In origine, la storia della Famiglia Centanin, si intreccia con quella dei nobili Pisani che li chiamarono ad amministrare dei loro possedimenti nel Polesine a Stanghella e Boara, acquisiti dalla famiglia veneziana dagli Este. Nel 1746, Domenico Francesco Centanin si stabilisce a Stanghella, dove la famiglia possiede ampi terreni agricoli, una villa di origine seicentesca e un parco.
Il rapporto tra i Pisani ed i Centanin si intensifica quando, nei primi decenni dell’Ottocento, la nobile famiglia veneziana incarica un Centanin, ingegnere idraulico, di risanare i suoi possedimenti e di amministrali. Nel 1867, Domenico Francesco Rocco Centanin, diviene sindaco di Stanghella. Fu lui, che nella seconda parte della sua vita si era trasferito a Venezia, a italianizzare il cognome aggiungendo la “i” finale. A Venezia la famiglia si mise in luce per gli interessi culturali e artistici e per gli studi di agraria, oltre che per le capacità imprenditoriali. In terraferma i Centanini acquisiscono i possedimenti dei nobili Polcastro a Pozzonovo, nel momento di crisi economica dell’antica famiglia patavina.

Pietro Centanini nacque nel 1928 a Bologna, città degli studi del padre Francesco. Il terremoto che nel 1929 colpì la città emiliana spinse la famiglia a rientrare in Veneto. Pietro frequentò il ginnasio a Padova, sino a quando i primi bombardamenti sulla città indussero la famiglia a trovare rifugio nella villa di Pozzonovo. Concluso il conflitto, il giovane Centanini frequenta il Barbarigo e nel 1951 si laurea in legge, secondo la tradizione di famiglia. Dopo quindici anni di libera professione, a metà degli anni Sessanta accetta di dirigere il servizio legale della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo dove rimarrà fino alla pensione. La passione per l’arte, condivisa dalla moglie Enrica, lo aveva portato a creare un’importante raccolta nella quale era confluito il patrimonio di famiglia con altri pezzi attentamente selezionati dai due coniugi, ma anche in precedenza, quando Pietro era ancora studente di giurisprudenza.

Donata dall’avvocato alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nel 2015, oggi settanta di queste opere sono espote, fino a domenica 8 marzo, al Museo Eremitani di Padova e la “Collezione Centanini”, curata da Alessia Vedova, con la collaborazione scientifica di Elisabetta Vanzelli e un catalogo edito da Biblos, permette di ammirare, per la prima volta, le testimonianze di cinque secoli di grande arte, tra cui alcuni capolavori. Infatti, a fronte del nucleo familiare, che riuniva quadri eseguiti tra il Seicento e il primo Ottocento, Pietro si orientò verso l’arte moderna acquistando artisti veneti contemporanei rispettosi della tradizione, come Bergamini, Dinon, Farina, Barbisan, o cautamente innovativi, come Breddo.

Il gusto maturato all’interno del patrimonio di famiglia lo spinse anche ad apprezzare, e ricercare, quadri antichi del Diciassettesimo e Diciottesimo secolo, come la Madonna attribuita al Guercino, il paesaggio alla maniera di Salvator Rosa, e il piccolo dipinto del Maggiotto. Dagli anni Ottanta gli acquisti si concentrano molto coerentemente sull’Ottocento italiano, con punte di eccellenza (Palizzi, De Nittis, Milesi, Lega, Signorini, Zandomeneghi) e, nel contempo, entrano a far parte dell’insieme anche opere di alcuni grandi del Novecento, come Guidi, Guttuso, Utrillo, Soffici, Chagall, Carrà, De Chirico, De Pisis e Sironi.   

Da questi apporti prende corpo una raccolta che denota una profonda cultura coniugata con il gusto del momento, per molti aspetti esemplare, in particolare per quanto attiene il Diciannovesimo e Ventesimo secolo, evidenziando il gusto di Pietro ed Enrica, ma anche la loro scelta di avvalersi dei suggerimenti dei più qualificati esperti e mercanti d’arte attivi nell’Italia di quegli anni.
Il risultato è una collezione di altissimo livello non solo per i nomi in essa via via aggiunti, ma ,soprattutto, per la notevole qualità delle opere acquisite.

Dettagli

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio tampa Studio ESSECI di Sergio Campagnolo s.a.s. )

  1. Elisabetta Marchioni, Natura morta con fiori
  2. Jacob Bogdany, Natura morta con uva, melagrana e pesche, olio su tela
  3. Giovanni Boldini, Gondole a Venezia, 1900-1905, olio su tavola
  4. Oscar Ghiglia, Composizione con calle e frutti

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Civici Musei agli Eremitani - Piazza Eremitani, 8 - Padova
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Fino al: 08 Marzo, 2026