Nel 2012 la Galleria Comunale di Cagliari acquistò il gruppo scultoreo i “Dormienti” di Mimmo Paladino per le vasche dei giardini pubblici prospicienti l’ingresso del Museo, un’opera di grande forza emotiva che va ben oltre le figure umane accoccolate in posizione fetale.
Il capoluogo sardo rende ora un omaggio alla poetica immaginifica dell’artista e al suo rapporto incantato e sempre nuovo con l’arte grafica ripercorrendone l’avventura a partire dalla metà degli anno Novanta con la mostra ‘Segno e Memoria nelle incisioni di Paladino’ in corso fino 12 marzo 2016 allestita al Palazzo di città – Musei Civici, promossa dal Comune di Cagliari e da Casa Falconieri, con il sostegno della Regione Sardegna e della Fondazione Banco di Sardegna .
Attraverso la selezione un’ottantina di opere prestate da Editalia (storica casa editrice romana, dal 1991 parte del Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e da Colophon Arte) con due inediti per l’Italia, che mettono in luce quanto sia congeniale all’artista questo mezzo espressivo per una «completa e approfondita manifestazione del suo particolare e segretomondo immaginativo» come sottolinea Enzo Di Martino, profondo conoscitore dell’arte di Paladino e autore del catalogo della mostra.
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Appare nettissimo come Paladino trovi nell’arte grafica, considerata rilevante quanto pittura e scultura, una libertà espressiva e sperimentale inesauribile lavorando dentro la materia, mischiando tecniche incisorie diverse sulla stessa pagina, materiali e assemblaggi complessi, fino a impadronirsi della matrice per farsi trasportare, nel confronto con la poesia e con i più grandi testi letterari di tutti i tempi o nel gioco che egli avvia con la parola, in una dimensione “altra”, in cui evocare i propri sogni.
Già in Quattro testi sacri per il terzo millennio (1994), incisioni originali associate a testi religiosi scelti da altrettanti poeti, così come nelle dodici tavole dedicate al poeta siriano Adonis e raccolte in Adonis non ha età il segreto che racconta di noi (2011), suggerisce nuove prospettive di lettura attraverso immagini dal taglio inedito e sorprendente, esaltando una parola o un passaggio dei testi reinterpretati con grande forza espressiva e profonda efficacia narrativa.
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Lo stesso vale per Italia (2009), quattro incisioni all’acquaforte e una puntasecca, che accompagnano frammenti di Jorge Luis Borges dedicati a Dante. Però, è soprattutto in Ombre – straordinario libro d’artista realizzato a quattro mani con il fotografo Ferdinando Scianna – e nella sorprendente impresa editoriale del Don Chisciotte realizzata nel 2005 – nell’ambito del più ampio progetto sul personaggio di Cervantes – che Mimmo Paladino manifesta l’irrinunciabile complessità del suo immaginario, riuscendo forse a dare forma visiva perfino alla sua concezione del mondo.
Ombre, cui è dedicato un intero piano espositivo è formato da quarantadue incisioni e trenta fotografie, un “leporello” che si srotola per ventiquattro metri come una pellicola cinematografica (in cui le opere grafiche si alternano alle fotografie di Scianna) creando un percorso di riflessione sul tema dell’ombra e della luce con il risultato di un dialogo artistico di indubbia forza espressiva, indagando i misteriosi rimandi culturali e poetici e sviluppando un discorso intorno al tema del doppio.
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In Don Chisciotte – quarantacinque tra incisioni all’acquaforte e acquatinta, acqueforti e collages e quindici impressioni tipografiche – Paladino si fa sedurre dal personaggio tratteggiato nel libro di Cervantes e le immagini dialogano con i versi del poeta Giuseppe Conte, che narra l’eroe mitico mediterraneo. Paladino non “illustra” il Don Chisciotte, ma dialoga e gioca con il libro, l’autore e i personaggi, facendo insistentemente emergere il suo personale mondo visionario e lui stesso spiega: «Credo che il sogno di Don Chisciotte, alimentato dalla fantasia dell’immaginario, sia l’unico mondo possibile è l’utopia vincente. Il folle in realtà non è folle. La pazzia è altrove.»
Esplosione di colori, scarnificazione del segno e Paladino “riscrive” il romanzo spagnolo con gli strumenti dell’arte figurativa, sfruttando la sua profonda conoscenza dei procedimenti tecnici della grafica per accentuare le possibilità espressive ed evocative del segno e del colore. Don Chisciotte smetterà di fare il cavaliere «perché in questo mondo di bombe e di spingarde non c’è più posto per la cavalleria» Paladino sente l’attualità del messaggio «ma la mia speranza – conclude – è che la sua follia sia davvero contagiosa».

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© Mimmo Paladino © Mimmo Paladino © Mimmo Paladino © Mimmo Paladino

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Fino al: 12 Marzo, 2017