E’ stata finalmente riaperta al pubblico lo scorso martedì 27 aprile Storie della Passione. Gli affreschi del Monastero di Santa Chiara a Milano, l’esposizione allestita nel capoluogo lombardo presso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini che presenta per la prima volta un rarissimo ciclo di affreschi del XV secolo, proprietà della Collezione Intesa Sanpaolo, raccolta UBI Banca, dedicati al tema pasquale.

Sotto la curatela di Alessia Devitini, conservatrice del Museo Diocesano, e Laura Gnaccolini, funzionaria della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano, numerose sono le finalità della mostra in corso.
Innanzitutto, il ciclo di affreschi è presentato per la prima volta, e permette così di conoscere al grande pubblico e valorizzare il patrimonio della Diocesi, oltre ad offrire spunti di riflessione sul tema quaresimale.
Grazie a questa occasione, gli affreschi sono stati sottoposti ad una leggera pulitura e ad un intervento di consolidamento per poterli leggere al meglio.

Oltre agli undici affreschi staccati, gli unici superstiti di un ciclo più ampio, sono esposte ulteriori testimonianze storico artistiche provenienti dallo stesso complesso: insieme ad altri due affreschi, raffiguranti il primo Santa Chiara con le Vergini, che ornava originariamente la porta dell’atrio di ingresso del monastero, e il secondo la Madonna col Bambino e Angeli, strappata da un luogo ancora imprecisato dello stesso complesso, troviamo tre rilievi in pietra, un tempo chiavi di volta della chiesa claustrale del monastero di Santa Chiara, visibili nella sala ipogea del Museo Diocesano a completamento del percorso espositivo, raffiguranti San Francesco, Santa Chiara e Cristo in Pietà, che si trovavano in deposito anch’esse presso la Collezione Intesa Sanpaolo, raccolta UBI Banca.

Visitabile fino al 4 luglio, la mostra inoltre avanza una proposta di ricostruzione originaria del ciclo di affreschi, distinguendola da esempi ad essa coevi. Si tratta di una prima fase di lavoro, in quanto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città di Milano, ulteriori studi stanno approfondendo la conoscenza di queste lontane e preziose testimonianze.

Proviamo ad immergerci nella storia. Ci troviamo in Lombardia negli anni Sessanta del Quattrocento. E’ a partire da questo momento che le chiese francescane Osservanti, finora sobrie e spoglie in adesione al principio di povertà, si arricchiscono di cicli pittorici dedicati al tema della Passione.

La realizzazione dei nostri affreschi si deve con tutta probabilità alla figura di Michele Carcano, personalità di primo piano degli Osservanti, legato al Convento di Santa Chiara e Vicario provinciale dell’Ordine nel 1475. Sarebbe stato il beato Carcano a stimolare la realizzazione del ciclo nel 1476, data che si trova immortalata in due affreschi, secondo un documento del 1640. A causa della schiettezza della sua predica, il Duca di Milano allontanò Carcano in due occasioni, e proprio nel 1476 fu autorizzato a rientrare nel Ducato.

In quanto alla collocazione, le scene della Passione si trovavano in genere nella parte alta del tramezzo (una sorta di muro divisorio, la struttura verticale che suddivideva lo spazio interno del luogo di culto fra il lato dedicato ai fedeli e quello destinato ai religiosi), in modo che il parroco potesse indicare i vari episodi durante la sua predica a istruzione del popolo.
Tuttavia gli studi condotti hanno dimostrato che nel caso di Santa Chiara gli affreschi, che sappiamo essere stati strappati nel 1881, non potevano trovarsi in origine sul lato esterno del tramezzo verso il popolo. L’impianto originario dell’edificio aveva infatti subito modifiche e adattamenti nel corso del Quattrocento, già pochi anni dopo essere stato eretto, per cui la chiesa di Santa Chiara fu costruita con un conseguente impianto ad “L”: la parte claustrale, lunga e stretta, risultava in tre campate con volte in cotto sostenute da archi ogivali di quindici braccia milanesi di altezza, corrispondenti a circa nove metri, mentre la seconda parte, destinata ai fedeli, consisteva in un ambiente rettangolare ad aula unica, coperto da una volta a crociera alta diciotto braccia (circa undici metri).
Dalla ricostruzione del ciclo di affreschi si è stabilità una lunghezza totale dell’insieme che poteva superare di poco i nove metri, pertanto il ciclo non poteva trovarsi nella parte esterna del tramezzo, che occupava uno spazio troppo ampio rispetto alle dimensioni delle scene.

Sono state pertanto avanzate due ipotesi. La prima prevede che il ciclo decorasse la parete Est della chiesa, esterna, ovvero quella di fondo, che misura 9,45 metri. Tuttavia questa parete, che stando alle fonti terminava con un arco a sesto acuto, avrebbe avuto una curvatura che però non coincideva perfettamente con l’andamento a sesto acuto suggerito dagli affreschi superstiti.

