Non c’è rumore e tutto tace. Non c’è la voce della natura, né il sibilo del vento. Non si sente nemmeno lo scrosciare di una pioggia intermittente, né il calore di un pallido sole.
È tutto dentro. Non c’è umana interazione.
Solo il sordo urlo di un tempo sospeso, atteso, che blocca se stesso e quel che fino a quel momento aveva regolato.
Un tempo privo di sentimento, asettico, che costringe a una snervante ma obbligata attesa. C’è assenza.
Atmosfere ormai – purtroppo – a noi molto familiari, in tempi di lockdown e alienazione coatta ma che, per puro genio, qualcuno nella prima metà del Novecento aveva già sperimentato dentro e fuori di sé facendone il suo tratto distintivo, della propria vita e della propria arte.
Come in una maledetta profezia, ci troviamo catapultati all’interno delle tele di Edward Hopper, maestro del realismo americano che, col suo naturale obiettivo fotografico, è sempre riuscito a trasferire sulla tela quelle atmosfere struggenti e allo stesso tempo poetiche che oggi più che mai rappresentano il reale.

Anomala incomunicabilità che attraversa interni domestici, momenti urbani e paesaggi rurali (come quelli della sua Cape Cod) e che si riflette negli sguardi di chi, tra inquietudine e calma interiore, cerca e attende l’arrivo tardivo di una ritrovata volontà di vivere davvero.
Nessuno, forse, meglio di lui avrebbe potuto, oggi, interpretare la nostra realtà e chissà in che modo avrebbe trovato la sua chiave per farlo, ma sono tanti gli artisti contemporanei che proprio partendo dal suo modus e dalla sua filosofia cercano di farlo rivivere prendendone spunto e reinterpretandolo, soprattutto nel suo fascinoso approccio dal taglio fotografico.
Vere e proprie scenografie da set cinematografico, angolari e perfettamente geometriche, dove a comunicare sono più le luci (a volte taglienti e fredde, altre soffuse e morbide) che avvolgono le sagome dei suoi personaggi, muti davanti alla vuota platea della vita.

Tra gli artisti che oggi ne hanno tratto ispirazione, i grandi fotografi Luca Campigotto, Gregory Crewdson, Franco Fontana e Richard Tuschman, protagonisti della mostra Hopperiana. Social distancing before Covid-19, una collettiva fruibile – per fortuna o purtroppo – in modalità virtuale fino al 28 febbraio 2021 su Photology Online Gallery.
Adottando e rielaborando in maniera del tutto personale il filtro visivo di Hopper, gli artisti in mostra presentano opere fotografiche fortemente destabilizzanti per narrare, ancora una volta, la malinconia e la solitudine di un’intera civiltà, costretta dagli eventi a rallentare il suo incontrollabile progresso a favore di una riflessione introspettiva.
Tra non-luoghi e figure a metà tra l’uomo e il manichino, si raccontano vite e attimi solitari e pacati, stagliati su una scena spesso deserta.
Tramite i supporti grafici di ultima generazione di rielaborazione delle immagini, emergono dalle pellicole fotografiche dei quattro artisti in mostra scene surreali cariche dello stesso pathos che trasuda dai lavori di Hopper, nei quali i personaggi e i soggetti rappresentati esprimono l’inadeguatezza e la grande difficoltà nel trovare ognuno il proprio posto.

Troviamo quindi il veneziano Luca Campigotto, che nei suoi lavori fa scomparire la figura umana per dare maggiore risalto alla silenziosa prepotenza perlopiù urbana, riproducendo ambientazioni e architetture dall’angolatura tipica dell’iconico Nighthawks (1942) di matrice hopperiana per favorire, invece, un punto di vista più personale, come se il protagonista della sua opera fosse proprio l’osservatore, invitato a far parte di quella realtà e a porsi il proprio “perché”.
Tra sovresposizione delle luci e scelta di soggetti poco comuni e così poco umani, campeggiano spazi notturni abbandonati, vetrine, insegne luminose, strade vuote, palazzi privi di vita ma che lasciano percepire delle presenze, che riflettono una società malinconica e che potremmo ritrovare in Apartment Houses, East River (1930) di Hopper o nei film di Hitchcock.

C’è poi l’inviolabilità quasi aliena negli scatti di Gregory Crewdson che, con la sua fotografia d’autore spesso tende la mano alla cinematografia, primeggia per l’uso della luce artificiale in scene notturne o di quella delicata delle prime ore dell’alba, quando tutto è immobile e muto.

