A Pontremoli, crocevia nell’Appennino tra Toscana, Emilia-Romagna e Liguria, nella Sala Sindaci del Palazzo Comunale prosegue, fino a domenica 2 novembre, la mostra – a cura di Valentina Ferrari, Paolo Lapi e Fernando Mazzocca – che ha riunito le tre versioni del dipinto ‘manifesto’ del Romanticismo: Pietro Rossi nel castello di Pontremoli di Francesco Hayez (1791-1882). “Con questa mostra – ha sottolineto Mazzocca – abbiamo voluto realizzare un affascinante e stimolante percorso nella pittura storica di Hayez riconsiderata, attraverso questo particolare tema, nella sua evoluzione relativamente anche allo svolgimento delle vicende risorgimentali, di cui l’artista celebrato da Giuseppe Mazzini è stato testimone e interprete”.

Proprio nello stesso luogo che nel Medioevo fu testimone della vicenda storica raccontata dal pittore veneziano (universalmente noto per Il bacio) la prima tappa del progetto Grande Brera “In tour” (che porterà opere d’arte da Milano in diverse località italiane) espone i tre capolavori provenienti dalla Pinacoteca di Brera, dall’Accademia di Brera e dalle collezioni della Banca d’Italia. Il Direttore Generale Pinacoteca di Brera, Biblioteca Braidense e Palazzo Citterio ha spiegato le ragioni dell’inziativa: “ricongiungere le opere ai luoghi che erano i siti destinati alla loro collocazione originaria risarcendo in tal modo, seppur temporaneamente, la sottrazione effettuata durante le requisizioni napoleoniche oppure, come in questo caso, riallestendo le ambientazioni sceniche rappresentate in esse. Un modo definitivo per realizzare l’idea del museo diffuso”.

Il soggetto dei tre quadri vede dunque Pontremoli, e il suo castello, fare da sfondo alla vicenda storica, avvenuta il 13 giugno 1336, quando gli Scaligeri, che avevano occupato quasi tutti i domini dei Rossi di Parma, assediarono Pontremoli, capitanati da Simone da Correggio, dove risiedeva Pietro con i suoi familiari qui ritiratisi come “loro ultimo asilo”. In questo frangente, nel mese di agosto, mentre difendeva la città, Pietro Rossi ricevette una lettera del doge Francesco Dandolo con cui il Senato veneziano gli proponeva di assumere il comando dell’esercito della Repubblica di Venezia per sconfiggere gli Scaligeri, dai quali anch’essa era minacciata. Pietro, nonostante le suppliche e le lacrime della moglie, Ginetta de’ Fieschi, e delle figlie, accolse la proposta recandosi in un primo tempo a Firenze – alleata di Venezia contro gli Scaligeri – e poi a Venezia dove, il primo ottobre, ricevette il vessillo della Serenissima dalle mani del doge.

Francesco Hayez scelse di rappresentare l’evento, in verità non particolarmente conosciuto, perché affascinato dal conflitto tra il dovere e gli affetti familiari; il valore storico, rivissuto anche nei risvolti più privati, è uno degli aspetti caratterizzanti dell’arte di Hayez che la rendono di grande attualità.
La prima versione venne esposta nel 1820 alla rassegna annuale dell’Accademia di Brera, riscuotendo un tale successo da essere considerata, appunto, l’inizio e il manifesto del Romanticismo in pittura. Un tema così caro ad Hayez che, trent’anni dopo, nel 1850, volle riproporne una nuova versione, quella conservata nelle raccolte d’arte della Banca d’Italia.
A questi due dipinti, se ne aggiunge un terzo, un bozzetto preparatorio per una replica della seconda tela, da collocarsi nella prima metà dell’Ottocento, donato dallo stesso artista all’Accademia di Brera.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli.