Indaga le contraddizioni della contemporaneità e il rapporto tra uomo e natura e a firmarla – per la prima volta nella storia del Padiglione Italia – è un solo artista: Gian Maria Tosatti con la sua Storia della Notte e Destino delle Comete.
Classe 1980, artista visivo italiano, formatosi nel campo performativo, inizia nel 2005 a Roma un percorso al confine tra architettura e arti visive, realizzando installazioni ambientali site-specific che diventeranno il segno distintivo della sua opera e -fino al 27 novembre – è il protagonista assoluto della “più alta tribuna culturale del mondo”, come egli stesso la definisce: la Biennale di Venezia.

A cura di Eugenio Viola, Storia della Notte e Destino delle Comete, è una grande installazione ambientale pensata appositamente per i duemila metri quadrati delle Tese delle Vergini: ne occupa l’intera superficie e invita ad una riflessione sulla visione dello stato attuale dell’umanità, delle sue prospettive future e non solo.
Una contemporaneità, quella di Tosatti, in grado di restituire la lettura coraggiosa del presente, un insieme di linguaggi diversi, dai riferimenti letterari alle arti visive, dal teatro alla musica e alla performance.
“Un mistico contemporaneo” lo definisce il curatore e si riferisce forse all’arte che si mescola con l’architettura e all’influenza del teatro. Teatro si, che per questa Biennale viene scandito in due atti (come si intuisce dal titolo stesso) quello della Notte e quello delle Comete: le luci e le ombre di quello che veniva definito “miracolo industriale italiano” – in termini forse troppo entusiastici – quindi il racconto simbolico dell’ascesa e del declino del sogno italiano.

“L’atto iniziale restituisce corpi di fabbrica silenti. La presenza umana è bandita. Nel primo ambiente, si affastellano macchine inesorabilmente condannate all’obsolescenza tecnologica. Nel secondo, grandi aspiratori, che non sono più collegati a nulla, pendono dal soffitto, arresi, come le vite dei molti disoccupati vittime della legge implacabile del profitto industriale. Addirittura, da questo capannone, si accede a un appartamento, ricavato da una sua porzione, di quelli che erano occupati dal custode della fabbrica o dal suo proprietario, se la scala di produzione investiva una dimensione familiare”. Le parole del curatore definiscono in questi termini il primo atto. Strutture e scultura, involuzione del mondo, del progresso che ha consegnato un rapporto malato tra uomo e natura: questi ultimi i due protagonisti che – mai come oggi – devono trovare velocemente un equilibrio necessario.
Il secondo atto è diverso. Da lontano si percepisce il segno di una pace possibile: uno sciame di centinaia di lucciole che vola su un mondo in cui la Natura ha ripreso il suo dominio e ripristinato la sua crudele legge di suprema bellezza e armonia.
Una gigantesca installazione che racconta il momento cupo della civiltà e quindi la Notte ma anche la via d’uscita che l’arte deve trovare, come dovere etico.
“Il Destino delle Comete – come dice il curatore Eugenio Viola per descrivere il secondo atto – si interroga sul futuro degli uomini e chiama direttamente in causa noi, spettatori di questa grande opera, ormai innegabilmente posti di fronte a uno spostamento di valori, ridimensionati nella nostra misura, a risentirci parte della natura, a rinnamorarci delle sue leggi, scoraggiati dal volerle ancora dominare.”

Tosatti ha forse immaginato l’opera come uno specchio, un riflesso reale degli ambienti lavorativi e domestici in un mondo nostro e quotidiano nel quale finalmente renderci contro delle mancanze, delle incongruenze e di quello che mentre viviamo non riusciamo a guardare. L’equilibrio tra uomo e natura, tra sviluppo sostenibile e territorio, tra etica e profitto, visto in chiave estetica. Punti di crisi sotto i riflettori allo scopo di generare riflessioni concrete sul possibile destino della civiltà umana.

In uno schermo “pluridimensionale” si può trovare tutta la capacità di Gian Maria Tosatti di affrontare temi profondi e significativi, come la decadenza della società italiana – con un sentimento e una modalità forse non comuni – e quindi il coraggio di fronteggiare tematiche oggi sempre più scottanti quali quelle sociali.

Il progetto tocca tutti i temi esplicitati dai diciassette obiettivi siglati dalle Nazioni Unite, legati alla salute e all’istruzione delle future generazioni, alla tutela della Natura, allo sviluppo sostenibile rispetto al territorio e al ripensamento di modelli etici di produzione, consumo e profitto.
L’opera è la visione di un archeologo del futuro, che ricompone i frammenti del passato per poi riposizionarli accanto ai cocci di un presente non brillante, con lo scopo di immaginare un nuovo orizzonte dove non è più possibile non sapere e non essere a conoscenza. Speriamo.