“Il colore distrae. Un cielo azzurro brillante sistema molte cose. Il libro che dedicai a Venezia, nel ’62, era in bianco e nero, ma quella Venezia ora sembra irreale. Il bianco e nero dà quello scarto rispetto alla visione naturale che ti costringe a guardare meglio.“
Gianni Berengo Gardin
“Cos’è la fotografia? È un evadere dalla vita normale, è un’espressione personale, interna, non dico d’arte, ma bisogna avere un certo animo, un certo sentimento per poter fare delle fotografie.“
Sergio Del Pero
Gli scatti preziosi e unici, di Gianni Berengo Gardin e Sergio Del Pero, di una Venezia da raccontare ogni giorno: la città incantata su uno specchio di acqua ritratta nella mostra Venise ’55/’65, aperta al pubblico fino al 13 maggio presso la Fondazione Wilmotte e realizzata in collaborazione con il Circolo Fotografico La Gondola.
54 magnifiche immagini venute fuori dagli occhi e dalle mani di due grandi della fotografia italiana (nonostante, a onor del vero, Del Pero da ebanista abbia fatto della fotografia una delle sue più grandi passioni) che hanno fissato in grandi immagini 10 anni – dal 1955 al 1965 – della Venezia bella, romantica e incantata.
“Strisce sottili” che sembrano quasi segnare il tempo e lo spazio in un bianco e nero raffinato e “retroattivo”.
Due sguardi a confronto: da un lato quello di Gianni Berengo Gardin incontra il vivere veneziano, tra gli splendori appariscenti e le piccole “chicche”, la realtà tutta raccontata senza perdere l’originalità. La bellezza delle forme, delle composizioni, quell’occhiata veloce ma mai superficiale.
Dall’altro quello di Sergio Del Pero che si posa invece sulla quotidianità veneziana, sui passi dei suoi abitanti che sembrano muoversi per davvero, sull’immobilità scenica e teatrale di quelle architetture, forti e integre, che sanno resiste a un tempo e una società che cambia, come un uomo tutto d’un pezzo che osserva le gondole di una gioventù lontana strizzandogli l’occhio.

Una mostra fotografica che presenta nel dettaglio 24 stampe di Gianni Berengo Gardin (provenienti dall’Archivio Storico Circolo Fotografico La Gondola – Venezia, dall’Archivio Gianni Berengo Gardin – Milano, dall’Archivio Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia (CRAF) – Spilimbergo) e 30 stampe di Sergio Del Pero, provenienti dal Fondo Del Pero dell’Archivio Storico Circolo Fotografico La Gondola – Venezia, che ha collaborato alla realizzazione della mostra.
La mostra si trova all’interno della Galleria della Fondazione Wilmotte.
Nel 1975 Jean-Michel Wilmotte fonda a Parigi il suo Studio di architettura Wilmotte & Associés che oggi ha 240 collaboratori di 27 diverse nazionalità del mondo con progetti che operano in cinque settori fondamentali: architettura, progettazione d’interni, museografia, urbanistica e design. Adesso lo studio conta sedi in Francia, nel Regno Unito, in Italia e in Corea del Sud.
Nel 2005, l’Architetto francese, dà vita alla Fondazione d’Impresa Wilmotte, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare i giovani architetti alle problematiche inerenti il recupero, il patrimonio storico e l’innesto architettonico. Ogni due anni infatti la Fondazione organizza, in concomitanza con la Biennale di Architettura di Venezia, il Premio W, un concorso aperto a studenti e giovani laureati di università di architettura in Europa la cui attenzione è rivolta a identificare e riconoscere i giovani talenti, che sanno coniugare tradizione e innovazione. Il tema del premio è quello di ripristinare e di riconvertire edifici storici con la migliore utilizzazione e destinazione d’uso. I progetti vincitori, vengono selezionati da una giuria composta da architetti, giornalisti e da grandi personalità del mondo dell’architettura. Essi vengono esposti e pubblicati in un catalogo per tutto il periodo della biennale di Venezia.
La Fondazione Wilmotte è stata inaugurata nel 2012, nel sestiere di Cannaregio a Venezia durante la 13ª Biennale di Architettura, e in questo spazio vive un luogo unico che intende favorire la conoscenza della cultura architettonica collaborando con artisti e fotografi che lavorano intorno a questo tema ospitando e coordinando incontri e presentazioni di libri in presenza degli autori ed eventi che promuovono l’innesto architettonico contemporaneo.

Venise ’55/’65 ha attirato oltre 2500 visitatori ad oggi: il successo importante che stanno avendo questi scatti – tra i veneziani (e non) – ci fa pensare alla ricerca nostalgica di una città forse diversa e lontana che invece si può ritrovare ritratta nei fermo immagine di quegli anni.
Amarcord di una “gondola nera, slanciata, e il modo in cui si muove, lieve, senza rumore alcuno, ha qualcosa di strano, una bellezza da sogno, ed è parte integrante della città dell’ozio, dell’amore e della musica” come diceva Hermann Hesse.