Nel corrente anno un doppio appuntamento coinvolge l’arte e la storia: papa Francesco ha indetto il Giubileo, mentre al contempo, cade l’ottavo centenario del Cantico delle Creature, composto da san Francesco nel 1225 e la mostra – in corso nelle sale della Biblioteca del Senato della Repubblica fino a domenica 2 marzo – ha l’obiettivo di celebrare entrambi gli appuntamenti intrecciati, nel pontificato di papa Bergoglio che, nel 2015, ha intitolato la sua enciclica Laudato sì proprio al componimento del Poverello di Assisi, tra i primi testi poetici scritti in volgare.

Grazie alle opere di grandi maestri tutti provenienti dal territorio umbro e, in particolare, dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, un viaggio, tra arte e fede, alla riscoperta dell’iconografia del Santo. valorizzata anche da splendide riproduzioni in dettaglio. “San Francesco, tra Cimabue e Perugino. Nel Giubileo con il Cantico delle Creature“, inaugurata lo corso 10 dicembre a chiusura dell’ottavo centenario delle Stimmate di san Francesco, è stata curata da Costantino D’Orazio (direttore) e Veruska Picchiarelli (responsabile del Dipartimento di Arte medioevale e della prima età moderna) della Galleria Nazionale dell’Umbria e ha come obiettivo principale, in forma sintetica ma efficace, l’indicazione di un ideale percorso di sviluppo dell’iconografia di san Francesco d’Assisi, tra Medioevo e Rinascimento, esaltandone il suo ruolo nell’ambito della definizione dell’identità nazionale italiana.

L’occasione per declinare e condividere il patrimonio culturale dell’Umbria nel segno del santo, promuovendo alcune delle principali realtà del territorio in cui è presente la sua memoria: in questo contesto, ad alcuni capolavori della Galleria Nazionale dell’Umbria si affiancano opere provenienti da altre istituzioni, in un’ideale linea del tempo volta a indagare l’evoluzione della percezione, della memoria, del messaggio di Francesco.

Il percorso aperto da prestiti: il primo del Sacro Convento di San Francesco in Assisi che ha concesso, in via del tutto eccezionale, la Chartula, una pergamena annoverata tra le più importanti reliquie di san Francesco, databile al 1224 e scritta di suo pugno dopo l’impressione delle stimmate. In essa sono riportate un’ispirata benedizione del santo al compagno e amico frate Leone e, sul recto, una lirica, Lodi di Dio altissimo. La reliquia, conservata nella Cappella di San Nicola, nella chiesa inferiore della Basilica di Assisi accanto al suo saio, è ancora ben leggibile, con il “Tau” impresso su un lato, simbolo con il quale il santo si firmava.

Dal Museo della Porziuncola, che afferisce alla Provincia Serafica di San Francesco, è arrivato un altro capolavoro dall’intensa identità spirituale: l’effigie del santo dipinta da Cimabue negli anni in cui era impegnato ad affrescare la Basilica di Assisi, utilizzando come supporto la tavola che, stando alla tradizione, era servita da copertura della prima umilissima cassa di legno nella quale il corpo di Francesco fu tumulato subito dopo la morte (1226).

Partendo da questi oggetti sacri, il percorso prosegue con opere di alcuni tra i maggiori pittori del Medioevo e del Rinascimento: Perugino, Benozzo Gozzoli, Taddeo di Bartolo, Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno, in una suggestiva narrazione volta a restituire l’evoluzione dell’immagine del santo in parallelo all’affermazione, sempre crescente, del culto francescano. A esempio, nel Gonfalone della Giustizia di Perugino, uno dei maggiori capolavori conservati presso la Galleria Nazionale dell’Umbria, Francesco è affiancato da san Bernardino in adorazione della Madonna col Bambino, in una composizione dove compare anche la comunità dei fedeli radunata ai piedi di una formidabile veduta di Perugia, ancora segnata da una selva di torri.

Invece nel tabernacolo di Nicolò del Priore, Francesco è protagonista dell’evento che lo accosta a uno dei momenti più dolorosi della Passione di Cristo: il conferimento delle stimmate che lo consacra come alter Christus, l’unico uomo ad aver accolto sul suo corpo le stesse ferite di Gesù.

Le opere della mostra si presentano come raffigurazioni dalla potenza simbolica ed evocativa, come nell’elemento centrale del Polittico di San Francesco al Prato di Taddeo di Bartolo, in cui il santo schiaccia le allegorie dei vizi opposti ai tre voti della Regola Francescana (la Superbia, opposta all’Obbedienza – la Lussuria, opposta alla Castità – l’Avarizia, opposta alla Povertà).

Passando all’eleganza dello Sposalizio mistico di santa Caterina, opera di Benozzo Gozzoli proveniente dalla Museo d’arte moderna e contemporanea “Aurelio de Felice” di Terni, e per la struggente Pietà di Niccolò di Liberatore e Lattanzio di Niccolò, in prestito dalla Fondazione Perugia, l’itinerario umbro si conclude, idealmente, con due capolavori dell’artista che ha la sua terra nel nome: Pietro Vannucci, detto Perugino, il quale nel corso della vita si misurò più volte con la volontà di dare un volto al santo.

La capacità del meglio maestro d’Italia (come lo definì Agostino Chigi nel 1500) di rendere la portata mistica e le manifestazioni dell’ardente fede di Francesco, attraverso i gesti e le espressioni, rende le sue visioni del “Poverello di Assisi” particolarmente vive e attuali, ricordando come la contemporaneità del santo sia il più efficace e puntuale manifesto dell’identità di una terra, di una regione, di un sentire umbro.

Perseguendo la portata eccezionale del suo insegnamento, la mostra accompagnata da un catalogo edito da Electa, nell’intento non solo celebrativo ma anche identitario, introiettando il messaggio sotteso al Cantico delle Creature, attraverso la più profonda identità della regione che gli ha dato i natali e ne ha accolto il transito. L’Umbria, viene celebrata da opere capaci di indagare i suoi paesaggi, i suoi elementi, le sue tradizioni, i suoi culti, i suoi Maestri, la sua Storia, manifestando le radici sacre e le loro laiche declinazioni.