Era la sera del 3 marzo 1819, e il teatro Sociale di Rovigo celebrava la sua solenne inaugurazione con la messa in scena de L’ombra di Fetonte, opera lirica su libretto dell’abate Antonio Sonda, con musica del “signor Santo Campioni”, commissionata quale “Omaggio della riconoscenza rodigina cantato per musica, da rappresentarsi nella faustissima circostanza in cui la Sacra Cesarea Maestà Francesco Primo, Imperatore d’Austria… onora coll’Augusta presenza Sua la Città Regia di Rovigo”. A fare da sfondo alla vicenda di Fetonte era una scenografia ambientata nella vicina Occhiobello, sulla riva del Po. Assente l’imperatore per un’improvvisa indisposizione, in teatro lo rappresentò l’imperatrice, che si dichiarò entusiasta della serata e dell’edificio.

L’apertura di un nuovo teatro nel capoluogo segnava una tappa fondamentale in quel fenomeno che caratterizzò il periodo fra i primi decenni dell’Ottocento e gli inizi del secolo seguente, quando nel rodigino i teatri si diffusero fino nei centri più periferici: da Adria a Badia Polesine, da Castelmassa a Lendinara sono documentati almeno una cinquantina di teatri, attivi anche in paesini di poche anime persi nel Delta del Po, come Loreo. Un fenomeno che per capillarità di presenze, in un territorio marginale e complesso com’era quello del Polesine, è davvero unico.

In Italia, la diffusione dei teatri d’opera si accompagnò alla nascita del melodramma, che abbandonava gli argomenti mitologici e arcadici del Neoclassicismo – come nel caso de L’ombra di Fetonte – trattati con compassata retorica, caratteristici dell’opera lirica in epoca napoleonica; sotto l’influenza dell’imperante Romanticismo, “l’affermazione dell’individualismo si traduce in un’intensificazione dei sentimenti […] Tutto ciò che nel Romanticismo è ribellione all’onnipotenza della ragione ed esaltazione del cuore, del sentimento, è bene accetto alla musica italiana del secolo XIX“, scriveva Massimo Mila, insigne storico della musica. Così, le vicende di amori appassionati, contrastati e invariabilmente infelici, attiravano un pubblico partecipe, entusiasta e sempre più numeroso, facendo sì che anche le piccole comunità avvertissero l’esigenza di un proprio teatro.

Teatri nati, quasi tutti, dalla volontà di gruppi di privati cittadini che si tassavano per costruirli e poi per sostenerne l’attività, soprattutto musicale, facendo a gara per ingaggiare le migliori compagnie e i cantanti più famosi o per mettere in scena proprie “produzioni”. Creati da società di persone fondate a questo scopo, molti presero il nome di Teatri Sociali e segnarono un’epoca con la loro diffusa presenza, ma in gran parte non riuscirono a superare la crisi che il Polesine visse nel corso del Novecento: molti caddero in disuso e vennero adibiti a depositi o magazzini, alcuni furono abbattuti oppure, trasformati in cinema, sopravvissero faticosamente per qualche anno.

Oggi di questo straordinario patrimonio restano sette teatri storici, sei dei quali sono tuttora in attività: oltre al Sociale di Rovigo, il Comunale e il Ferrini ad Adria, e quelli di Badia Polesine, Loreo e Lendinara, mentre è in corso il restauro del teatro liberty di Castelmassa. Un vero gioiello è il teatro di Badia Polesine, conosciuto come “la piccola Fenice” o la “scatola d’oro” per le raffinate decorazioni e i dipinti del suo interno. Aperto nel 1813, dopo travagliate vicissitudini che lo portarono a cessare l’attività ai primi del Novecento e poi a rischiare la demolizione durante la seconda guerra mondiale, è stato restaurato completamente in anni recenti, riuscendo a recuperare anche le macchine di scena originarie.

Appena le condizioni lo permetteranno, aprirà la mostra Quando Gigli, la Callas e Pavarotti… I Teatri Storici del Polesine, in programma presso il Palazzo Roncale di Rovigo fino al 4 luglio 2021, che ripercorre la storia non solo degli edifici teatrali, ma anche dei grandi interpreti, soprattutto cantanti lirici, che videro qui gli inizi della loro carriera. Tra i tanti debutti sul palcoscenico del Sociale di Rovigo, quello di Beniamino Gigli che, fresco vincitore di un concorso di canto a Parma, nel 1914 si cimentò qui ne La Gioconda di Ponchielli; nel ’44 a debuttare a Rovigo fu Renata Tebaldi nel Mefistofele di Arrigo Boito, mentre Maria Callas, giunta in Italia da appena un anno, interpretò nel 1948 in questa sala il ruolo di Aida, con un successo strepitoso che le aprì la via dei grandi teatri; nel 1962, in una delle prime tappe della sua lunga e sfolgorante carriera, Luciano Pavarotti vestì i panni del Duca di Mantova nel Rigoletto, mandando in delirio il pubblico con la celebre “La donna è mobile“.

La mostra presenta la vita dei sette teatri attraverso documenti originali (affiches, libretti d’opera spesso autografati dai compositori, foto dedicate dai grandi interpreti, filmati, scenografie, costumi…), descrivendone l’architettura con le immagini di un grande fotografo – Giovanni Hänninen – e le installazioni di realtà aumentata realizzate dal videomaker Alberto Amoretti, che permettono ai visitatori di rivivere l’emozione suscitata dagli eventi musicali ospitati nel passato da queste sale.

Insostituibile, comunque, la visita ai teatri fatta di persona: attraversare il foyer splendente di luci, scostare le pesanti cortine che lo separano dalla sala affrontando quell’attimo di oscurità che ha il sapore di un passaggio iniziatico, ed entrare nel mondo magico e ovattato del teatro, dove le leggi sono quelle di un gioco incantato che si rinnova ogni volta, quando si abbassano le luci in sala e lo spettacolo ha inizio.
Dettagli
Didascalie immagini
- Rovigo: Teatro Sociale. Attivo come Teatro della Società (1819-1902) e poi rinato dopo un devastante incendio come Teatro Sociale (1904 ad oggi)
foto Giovanni Hänninen - Rovigo: Il soffitto del Teatro Sociale
foto Giovanni Hänninen - Lendinara: Teatro Ballarin (1814 ad oggi)
foto Giovanni Hänninen - Loreo: Il teatro Zago. Costruito nel 1891, la facciata fu rifatta in stile Liberty nel 1919
(fonte) - Badia Polesine: Teatro Dente, poi Sociale, ora Balzan (1814 ad oggi)
foto Giovanni Hänninen - Un giovane Luciano Pavarotti al tempo della sua esibizione a Rovigo
- Adria: Teatro del Littorio, poi Teatro del Popolo, oggi Teatro Comunale (1935 ad oggi)
foto Giovanni Hänninen
in prima pagina:
Rovigo: Teatro Sociale
foto Giovanni Hänninen
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