“[..] è un atto di magia nera trasformare la carne della donna in cielo”
(René Magritte)

Con grande favore degli oltre centotrentottomila visitatori, prosegue a Venezia fino al 26 settembre, l’intrigante viaggio all’insegna di magia, alchimia e occulto attraverso le opere di alcuni dei maggiori interpreti del Surrealismo. Infatti, alla Collezione Peggy Guggenheim – dove è possibile concedersi qualche ora immersi nella quiete del giardino delle sculture e tra le opere dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento – accanto ai capolavori collezionati dalla mecenate americana, la mostra “Surrealismo e magia. La modernità incantata” offre un’ampia ed esaustiva panoramica del movimento nel suo complesso.

Tutto ruota attorno a temi quali l’alchimia, la metamorfosi e l’androgino, i tarocchi, la sostanza totemica, la dimensione dell’invisibile e quella cosmica, nonché la nozione dell’artista come mago e della donna come essere magico, dea e strega messe in dialogo con opere africane e oceaniche della Collezione. Il potente significato spirituale delle culture oceaniche e della loro arte suscitarono una forte fascinazione sugli artisti surrealisti, influenzando profondamente la loro rappresentazione dei processi magici e di metamorfosi.

La mostra esamina gli innumerevoli modi in cui la magia e l’occulto ne hanno caratterizzato lo sviluppo e, da un punto di vista cronologico, spazia dalla Pittura metafisica di Giorgio de Chirico datata intorno al 1915, al dipinto di Max Ernst La vestizione della sposa, del 1940, con Gli amanti (1947) di Victor Brauner, per arrivare all’immaginario delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo.
In generale, gli artisti che aderirono al movimento, alimentano la nozione dell’artista come alchimista, mago o visionario, guardando alla magia come a una forma di discorso poetico e filosofico, legato a processi di emancipazione personale.

All’origine dell’esposizione è l’enorme patrimonio surrealista della Collezione, opere iconiche che riflettono con grande enfasi il dialogo tra gli autori stessi e la tradizione dell’occulto. Tra l’altro, molti artisti le cui opere sono incluse in mostra, vennero esposti da Peggy Guggenheim, che alla fine degli anni trenta del Secolo scorso era considerata tra le collezioniste più vivaci del Surrealismo. Fu proprio in quegli anni che ne acquisì familiarità divenendo intima amica di Max Ernst e André Breton, autore de il Manifesto del Surrealismo.

Pubblicato nell’ottobre del 1924, è considerato il fondamento della corrente letteraria e artistica che di lì a poco sarebbe diventata la principale avanguardia dell’epoca.
Segnati dagli orrori della prima e seconda guerra mondiale, i surrealisti rifiutavano la razionalità, scegliendo di perseguire strade alternative: i sogni, l’irrazionale, l’inconscio, ma anche la magia, la mitologia, l’alchimia e l’occulto.
Tematiche in grado di stimolare e liberare l’immaginazione da ogni limite, ispirando opere capaci di alleviare l’umanità in un momento di turbamento e profondo cambiamento socio-politico. Così, per gli artisti che gravitavano in tale orbita, la magia divenne il lasciapassare per una rinascita culturale e spirituale post-bellica, che permise loro di raggiungere l’obiettivo di una rivoluzione totale, non solo materiale, ma anche della mente, una trasformazione individuale che diviene il mezzo con cui cambiare il mondo.

Nelle loro opere attinsero, a piene mani, alla simbologia dell’occulto, legato a un sapere arcano e a processi di emancipazione personale, alimentano la tipica nozione dell’artista come alchimista, mago o visionario, e anche della donna come dea, strega, incantatrice. La mostra Le Surréalisme en 1947, tenutasi alla Galerie Maeght di Parigi (appunto nel 1947) fu concepita come un’iniziazione surrealista a una visione di un mondo nuovo enfaticamente magico, denotando quanto dominante fosse l’influenza di tali interessi.

Nel lungo studio su L’arte magica (1957) Breton definisce il Surrealismo come la scoperta della magia in una modernità disincantata e razionalizzata. Così facendo inserisce il movimento come ultima espressione di una lunga tradizione di “arte magica” rappresentata, ad esempio, dal pittore olandese Hieronymus Bosch, la cui fantasiosa iconografia affascina i surrealisti.

L’evento espositivo è curato da Gražina Subelytė, accompagnato da un catalogo edito da Prestel, organizzato dalla Collezione Peggy Guggenheim con il Museum Barberini di Potsdam e si sposterà nella città tedesca, dal 2 ottobre 2022 al 16 gennaio 2023 con la curatela di Daniel Zamani.
Si segnala che, all’ingresso dell’esposizione, in uno spazio speciale adibito a sala di proiezione, il pubblico può seguire il cortometraggio della regista d’avanguardia americana, di origine ucraina, Maya Deren, La culla della strega (1943), girato nel museo-galleria di Peggy Guggenheim Art of This Century, opera incompiuta che mette in evidenza l’interesse della Deren per la stregoneria e il ritualismo.
Infine, ogni mercoledì, sui canali social del museo e su YouTube, c’è la possibilità di approfondire la mostra grazie a una serie di brevi video dedicati a dieci capolavori esposti.

