Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; 
nessun regista può ricreare l’inaspettato che si trova nelle strade”.
(Robert Doisneau)

Al Monastero San Giovanni al Borgo Grande di Cava de’ Tirreni, prosegue fino al 3 marzo, la mostra dedicata a uno dei più importanti fotografi del Novecento, certamente quello che è riuscito a far sognare innamorati di  tutto il mondo immaginando un viaggio a Parigi. Mi riferisco a Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1º aprile 1994) a cui è bastato lo scatto di un bacio (Le Baiser de l’Hôtel de Ville) per entrare nell’immaginario femminile di almeno tre generazioni.

Il percorso espositivo dal titolo “Pescatore d’immagini” che conduce il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, è stato curato dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille ed Annette Doisneau – in collaborazione con Piero Pozzi, è composto da settanta scatti in bianco e nero che meritano il viaggio… sara da campanilisti, ma vale sempre la pena trovare una buona occasione per tornare in Campania e l’universo creativo del fotografo francese è una motivazione eccellente.

Inoltre, come ha sottolineato Vincenzo Servalli, sindaco della città proclamata il 7 agosto 1394 da Papa Bonifacio IX, “La mostra persegue l’obiettivo di caratterizzare la nostra città come polo culturale, non solo in ambito regionale, ma anche nazionale ed internazionale, come in questo caso. Lo stiamo facendo grazie alle tante collaborazioni che hanno individuato Cava de’ Tirreni come uno straordinario palcoscenico per iniziative di grande valenza; per la sua storia, le sue tradizioni, le tante professionalità che riesce a metter in campo e per location, come il complesso monumentale di San Giovanni che è una fantastica cornice per accogliere eventi importanti.

Non solo, però. In questi ultimi anni si è consolidata una forte presenza di visitatori che scelgono la nostra città per la qualità dell’accoglienza, per una offerta variegata di iniziative nel campo dell’arte e della cultura, dalla ceramica alla letteratura, dalla pittura, al teatro, dal folklore alle rievocazioni storiche, per finire ad una ottima enogastronomia con tanti locali alla moda
“.

Tornando lla mostra, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography e ViDi – Visit Differenta, focalizza su come i soggetti preferiti di Robert Doisneau durono i i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere la città. Il suo lavoro di intimo spettatore ci appare come un vasto album di famiglia dove ciascuno si riconosce con emozione.

Emozione autentica perché oggi, in opoca digitale, quasi più nessuno ha tempo e pazienza così si è stravolto il piacere di cogliere, di catturare, di rubare l’attimo che fugge. Le immagini fanno parte della nostra vita, o meglio, la documentano quasi a nutrire il bisogno di dimostrare di esserci. L’autoritratto del 1949 ci catapulta in un mondo lontanissimo se paragonato ai selfie che imperversano settant’anni dopo.

Quella che Doisneau ci ha lasciato è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa: quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna. In mostra è presente “Prévert au guéridon” – che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta.

Doisneau, amava paragonarsi a Eugène Atget – uno dei padri della fotografia del Novecento – è immortalare le periferie di Parigi per “impossessarsi dei tesori che i suoi contemporanei trasmettono inconsciamente”. Una Parigi umanista e generosa, ma anche sublime che si rivela nella nudità del quotidiano; nessuno meglio di lui si avvicina e fissa nell’istante della fotografia gli uomini nella loro verità giornaliera, qualche volta reinventata.

Il lavoro di Doisneau dà risalto e dignità alla cultura di strada dei bambini; ritornando spesso sul tema dei più piccoli che giocano in città, lontani dalle restrizioni dei genitori, trattando il tema del gioco e dell’istruzione scolastica con serietà e rispetto, ma anche con quell’ironia che si ritrova spesso nei suoi scatti.

Ironia come quella in Les pains de Picasso, in cui l’artista spagnolo, vestito con la sua tipica maglietta a righe, gioca a farsi ritrarre seduto al tavolo della cucina davanti a dei pani che surrogano, con la loro forma, le sue mani.

Doisneau, dopo essersi diplomato all’École Estienne, scopre la fotografia da giovane, mentre lavora in uno studio di pubblicità specializzato in prodotti farmaceutici. Nel 1931 è operatore da Vigneau e, nel 1934, fotografo per le officine Renault da cui  viene licenziato cinque anni più tardi per assenteismo. Nel 1939 diviene fotografo-illustratore free-lance e nel 1946 entra definitivamente nell’agenzia Rapho. Nel 1974 la Galleria Chateau d’Eau di Toulouse espone le sue opere e, a partire dagli anni Settanta, ottiene i primi importanti riconoscimenti. Da allora le sue fotografie vengono pubblicate, riprodotte e vendute in tutto il mondo.

Autore di un grande numero di opere (gli archivi di Robert Doisneau comprendono circa 450.000 fotografie), Doisneau è diventato il più illustre rappresentante della fotografia “umanista” in Francia. Le sue immagini sono oggi conservate nelle più grandi collezioni in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e sono esposte in tutto il mondo.
Accompagna la mostra un bel catalogo edito da Skira.

Didascalie immagini

  1. Robert Doisneau, Le baiser de L’Hotel De Ville, 1950
    © Atelier Robert Doisneau
  2. Robert Doisneau, Les tabliers de Rivoli, Paris 1978
    © Atelier Robert Doisneau
  3. Robert Doisneau, Un chien du pont des Arts, 1953
    © Atelier Robert Doisneau
  4. Robert Doisneau, L’enfer, 1952
    © Atelier Robert Doisneau
  5. Robert Doisneau, Un chien à roulettes, 1977
    © Atelier Robert Doisneau
  6. Robert Doisneau, Autoportrait, 1949
    © Atelier Robert Doisneau
  7. Robert Doisneau, La pendule, 1956
    © Atelier Robert Doisneau
  8. Robert Doisneau, Les écoliers de la rue Damesme, 1956
    © Atelier Robert Doisneau
  9. Robert Doisneau, Les frères, rue du Docteur Lecène, 1934
    © Atelier Robert Doisneau
  10. Robert Doisneau, Les pains de Picasso, Vallauris 1952
    © Atelier Robert Doisneau
  11. Robert Doisneau, Mademoiselle Anita, 1951
    © Atelier Robert Doisneau

In copertina un particolare di:
Robert Doisneau Les tabliers de Rivoli, Paris 1978
© Atelier Robert Doisneau

 

Orari:
da martedì a domenica:
10,00 – 13.00; 16,00 – 20,00
(lunedì chiuso)
la biglietteria chiude un’ora prima

Dove e quando

Evento: Monastero San Giovanni Complesso San Giovanni Battista al Borgo Grande – Cava de’ Tirreni
  • Fino al: – 03 February, 2019