La seconda e pertanto più plausibile ricostruzione, seppur non in linea con altri esempi noti di chiese coeve, collocherebbe gli affreschi sul lato interno del tramezzo, che i documenti a noi pervenuti ricordano a sesto acuto, visibile solo alle monache. Ipotesi che potrebbe spiegarsi anche per il fatto che si trattava di una chiesa che osservava il principio di clausura, a differenza degli altri esempi dell’epoca che conosciamo (nelle chiese maschili dell’ordine a noi note gli affreschi si trovavano invece sul lato esterno del tramezzo).
Tale proposta sarebbe confermata anche da due articoli comparsi nel 1881 su La Perseveranza, in cui si cita lo strappo degli affreschi proprio dalla “antica chiesa claustrale” o ancora “della chiesa dell’antico monastero di S. Chiara inchiusa nel suo edificio”.

Grazie ai tramezzi affrescati che sono giunti fino ai nostri giorni, sappiamo che le scene erano organizzate in vignette poste su più registri, partendo dall’alto verso il basso, dall’Annunciazione all’Ascensione, con al centro la Crocifissione. E’ il caso anche del nostro ciclo pittorico, le cui scene erano separate tra loro da una semplice cornetta bianca, ancora parzialmente leggibile in alcune scene, come l’Incoronazione di spine, ed è così che è stato possibile ricostruire la disposizione delle scene sulla parete.

Dal punto di vista stilistico, alla realizzazione del ciclo pittorico contribuirono nello stesso momento molti maestri con le rispettive botteghe, come accadeva anche per altri cicli coevi. Il linguaggio degli affreschi è ancora fortemente debitore della lezione tardogotica di Michelino da Besozzo che caratterizza le prime scene. Le figure esili elegantemente abbigliate, i volti resi con linee leggere e tratti sottili, sono eseguiti da mani diverse guidate da un capobottega che realizzava i disegni preparatori, la cui mano va individuata nell’autore dell’Ingresso a Gerusalemme.
Negli affreschi successivi, forse sullo stimolo di esempi nordici, le figure subiscono una progressiva semplificazione e ad una maggiore caratterizzazione fisionomica dei volti.

Autori più aggiornati sulle novità rinascimentali, influenzati dal gusto pittorico che guardava a Ferrara, come nel caso dell’affresco con Santa Chiara e le Vergini, si affiancano nelle scene pittoriche a mani più popolaresche o tardogotiche, dove l’impaginato è semplice e le architetture sono costruite come scatole prospettiche, il che lascia pensare che il prototipo fosse un codice miniato come il manoscritto di Le Devote Meditatione dello pseudo-Bonaventura, le cui illustrazioni sono ricche di particolari narrativi che potrebbero over offerto spunti preziosi per gli artisti coinvolti nell’impresa pittorica.

Il complesso di Santa Chiara cambiò destinazione a seguito della soppressione. Metà del monastero fu acquistato nel 1783 dal Monte di Pietà, un’istituzione benefica francescana che elargiva prestiti a basso tasso d’interesse, al fine di aiutare gli indigenti, e in questa occasione gli ambienti furono restaurati da Giuseppe Piermarini. Questo intervento viene solo ad una parte del monastero, mentre la chiesa doppia (claustrale) venne destinata a guardaroba.

La mostra è accompagnata da pannelli didattici dedicati alle opere incentrate sul tema della Passione di Cristo, che spaziano attraverso i secoli dall’arte medievale a quella contemporanea, a partire dalla trecentesca Crocifissione di Annovero da Imbonate al leonardesco Cristo Portacroce del Giampietrino, dalla seicentesca Pietà di Giulio Cesare Procaccini, alla Crocefissione di Hayez e alla Salita al Calvario di Gaetano Previati, fino ad arrivare alla Via Crucis di Lucio Fontana.

Ad affiancare l’esposizione sono state organizzate numerose attività didattiche, visite guidate e approfondimenti per adulti e bambini, iniziative tutte pensate sia da vivere in presenza che online e sui canali social dedicati.

Dettagli

Dettagli

In copertina:

Anonimo lombardo del XV secolo
Ingresso a Gerusalemme (particolare)
affresco strappato riportato su tela
© UBI BANCA, ph. Antonio Mazza, Lodi

  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Ingresso a Gerusalemme
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Commiato di Gesù dalla Madre
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Bottega milanese, settimo decennio del XV secolo
    Cristo in pietà
    San Francesco Pietra d'Angera scolpita
    Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini
    deposito dalla Collezione Intesa Sanpaolo, raccolta UBI Banca
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Ultima Cena
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Gesù davanti a Caifa
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Flagellazione
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Ecce Homo
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Compianto su Cristo morto
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Resurrezione
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
  • Anonimo lombardo del XV secolo
    Ascensione
    affresco strappato riportato su tela
    © UBI Banca, ph. Antonio Mazza, Lodi
     

Orari:
da martedì a venerdì, dalle 10 alle 18
La biglietteria chiude alle ore 17.30

Sito web: https://www.clp1968.it/mostra/storie-della-passione-gli-affreschi-del-monastero-di-santa-chiara-a-milano-dalla-collezione-intesa

Dove e quando

Evento: Storie della Passione. Gli affreschi del Monastero di Santa Chiara a Milano

Indirizzo:
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Fino al: 04 Luglio, 2021