«Guccione non illustra figure e situazioni, ma cerca anzi di ridurre il più possibile il riferimento illustrativo…si è messo fuori dalla storia, si è tenuto alla passione che è di tutti i tempi e di tutti i luoghi e a quella soltanto.»
Alberto Moravia

«Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.» È questa la grande impresa che quotidianamente ha affrontato Piero Guccione (Scicli, 5 maggio 1935 – Quartarella di Modica, 6 ottobre 2018) guardando il mare con il desiderio di fissare qualcosa in continuo movimento e portando la sua ricerca ai limiti dell’astrazione, restando tuttavia ben ancorato alla realtà.

Persino nelle ultime opere, dove la rarefazione è condotta all’estremo e il senso di vuoto diventa qualità principale, resta pittore di un’antica tradizione radicata nel dato realistico figurativo.

Con la prima retrospettiva post mortem, il Museo d’arte Mendrisio. dal 7 aprile al 30 giugno 2019, focalizza attorno al mare di Piero Guccione attraverso l’esposizione di cinquantasei  tra oli e pastelli datati a partire dal 1970. 

La scelta e selezione delle opere è stata curata dal Museo d’arte Mendrisio in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione.

La dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro, il mare e il cielo è unica di questo protagonista della pittura italiana del secondo Novecento che, per oltre quaranta anni, ogni mattina osservava il mare per coglierne le variazioni, non per semplice descrittivismo, ma per cercarci l’anima dell’uomo.

Nel dipingere il mare e il cielo, egli è stato attratto dalla forza e dal colore di quell’impercettibile linea che divide la parte superiore dei suoi dipinti, il cielo, dalla parte inferiore, il mare. È questa impercettibilità che ha sempre cercato di riportare sulla tela.

«La mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza che contenga l’assoluto, tra il mare e il cielo, dove quasi il colore è abolito, lo spazio pure. Insomma, una sorta di piattezza, che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto

E’ stata la scelta di “mettersi fuori dalla storia” che lo ha condotto a preferire, oltre all’olio, l’uso del pastello – mezzo che Guccione scopre tra il 1973 e il 1974 – una tecnica “veloce” e alternativa, o meglio in sostegno al lento procedere dell’olio.

Da quel momento il pastello assume sempre più importanza nella sua opera, dandogli modo di esprimere un’emozione più immediata e diretta, animando la natura e trasferendo alla natura i sentimenti e le passioni umane, dalla gioia al dolore, dalla malinconia all’indignazione.

Accompagna l’evento espositivo un catalogo, edito dal Museo d’arte Mendrisio, che documenta con fotografie e schede tutte le opere presenti introdotte dai contributi di studiosi e seguite da apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni. Sono previste attività didattiche gratuite per allievi di scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria. Visite guidate per scuole superiori e di gruppo.

Fra le iniziative collaterali sono programmate diverse attività volte ad approfondire la figura dell’artista fra cui letture, conferenze e performance teatrali in occasione della Giornata internazionale dei Musei. Infine, pomeriggi al museo per famiglie con bambini e proiezione di film con tema il mare.

Didascalie immagini Pietro Guccione

  1. Tramonto a Punta Corvo, 1970, olio su tela, 66 x 64 cm, Fondazione Il Gabbiano, Roma
  2. La nave e l’ombra del mare, 1978, olio su tela, 73 x 72 cm, Collezione privata, Roma (Courtesy Galleria Tega, Milano)
  3. Mare a Punta Corvo, 1995-2000, olio su tela, 86 x 113 cm, Collezione privata
  4. Piccola spiaggia, 1996-1998, olio su tela, 81 x 72 cm, Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano
  5. Luna d’agosto, 2005, olio su tela, 76 x 105 cm, Collezione privata, Roma
  6. Il volo del pettirosso, 1987, pastello su carta, 39 x 50 cm, PKB Privatbank SA
  7. Albero del siparietto, 1989, pastello su carta, 33 x 45 cm, Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano
  8. Pré le matin, 1997, pastello su carta, 60 x 71 cm, Galerie Claude Bernard, Parigi
  9. Le pietre sui campi di Passo Cane, 2002, pastello su carta, 59 x 64.5 cm, Galerie Claude Bernard, Parigi
  10. Cielo e nuvole a Punta Corvo, 2006, pastello su carta, 62.5 x 67.5 cm, Galerie Claude Bernard, Parigi

