Al Museo d’Arte Orientale di Torino si è appena aperta “Sulle sponde del Tigri – Suggestioni dalle collezioni archeologiche del MAO: Seleucia e Coche” a cura di Vito Messina, Alessandra Cellerino, Enrico Foietta con la collaborazione di Claudia Ramasso che hanno selezionato una quarantina di piccoli reperti quali ceramiche, terrecotte, vetri e oggetti d’uso comune rinvenuti nelle due città, mettendo in dialogo la produzione di età ellenistico-partica, proveniente dal sito di Seleucia, con quella sasanide di Coche.
In Europa non esistono collezioni di reperti archeologici provenienti da tali località a eccezione di quella conservata nel capoluogo piemontese. Infatti, solo il Kelsey Museum di Ann Arbor (Michigan) e l’Iraq Museum di Baghdad vantano collezioni analoghe.

Ctesifonte, la mitica capitaledei Parti fondata sulla sponda del fiume opposta a Seleucia e ripetutamentecitata in fonti romane, non è stata ancora individuata con certezza sulterreno. Nei secoli che precedettero l’avvento dell’Islam, essa era entrata afar parte di un unico enorme agglomerato urbano, che includeva anche una cittàfortificata di pianta sub-circolare costruita nelle immediate vicinanze (spessoerroneamente confusa dagli archeologi degli inizi del Novecento proprio con lastessa Ctesifonte). Scavi condotti tra il 1964 e il 1975 dal CentroRicerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asiapermisero invece d’identificare la città sub-circolare con Coche (VehArdashir), una fondazione di Ardashir I (224–241 d.C.), il primo grande sovranodei Sasanidi. Le ricerche, che ripresero indagini condotte nell’area damissioni della Deutsche Orient Gesellschaft della Islamische Kunstabteilung diBerlino (1928-29) e del Metropolitan Museum di New York (1931-32),interessarono una limitata estensione dell’abitato, ma il quartiere riportatoalla luce offre un quadro vivace della vita della città.

Coche, che occupava un’area di circa 700 ettari, ha infatti restituito una grande quantità di materiali, eccezionalmente ben datati, in sequenze che costituiscono riferimenti fondamentali per tutta la regione. Le fasi d’occupazione coprono un periodo di circa due secoli, dalla seconda metà del III alla seconda metà del V secolo d.C., ma al di sotto delle strutture sasanidi è stata accertata la presenza di un’ampia necropoli di periodo partico. I quartieri sasanidi presentano un’organizzazione irregolare, in cui solo le strade principali hanno andamento rettilineo e si intersecano quasi ortogonalmente. L’impianto sub-circolare sembra anticipare una tipologia che divenne caratteristica dell’età sasanide e poi islamica: la città rotonda (la stessa Baghdad aveva un impianto di questo tipo alla sua fondazione). Sulle vie maggiori si aprivano spazi aperti a carattere commerciale, mentre alle spalle si sviluppava un fitto reticolo di case e botteghe. Alcune case rivelano una progettazione curata, incentrata sulla presenza dell’iwān, uno spazio che su scala monumentale divenne caratteristico anche dell’architettura islamica. I materiali archeologici forniscono un quadro di fondamentale importanza per comprendere la transizione tra l’età partica e quella islamica. La ceramica mostra forme poco elaborate, in un processo di semplificazione morfologica che rivela analogie con la produzione della vicina Seleucia. Si assiste tuttavia anche alla comparsa di forme originali, le quali testimoniano il gusto di una nuova committenza. Particolarmente significativi sono i vetri, che coprono un arco cronologico che va dalle fasi più antiche dell’insediamento fino al V secolo d.C., con produzioni d’importazione o imitazione.

Nei lunghi secoli intercorsi tra l’impresa di Alessandro Magno e l’avvento dell’Islam, gli orizzonti del mondo conosciuto si dilatarono come mai prima d’allora. In quel mondo nacquero le città così come le concepiamo oggi, luoghi d’interrelazioni all’interno di una rete connettiva capillare che univa il Mediterraneo alla Cina.
Le diverse culture che entrarono in contatto a seguito dell’impresa di Alessandro interagirono per secoli e trovarono espressione nell’arte, nell’architettura e nella cultura materiale di capitali come Seleucia. Fondata da uno dei successori di Alessandro, Seleuco I, nell’ultimo decennio del IV secolo a.C., Seleucia fu progettata seguendo un impianto regolare, caratteristico dell’urbanistica greca, con evidenti richiami, nell’assetto monumentale di alcuni edifici, anche alla tradizione mesopotamica. Identificata come “Al-Sharruti” (la dimora dei re) in fonti accadiche, e definita come una “nuova Babilonia” in quelle greche, fu una delle più grandi città mai costruite. Le sue eccezionali dimensioni dimostrano che essa fu concepita come centro egemone non solo della regione in cui fu fondata: i resti del sito sono ancora visibili in superficie per oltre 600 ettari, su un’estensione paragonabile a quella di Alessandria d’Egitto e di Roma; un’estensione che permette di definire Seleucia come uno dei centri del mondo antico più grandi di cui si abbia conoscenza.