Anche il grande Franco Fontana, fotografo fuoriclasse e maestro della polaroid che, in un mondo della fotografia che prediligeva il bianco e nero, si è sempre distinto per la sua fascinazione del colore.
Seppur grande amante del paesaggio rurale, dei colori delle campagne di Puglia e Basilicata, delle sovrapposizioni cromatiche di linee d’orizzonte che quasi riportano alle astrazioni di Mark Rothko, molte opere di Fontana si riconoscono anche nella riproduzione del teatro sociale hopperiano, in quegli incroci urbani vuoti e colorati di una Los Angeles dove le presenze umane sono limitate e come sull’estremità di un precipizio, spesso di spalle o con lo sguardo perso, a voler trasmettere quel senso di solitudine della modernità che pervade la vita metropolitana.

Chiude la quaterna lo statunitense Richard Tuschman che, attraverso collage digitali, riprende da Hopper le tinte tenui del colore; l’uso di una luce quasi pulviscolare; le ambientazioni domestiche piatte ma cariche ti tensione emotiva; i soggetti che oscillano tra allucinazione e follia, sogno e dimissione.
È come essere davanti a opere come Morning in a City (1944) o Summer in the City (1950) o Morning Sun (1952) dove lo spazio è misero e vuoto, dove la comunicazione tra interno ed esterno avviene semplicemente attraverso la luce che mette in risalto lo stato mentale dei suoi protagonisti, rappresentati nell’essere persi nei loro pensieri, assenti e non curanti di eventuali altre persone partecipi nella scena, vicine fisicamente ma così distanti dalla loro psicologia.

Un viaggio attraverso metafisica e psicologia, alla scoperta di spazi spirituali e personalità inaccessibili: uno specchio in cui la società di oggi si può rivedere nel suo contesto di pandemia globale e sociale, dove il contatto umano è visto come potenzialmente nocivo e quindi il distanziamento sociale non più una opzione ma un dovere.

Sia nei quadri di Hopper che nelle opere degli artisti in mostra c’è tutto il nostro presente, una stasi in attesa di una più profonda e salvifica rivelazione.

Didascalie immagini

  1. Richard Tuschman © Woman Reading, 2013, Inkjet print on cotton paper, cm 60×90, Edition 1-6 or 4-6, Signed on verso Framed, Courtesy Photology
  2. Franco Fontana © Untitled, 1996, Polaroid Collage, cm 10×15,5, Unique work, Signed on recto Framed, Courtesy Photology / Franco Fontana © Untitled, 1996, Polaroid Collage, cm 10×13, Unique work, Signed on recto Framed, Courtesy Photology
  3. Franco Fontana © Kallispel Montana, 1996, Polaroid Collage, cm 10×11,5, Unique work, Signed on recto Framed, Courtesy Photology
  4. Luca Campigotto © Butte Montana (Sweet Caporal), 2019, Pigment print, cm 110×146, From an edition of 15 signed on verso framed, Courtesy Photology / Luca Campigotto © Greenwich Street, Tribeca, NYC, 2007, Pigment print, cm 110×146, From an edition of 15 signed on verso framed, Courtesy Photology / Luca Campigotto © Mercer Street, Soho, NYC, 2004, Pigment print, cm 110×146, From an edition of 15 signed on verso framed, Courtesy Photology
  5. Gregory Crewdson © Untitled (Beer Dream), 1998, Vintage C-print, cm 127×152, AP 1 of 2 from and edition of 6, Signed on recto Framed, Courtesy Photology / Gregory Crewdson © Untitled (Yankee Septic Emergency), 1998, Vintage C-print, cm 127×152, Edition 1-10, Signed on recto Framed, Courtesy Photology
  6. Franco Fontana © Houston, 1985, Color print on Hahnemuhle Baryta, Mounted on dibond, edition 3-5, cm 65×98, Signed on verso Framed, Courtesy Photology / Franco Fontana © People New York, 1999, Color print on Hahnemuhle Baryta, Mounted on dibond, edition 3-5, cm 65×98, Signed on verso Framed, Courtesy Photology
  7. Richard Tuschman © Morning Sun, 2012, Inkjet print on cotton paper, cm 60×90, Edition 2-6, Signed on verso Framed, Courtesy Photology / Richard Tuschman © Green Bedroom (4 AM), 2013, Inkjet print on cotton paper, cm 76×60, Edition 3-6, Signed on verso Framed, Courtesy Photology
  8. Richard Tuschman © Pink Bedroom (Window Seat), 2013, Inkjet print on cotton paper, cm 160×110, Edition 3-3, Signed on verso Framed, Courtesy Photology

IN COPERTINA
Richard Tuschman ©, Woman Reading, 2013, Inkjet print on cotton paper, cm 60×90, Edition 1-6 or 4-6, Signed on verso Framed, Courtesy Photology
[particolare]

Dove e quando

Evento: Hopperiana. Social distancing before Covid-19
  • Date : 01 December, 202028 February, 2021
  • Sito web