In copertina un particolare di: Linee del mare, 2006,
olio su tela, 70 x 91 cm, Collezione privata  

 

Biografia Piero Guccione
(courtesy Museo d’arte Mendrisio)

  • 1935 Piero Guccione nasce il 5 maggio a Scicli, in provincia di Ragusa, terzogenito di una famiglia della piccola borghesia. Suo padre era sarto, di buona scuola, la madre casalinga.
  • 1948-1954 Grazie al sostegno del padre, abbandona gli studi classici per dedicarsi al disegno e alla pittura. Frequenta per un anno la Scuola d’arte di Comiso, quindi l’Istituto d’arte di Catania, dove si diploma. In questi anni, l’amico Ugo Caruso porta da Milano una grande monografia, dedicata all’opera di Cézanne, che diventerà un fondamentale punto di riferimento.
  • 1954-1955 Nell’autunno del 1954, poco dopo la morte del padre, Guccione si trasferisce a Roma, dove s’iscrive all’Accademia di Belle Arti. Trovandola priva di qualsiasi stimolo e interesse, la frequenta per un mese soltanto. Vive in un pensionato a San Francesco a Ripa, mantenendosi col sussidio di 500 Lire di una scuola parastatale di cartellonistica pubblicitaria, destinato a chi proveniva da fuori città. Nei primi due anni romani non dipinge quasi mai. Lavora, invece, come grafico in uno studio romano, dove ha la possibilità di cimentarsi in nuove forme espressive quali manifesti pubblicitari, caricature per giornali, disegni di mobili.
  • 1955-1958 All’inizio del 1955 incontra Renato Guttuso nel suo studio a Villa Massimo e gli mostra i propri disegni. Inizia a frequentare i pittori neorealisti della Galleria Il Pincio, a Piazza del Popolo (Astrologo, Attardi, Tornabuoni e Vespignani) e frequenti sono le sue visite alla Galleria Nazionale di Valle Giulia per ammirare, soprattutto, artisti quali Scipione, Mafai e Pirandello.
  • 1958-1959 Spinto dall’entusiasmo giovanile, ma anche da esigenze economiche, Guccione accetta di partecipare alla prima missione paleontologica nel Sahara libico, diretta da Fabrizio Mori, esperienza che ripete nei successivi otto anni sino al 1969. Scopo di queste missioni era il rilevamento in grandezza naturale di pitture e graffiti rupestri delle civiltà sahariane preistoriche.
  • 1960 Tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Elmo di Roma, presentata dal critico d’arte Duilio Morosini. La sua pittura, in evidente formazione, mostra interesse verso l’espressionismo di Levine e, soprattutto, di Soutine.
  • 1961 Si reca negli Stati Uniti dove, su richiesta dell’American Federation of Art, espone in una mostra alla Columbia University di New York le riproduzioni delle pitture e dei graffiti sulle civiltà preistoriche sahariane, poi itinerante nelle maggiori università americane.
  • 1961-1964 Inizia a frequentare il gruppo neofigurativo “Il pro e il contro” formato dai pittori Attardi, Calabria, Farulli, Gianquinto, Vespignani e dai critici Del Guercio, Micacchi e Morosini, dai quali si allontanerà nel 1964. In quello stesso periodo, Guccione realizza alcune opere che rimandano alla pittura di Francis Bacon, scoperto nel 1962 assieme ad Attardi, in occasione della mostra dedicata al grande pittore irlandese a Torino.
  • 1962 Firma un contratto con la Galleria La Nuova Pesa, dove organizza la sua seconda personale: dopo quasi dieci anni di attività, Guccione riesce finalmente a vivere di sola pittura.
  • 1963 Illustra Il rosso e il nero di Stendhal per l’editore Parenti.
  • 1965 Con il ciclo dei Giardini, esposto alla Galleria La Nuova Pesa, raggiunge una totale autonomia artistica: il racconto della realtà lascia spazio alle cose, tutte, degne di essere dipinte.
  • 1966-1969 Nel 1966 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove verrà invitato anche nel 1972, 1978, 1982, 1988, e 2011. Dal 1966 fino al 1969 è assistente di Renato Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sarà anche titolare di cattedra.
