In occasione del secondo centenario della morte, la Casa Museo Ivan Bruschi, rende omaggio ad Antonio Canova esponendo dipinti e disegni di un suo contemporaneo, il pittore Pietro Benvenuti. Aretino di origine, fu protagonista della scena artistica internazionale durante gli anni del trionfo del Neoclassicismo anche grazie alla rete di presidenze di istituzioni accademiche e alle relazioni con importanti personaggi.
Organizzata e promossa dalla Fondazione Ivan Bruschi, parte del patrimonio culturale di Intesa Sanpaolo, con il titolo “Pietro Benvenuti nell’età di Canova. Dipinti e disegni da collezioni pubbliche e private” è la prima mostra ad Arezzo del programma espositivo Terre degli Uffizi di Gallerie degli Uffizi e Fondazione CR Firenze, (la quinta nel 2022 all’interno dei rispettivi progetti “Uffizi Diffusi” e “Piccoli Grandi Musei”). La curatela è stata affidata a Liletta Fornasari, che presenta le opere partendo da quelle della formazione fino agli anni del successo accademico (dal 1804 fu direttore dell’Accademia di belle arti di Firenze) e dell’investitura a “pittore imperiale” della corte toscana.

Per il Duomo di Arezzo Benvenuti dipinse, nel 1794, il Martirio di San Donato e, nel 1804, una monumentale Giuditta che mostra la testa di Oloferne al popolo di Betulia, magistrale debutto nel genere della pittura di storia che avrà un seguito ne La morte di Priamo, eseguito nel 1811 per il principe Corsini, e nei fasti napoleonici, celebrati nelle grandi tele Elisa Baciocchi fra gli artisti (1813) e Il giuramento dei Sassoni a Napoleone (1812).
Attraverso bozzetti e disegni preparatori, la mostra segue la vicenda di quelle importanti imprese, illustrando la carriera di Benvenuti dagli anni del successo accademico a quelli degli eleganti ritratti, dei quali è presente in mostra una selezione significativa. Tra questi anche due opere della collezione di Intesa Sanpaolo, presenti da anni nel percorso espositivo della Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi: Ritratto di Teresa Mozzi del Garbo con il figlio del 1817 e Ritratto di Antonio Capacci del 1818.

Benvenuti mantenne il proprio prestigio anche dopo il ritorno del granduca lorenese, per il quale allestirà i monumentali cicli pittorici della Sala d’Ercole in Palazzo Pitti (1817-1819) e del soffitto della Cappella dei Principi (1828-1836), opere di notevole impegno – anche queste documentate in mostra da disegni e bozzetti preparatori – che dimostrano l’evoluzione dello stile dell’artista verso un classicismo in cui si notano suggestioni naturalistiche, che preannunciano la cultura romantica.
A segnare le tappe di questa adesione al nuovo clima, alimentato dalla giovane generazione degli allievi dell’Accademia, la mostra espone l’Incontro di Corso Donati e Piccarda (1838-1840), dove Benvenuti mostra di accogliere le novità neogotiche.