A Palazzo Firenze di Roma – sede centrale della Società Dante Alighieri – prosegue fino a domenica 9 novembre la mostra “Scene, voci, accenti, scritture: il teatro infinito di Andrea Camilleri” che rientra nel progetto per le celebrazioni dei cento anni dalla nascita dello scrittore. Curata de Giulio Ferroni e realizzata dalla Società Dante Alighieri in collaborazione con il Fondo Andrea Camilleri, con la produzione di Arthemisia, è accompagnata da un’audioguida con la voce di Marco Presta, già allievo di Camilleri all’Accademia nazionale d’arte drammatica.

In sei sezion tematiche, l’esposizione ne indaga la figura andando ben oltre il suo ruolo di “inventore” del Commissario Montalbano e, con un suggestivo percorso tra documenti originali, fotografie, lettere, copioni, edizioni rare e materiali audiovisivi, ripercorrere la vita e l’opera di uno degli autori più amati del Novecento. Come già Pirandello, Camilleri ha concepito il mondo come un grande palcoscenico dove voci, accenti e scritture si sono coordinate in un teatro infinito. Delle voci e delle pronunce, in cui detto teatro si manifestava, del diverso disporsi e intrecciarsi di linguaggi in situazione, di accenti e posture dei diversi personaggi, persone o marionette che tutti siamo, Camilleri è rimasto sempre in ascolto, con “onnivora” partecipazione a tutti gli aspetti della vita del mondo.

Se il suo universo creativo non può essere confinato in una sola disciplina, altrettanto vasta e fitta è stata la rete di contatti e rapporti personali, amicizie, conoscenze, frequentazioni e scambi intessuti con numerosi protagonisti della vita culturale d’Italia. La mostra percorre, e svela, la profonda coerenza di un impegno culturale e artistico, quello dell’autore, dalla sua formazione giovanile alla consacrazione internazionale, attraversando il suo intenso impegno per il teatro, la radio, la televisione, la narrativa e l’arte visiva dalla metà del Novecento per approdare ai primi operosi anni del nuovo secolo/millennio.

Il percorso si chiude con la definitiva affermazione e con la rievocazione del monologo Conversazione su Tiresia, da lui stesso pronunciato nel 2018 nel Teatro Greco di Siracusa, un anno prima della scomparsa. In tale occasione, l’autore ha suggellato la trasformazione della sua voce e del suo pensiero, sempre lucidi e critici, nel simbolo stesso di una vitalità rimasta creativa e brillante fino alla fine.