A Palazzo Fava, nelle splendide sale del piano nobile affrescate dai giovani Annibale, Agostino e Ludovico Carracci prosegue, fino a domenica 24 luglio 2022, la mostra “La Quadreria del Castello. Pittura emiliana nella Collezione di Michelangelo Poletti“. Curata da Angelo Mazza, presenta ottantacinque opere eseguite tra la fine del Quattrocento e gli inizi dell’Ottocento appartenenti alla collezione creata per il Castello di San Martino in Soverzano. L’iniziativa è stata realizzata in occasione del decennale delle attività di Palazzo Fava e, valorizzandone la vocazione museale, l’esposizione rappresenta un momento importante della storia del collezionismo bolognese.

Evidenziando relazioni e connessioni tra i dipinti e la storia di committenza del luogo che le ospita, il percorso offre una documentazione ben rappresentativa dell’anima della raccolta di Michelangelo Poletti e, per le cure scientifiche di Angelo Mazza. Opere, in maggioranza mai viste in pubblico, della più cospicua e significativa collezione privata di pittura emiliana costruita attentamente nel corso di circa trent’anni, in controtendenza rispetto alle dispersioni di collezioni private.

Il Curatore ha sottolineato come la mostra renda visivamente accessibile, in un luogo pubblico, quanto il collezionista ha già reso noto lo scorso anno, promuovendo la stampa di due volumi dove sono illustrati oltre centotrenta dipinti emiliani della raccolta formata «attraverso la frequentazione delle gallerie degli antiquari e la partecipazione alle aste italiane, europee e americane, costituisce un episodio in controtendenza rispetto alla storia di dispersioni e di dissoluzione delle collezioni storiche bolognesi proseguita in tutto il Novecento. Collezioni che erano mete ambite dei viaggiatori europei e vanto della città di Bologna fino a tutto il Settecento».

Il prof. Antonio Paolucci, nel catalogo edito da Bologna University Press, al riguardo, scrive «Ci voleva uno studioso che come Angelo Mazza conosce, si può dire, ogni quadro antico custodito nelle chiese od ospitato nelle collezioni pubbliche e private lungo l’asse che da Rimini porta a Piacenza, uno studioso che ha dimostrato di sapersi muovere con uguale disinvoltura nella letteratura artistica più marginale così come nei laboratori dei restauratori e nei negozi degli antiquari».

Paulucci osserva, «Per capire l’intelligenza critica che ha governato la formazione della Pinacoteca Poletti, basti esaminare il nucleo di dipinti che si possono legittimamente collocare sotto l’epigrafe di Rinascimento nelle Romagne.
Si tratta di un numero relativamente esiguo di dipinti, poco più di una decina complessivamente, eppure il risultato dell’assemblaggio è una documentazione preziosa che illustra gli aspetti fondamentali, spesso ancora non sufficientemente esplorati, del profilo artistico di quell’area geografica fra XV e XVI secolo».

Si comincia con la pala attribuita al Maestro detto dei Baldraccani «misteriosa figura di pittore che a Forlì, negli anni di Melozzo e di Caterina Sforza, si propone come alfiere di un Rinascimento assai avveduto che spazia dal Ghirlandaio a Piero di Cosimo, al Pinturicchio ad Antoniazzo Romano».
Si continua con la lunetta di Marco Palmezzano, genius loci della Romagna, raffigurante il Padre eterno benedicente tra cherubini e con i maestri della Scuola di Cotignola, quegli Zaganelli, Bernardino e Francesco e quel Girolamo Marchesi «che Roberto Longhi, al tempo della mostra melozzesca del 1938, giudicava “il fiore più fragrante della pittura romagnola” fiorito in quel periodo storico».

Non mancano collegamenti con la Scuola ferrarese, con la tavoletta di Domenico Panetti raffigurante la Madonna con il Bambino fra i santi Giacomo Maggiore e Maddalena e la piccola tavola, comparto di predella, di Bianchi Ferrari con la Incoronazione di spine.
L’apertura delle Romagne, alla civiltà delle grottesche, è documentata dal raro dipinto di Antonio Pirri, mentre il manierismo tosco-romano è affidato alla serie di tavolette di Bartolomeo Ramenghi, detto il Bagnacavallo. Il prof. Antonio Paolucci, prosegue: «Quanta importanza abbia avuto in area emiliano-romagnola e più latamente padana la grande pala cesenate di Girolamo Genga, oggi a Brera, è ben noto agli studi. Ebbene, alla Collezione Poletti è stata acquisita la lunetta con il Padre eterno in volo con quattro angeli, opera certa del Genga, che di quella congiuntura stilistica è documento prezioso».

Passando alla Bologna dell’Antico Regime, città accademica e clericale dove i suoi uomini illustri sono i personaggi della Chiesa, della Università e delle grandi professioni liberali, tra ritratti voluti dal collezionista spicca quello del Passerotti di papa Gregorio XIII Boncompagni – il pontefice bolognese che istituì il calendario civile che porta il suo nome – accanto a quelli di studiosi e di giureconsulti opera di Prospero Fontana e della figlia Lavinia. Di fronte l’altro ritratto del Passerotti – del nobile bolognese Rodolfo Bonfiglioli – di cui vale la pena leggere le ultime scoperte di Angelo Mazza, che rivela corruzione e scandali vaticani da terzo millennio.

La pittura di storia sacra e profana è ben documentata nella collezione e in mostra spicca Annibale fanciullo che, accanto al padre Amilcare, giura odio eterno ai Romani di Bartolomeo Cesi (sobrietà e iconicità della rappresentazione, efficacia del messaggio didattico, virtuosismo luministico nella resa delle armi lucenti e delle fiamme che divampano sull’ara votiva, illuminando la scena).

Se desta particolare interesse la sezione dove si esplicita quanto le donne artiste abbiano contributo alla storia figurativa di Bologna, forse l’opera più affascinante è l’incompiuta Filosofo con compasso apparsa a Firenze a un’asta Pandolfini del 2016 e attribuita, da Angelo Mazza, a Simone Cantarini, forse l’allievo più dotato di Guido Reni, è un esempio di pittura non convenzionale, tutta giocata sulle sprezzature, sulla velocità di esecuzione, sulla sapienza degli effetti luministici.

Il percorso si conclude con San Francesco implora la protezione della Madonna sui pellegrini di Jacopo Alessandro Calvi, donata da Michelangelo Paoletti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna in occasione dell’evento espositivo.

Per consentire la corretta fruizione anche alle visite individuali, con il biglietto di ingresso viene consegnata, gratuitamente a ogni visitatore, una maneggevole guida orientativa con singole descrizioni di tutte le opere.