomo di Firenze. Ciascuna di esse diviene una sorta di oblò, nel quale la finestra dietro la parete, che appare capovolta, mostra la luce proveniente dall’esterno, seguendo l’alternanza giorno-notte e il variare delle condizioni atmosferiche.

Numerosi sono gli incontri che il visitatore affronta e sperimenta nelle dieci sale del piano nobile del Palazzo e negli spazi sotterranei della Strozzina, mentre al centro del cortile – cuore e fulcro di tutto il palazzo – è appeso Under the weather (Sotto il tempo, inteso qui in senso meteorologico): si tratta di una struttura ellittica creata appositamente per questo luogo, sulla quale un disegno in bianco e nero sembra mutare continuamente davanti agli occhi di chi si muove nel cortile, in dialogo e contraddizione con la solidità delle strutture ortogonali dell’impianto architettonico, che definiscono un concetto di spazio assoluto e immutabile.

Scrive Olafur Eliasson a conclusione del testo di presentazione della mostra: “Rendiamo percepibili gli spazi espositivi di Palazzo Strozzi grazie alla nostra presenza condivisa con altri visitatori, per quanto diverse possano essere le nostre vite. Se grazie alla mostra ‘Nel tuo tempo’ potremo trovare la consapevolezza del nostro ruolo attivo nella reinterpretazione di questo spazio come esperienza condivisa – in un incontro di visitatori, opere, edificio storico e istituzione vocata all’arte – allora mi auspico che possa costituire anche un invito a riflettere in modo analogo su altri spazi di cui facciamo parte: la famiglia, il luogo di lavoro, la comunità e la società“.