Le grandi opere d’arte prodotte in città sono quasi del tutto sconosciute. Tuttavia, ritrovamenti d’altro genere, che dobbiamo a ricerche condotte dall’Università del Michigan (1927-1936) e dal Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia (a partire dal 1963), permettono di verificare quanto le interrelazioni tra diverse culture abbiano interessato la società a vari livelli, dal punto di vista ideologico e simbolico. Queste interrelazioni prevedevano un rapporto di reciprocità tra la tradizione greca e quella locale, come appare evidente nell’architettura, nella produzione artigianale e in quella artistica.
Un nuovo linguaggio visivo, che originava dall’arte ellenistica, venne prodotto nelle botteghe cittadine, divenendo una sorta di lingua franca: questo linguaggio era rivoluzionario per la sua potenza narrativa, non solo nella descrizione anatomica delle forme umane, ma anche nell’idea senza precedenti di rendere percepibile la relazione esistente tra la figura umana e lo spazio in cui essa si muove. A Seleucia, arte e architettura parteciparono a tendenze globali: prototipi universalmente noti, come il famoso “Eracle Farnese” di Lisippo, furono riprodotti nelle botteghe cittadine. Oggetti importati da aree molto distanti viaggiarono, così come le persone che li avevano originariamente creati, insieme alle merci e alle idee.
Novità e tradizione coesistettero, a volte con soluzioni ibride che appaiono come scelte deliberate, sia delle  élite di governo sia delle diverse componenti della popolazione: così, l’impianto urbano del più importante spazio pubblico cittadino, l’agorà nord, fu caratterizzato dalla presenza di edifici di tipo greco e babilonese, mentre la produzione artigianale, ad esempio quella di vasellame e figurine in terracotta, fu caratterizzata dalla presenza di tipi innovativi, evidentemente ispirati dall’arte greco-ellenistica, tanto quanto di modelli che perpetuavano la millenaria tradizione locale.


Una mostra immaginata nell’ambito del progetto Collezioni (in)visibili, del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino finanziato dalla Fondazione CRT, una delle rare occasioni offerte al grande pubblico di confrontarsi con la storia di quelle grandi e poco conosciute città.

In uno dei punti più nevralgici di questa rete globale – la Mesopotamia centrale – furono qyundi fondate capitali d’importanza e dimensioni ineguagliate, in un processo che culminò con la fondazione di Baghdad.

Durante il periodo di apertura dell’esposizione sono previste conferenze e attività dedicate a scuole e famiglie mirate ad avvicinare bambini e ragazzi al lavoro dell’archeologo e alla lavorazione dell’argilla.

Didascalie immagini

  1. Versatoio di kernos(vaso a fontana)a forma di pesce Seleucia, età seleuco-partica, ca. II secolo d.C. Ceramica, doppiamatrice 
    I vasi a fontana potevano essere impiegati in particolari cerimonie durante le quali si effettuavano offerte di liquidi (acqua, latte, vino)
  2. Figura femminile nuda distesa su un fianco, rinvenuta in un corredo funerario Seleucia, età seleuco-partica, II secolo a.C. – II secolo d.C. Terracotta, doppiamatrice
    Le figure femminili distese sono relativamente diffuse a Seleucia e sembrano riprodurre modelli di origine occidentale, sebbene la variante nuda si ispiri per questa sua caratteristica anche alla tradizione mesopotamica
  3. Sacerdote Seleucia, età seleuco-partica, II secolo a.C. – II secolo d.C. Terracotta, matrice singola
    Figure di sacerdote con una lunga tunica e alto copricapo sono particolarmente riferibili al culto di divinità locali o iraniche
  4. Piccola brocca a un manico con collo e orlo dipinti con bitume Ceramica, fattura al tornio e a mano
  5. Vasetto a cestino (probabilmente un incensiere)  Ceramica invetriata, fattura al tornio e a mano
  6. Afrodite nuda stante Seleucia, età seleuco-partica, II secolo a.C. – II secolod.C. Terracotta, doppia matrice
  7. Brocca in miniatura per unguenti o oli profumati Seleucia, età seleuco-partica, II secolo d.C. Ceramica, fattura al tornio

In copertina
Versatoio di kernos(vaso a fontana)a forma di pesce Seleucia, età seleuco-partica, ca.
(particolare)

 

Orari museo
da martedì a venerdì 10-18
sabato e domenica 11-19
lunedì chiuso

Dove e quando

Evento: MAO Museo d’Arte Orientale – Via San Domenico, 11 – Torino
  • Fino al: – 12 January, 2020