La Fondazione Biscozzi | Rimbaud, Museo d’arte contemporanea aperto a Lecce dal marzo dello scorso anno in un palazzetto storico ristrutturato nel rispetto dell’architettura locale, pur nell’alternanza di aperture e chiusure dovute alla pandemia, annovera opere importanti dell’arte del Novecento (Filippo de Pisis, Arturo Martini, Enrico Prampolini, Josef Albers, Alberto Magnelli, Luigi Veronesi), con particolare riferimento agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta: Fausto Melotti, Alberto Burri, Piero Dorazio, Renato Birolli, Tancredi, Emilio Scanavino, Pietro Consagra, Kengiro Azuma, Dadamaino, Agostino Bonalumi, Angelo Savelli, Mario Schifano.

Occasione per un viaggio in Puglia per visitarla, potrebbe essere la seconda mostra temporanea – dopo quella inaugurale su Angelo Savelli – la personale dello scultore salentino Salvatore Sava. Classe 1966, due sue opere – Sentieri interrotti del 1998 e Rosa selvatica del 1999 – sono già presenti nella collezione permanente, segno dell’ammirazione nutrita per lui, fin dagli esordi, dalla coppia di collezionisti costituita da Luigi Biscozzi (scomparso nel settembre del 2018) e dalla moglie Dominique Rimbaud, attuale presidente della Fondazione.

La mostra temporanea comprende circa trenta lavori, che coprono un ampio arco della produzione dell’artista, oggetto delle acute investigazioni critiche, tra gli altri, di Luciano Caramel e Giuseppe Appella. L’intento del curatore, il direttore scientifico Paolo Bolpagni, è di esporre anche diverse opere – di datazione fra gli anni Novanta e oggi – rimaste finora inedite, che svelano aspetti e ricerche di Sava rimasti in ombra, ma meritevoli di grande attenzione.

Ormai proverbiale è infatti il ricorso, nelle sue sculture, al ferro, alla pietra leccese, all’acciaio, più di recente ai colori fluorescenti, ma in realtà l’universo creativo di questo originale artista comprende anche materiali e media differenti. In particolare, saranno per la prima volta presentati i cicli dei “neri” polimaterici, dei lavori in legno, in resina, in fibra di vetro e smalto, dei collages metallici su cartone, che rivelano un volto diverso dell’artista, la cui potenza espressiva sarà una sorpresa sia per quanti già lo conoscono, sia per chi si accosterà senza prevenzioni alla sua produzione.

Come scrive il curatore nel catalogo edito da Silvana «centrale è e resta comunque il tema della natura, che però non è rappresentata, ma emblematizzata in forme pure e talvolta rudi, vissuta con la consapevolezza appassionata di chi ha le proprie radici in una terra profondamente “sentita”, quella del Salento, cui Sava è voluto rimanere fedele. Perciò anche il dramma della xylella, il batterio che ha distrutto una grande parte dei secolari ulivi, non è evocato in termini retorici, né tanto meno politici, bensì vissuto, per così dire, dal di dentro, in maniera autentica e sofferta, interiorizzata. Càpita che alcune delle recenti sculture di Salvatore Sava ricordino arbusti disseccati, nei quali la natura vegetale è stata sostituita dal metallo e dalla pietra, come a seguito di una metamorfosi dovuta ai disastri ambientali che ci minacciano. Il pensiero corre a un celebre episodio del film Sogni di Akira Kurosawa, ma tutta l’opera di Sava possiede una forza singolare e personalissima, che rende arduo l’accostamento a modelli e l’istituzione di parallelismi».

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Salvatore Sava, Magica luna – La lettera, 1996,
    pietra leccese e ferro, 37 x 51 x 5 cm
  2. Salvatore Sava, L’albero della luna, 1997,
    ferro e pietra, 113 x 115 x 78 cm
  3. Salvatore Sava, La ruota dei ricordi, 1999,
    ferro, pietra leccese e legno, 40 x 43 x 12 cm
  4. Salvatore Sava, Indiadolcenera, 2017,
    ferro, smalto e pietra, diametro 20 cm

In copertina

Salvatore Sava, Composizione barocca, 2004, ferro, pietra leccese e legno, 160 x 177 x 27 cm
[particolare]

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Fondazione Biscozzi | Rimbaud - piazzetta Giorgio Baglivi, 4 - Lecce
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Fino al: 25 Settembre, 2022