Dettagli

Percorso espositivo

  • Prende il via dai dipinti metafisici di de Chirico, che Breton considera il principale precursore del movimento surrealista, la cui influenza fu decisiva sulla prima fascinazione dei surrealisti per magia e occulto. Tra questi si trova Il cervello del bambino (1914), dipinto che appartenne alla collezione privata dello stesso Breton, e che lo scrittore francese descrisse come un caso di androginia e trasformazione di genere, “non era solo freudiano, ma anche magico“.
    Per molti surrealisti, l’androginia è sinonimo della cancellazione del binomio maschio-femmina e dunque sovverte le gerarchie di potere insite nelle società patriarcali. Il concetto di matrimonio alchemico, sinonimo di insieme coeso e dunque di uno stato di perfezione, domina la sala successiva della mostra, che vede riuniti dopo circa ottant’anni due capolavori: La vestizione della sposa di Ernst, appartenente al museo veneziano, e il Ritratto di Max Ernst della Carrington (1939 circa). Nel suo dipinto, Ernst raffigura la Carrington, sua compagna dal 1937 al 1940, come strega e incantatrice, mentre la Carrington ritrae Ernst come alchimista, eremita, figura sciamanica. Tale accostamento mette in evidenza il loro scambio artistico e gli interessi condivisi per la stregoneria, la magia e il simbolismo alchemico e animale. Inoltre, rivela l’influenza che la Carrington ebbe su Ernst, avendo il suo ritratto probabilmente ispirato l’opera di Ernst, realizzata successivamente, nel 1940.
  • Si prosegue con opere che raffigurano le infinite analogie tra uomo e natura, il micro e il macrocosmo, come Il giorno e la notte di Ernst (1941-42).
    Un’intera sala è poi dedicata ai lavori di Kurt Seligmann, artista e studioso di occultismo di origine svizzera, autore del libro The Mirror of Magic (1948), divenuto un classico dell’occulto, ampiamente letto dai surrealisti, tra cui la stessa Carrington.
    Segue un affondo sulla nozione di donna come essere magico e sul tema della sovrapposizione tra vita animale, vegetale e umana, con opere come La donna gatto (1951) della Carrington, La fine del mondo (1949) di Leonor Fini, La magia nera (1945) di René Magritte, Il gioco magico dei fiori (1941) di Dorothea Tanning,
    L’interesse proto-femminista per alchimia, stregoneria e androginia è poi centrale in opere come I piaceri di Dagoberto (1945), della Carrington, il Ritratto della Principessa Francesca Ruspoli (1944) della Fini, Nutrimento celeste (1958) di Remedios Varo.
  • La mostra si chiude infine con i temi delle forze cosmiche e della dimensione dell’invisibile, incarnati dalle tele di Salvador Dalí, Óscar Domínguez, Roberto Matta, Wolfgang Paalen, Kay Sage e Yves Tanguy, in un dialogo serrato che anima l’ultima sala.

Didascalie immagini

  1. uno scatto all’interno della mostra
    “Surrealismo e magia. La modernità incantata”
    dove sono visibili
    – a sinistra Giorgio de Chirico, Il cervello del bambino (Le Cerveau de l’enfant), 1914
    – a destra Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940
    © Collezione Peggy Guggenheim. Foto Matteo De Fina
  2. ulteriore scatto all’interno della mostra
    “Surrealismo e magia. La modernità incantata”
    dove sono visibili
    – a sinistra Kurt Seligmann, Bafometto, 1948
    – a destra Kurt Seligmann, Iside,1944
    © Collezione Peggy Guggenheim. Foto Matteo De Fina
  3. tre giovanissimi visitatori della mostra
    “Surrealismo e magia. La modernità incantata”
    intenti a osservare Leonora Carrington, La cucina aromatica di nonna Moorhead, 1975
    © Collezione Peggy Guggenheim. Foto Fei Xu
  4. Dorothea Tanning, Il gioco magico dei fiori, 1941
    olio su tela, 91.5 x 43.5 cm. Collezione privata, South Dakota
    © The Estate of Dorothea Tanning
  5. Paul Delvaux , The Call of the Night, 1938,
    oil on canvas, 110 x 145 cm. National Galleries of Scotland. Purchased with the support of the Heritage Lottery Fund and the Art Fund 1995
    © Paul Delvaux Foundation
  6. ancora uno scatto all’interno della mostra
    “Surrealismo e magia. La modernità incantata”
    dove sono visibili
    – a sinistra André Masson, Ofelia, 1937
    – a destra René Magritte, La magia nera (La magie noire), 1945,
    © Collezione Peggy Guggenheim. Foto Matteo De Fina
  7. un altro scatto all’interno della mostra
    “Surrealismo e magia. La modernità incantata”
    dove sono visibili
    – a sinistra Remedios Varo, Nutrimento celeste, 1958,
    – al centro Remedios Varo, I tre destini, 1956
    – a destra Remedios Varo, L’orologiaio (Rivelazione), 1955
    © Collezione Peggy Guggenheim. Foto Matteo De Fina

In copertina un particolare di:
Max Ernst, L’Europa dopo la pioggia II, 1940-42,
olio su tela, 54.8 × 147.8 cm. Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund. Inv. 1942.281
© Max Ernst,

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Collezione Peggy Guggenheim - Dorsoduro, 701-704 - Venezia
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Fino al: 26 Settembre, 2022