  • 1967 Dipinge Sulla spiaggia di Sampieri, la sua prima veduta di mare, dove forte è l’influenza di Edvard Munch, pittore molto amato, al quale dedicherà un viaggio a Oslo nel 1973.
  • 1968 Prima personale alla Galleria Il Gabbiano di Roma, dove presenta opere del ciclo Città riflessa: paesaggi riflessi sulle carrozzerie delle automobili. Inizia un lungo sodalizio, sia professionale sia umano, con Sandro Manzo e Laura Mazza, proprietari della galleria.
  • 1969 Costruisce una casa estiva tra Punta Corvo e la Baia di Sampieri, lembo estremo della Sicilia Orientale. Da questo momento la sua permanenza in Sicilia si fa sempre più assidua.
  • 1969-1970 Dipinge il ciclo Attese di partire, composto da una decina di tele poi esposte alla Galleria Forni di Bologna, dove tocca «un secondo momento di notevole compiutezza con una forma bloccata, talora al limite del virtuosismo» (cit. G. Giuffré).
  • 1970 Il piccolo dipinto intitolato Le linee del mare e della terra dà l’avvio all’omonimo ciclo, tra i più caratterizzanti della sua pittura.
  • 1971 La città di Ferrara gli dedica la prima antologica a Palazzo dei Diamanti con l’esposizione di 80 opere dal 1962 al 1970, presentata da Enzo Siciliano.
  • 1976 Espone per la prima volta a Parigi, con una personale alla Galerie Claude Bernard (dove sarà invitato nuovamente nel 1983, 1988 e 1998) presentato in catalogo da Dominique Fernandez.
  • 1977 Nella capitale francese visita una mostra sulla pittura del Romanticismo e viene “folgorato” dalla sala dedicata a Caspar David Friedrich, «dal suo occhio freddo ed incandescente, insieme», che tanto influenzerà la produzione degli anni successivi.
  • 1979-1980 Piero Guccione decide di lasciare Roma e di rientrare definitivamente in Sicilia. Il suo nuovo e permanente punto di osservazione sarà nell’altopiano modicano, a Quartarella, dove trascorrerà il resto della vita. La Galleria Il Gabbiano lo presenta per la prima volta alla FIAC di Parigi con una personale.
  • 1980 Espone per la prima volta a New York, presso la Odyssia Gallery, presentato in catalogo da un testo di Alberto Moravia.
    1981 La grande tela L’ultimo mare, terminata nel 1983, segna significativamente il cambiamento di rotta dell’artista, e l’inizio di una nuova fase, che coincide con l’abbandono (momentaneo) della pittura a olio e del tema del mare, che riprenderà nel 1985. In questo periodo Guccione si dedica prevalentemente a disegni e pastelli, che porteranno alla nascita di due importanti cicli: Viaggio attorno a Caspar David Friedrich e la prima serie di pastelli dedicati al Carrubo: Immagini e riflessioni intorno ad un albero che muore. Diviene punto di riferimento, assieme al pittore e amico fraterno Franco Sarnari, del “Gruppo di Scicli” che tiene la prima collettiva alla Galleria La Tavolozza di Palermo dal titolo Ombre e Luci del Sud. Renato Guttuso, che visita la mostra, conia per primo la definizione di “Gruppo di Scicli”.
  • 1984 Ritorna in America invitato dall’Hirshorn Museum di Washington alla mostra internazionale Drawings 1974-84. La Galleria Il Gabbiano, inoltre, lo espone per la prima volta alla Chicago International Art Exposition con una mostra personale presentata da Susan Sontag.
  • 1985 Si consolida l’interesse del suo lavoro a livello internazionale. Espone un’antologica di grafica al Metropolitan Museum/The Mezzanine Gallery of Art di New York, dove due sue opere grafiche figurano nella collezione permanente del Museo. La Galleria Il Gabbiano presenta il ciclo di pastelli Geometria e malinconia delle pietre alla Kunstmesse (ArtBasel) di Basilea. Dopo qualche anno di sospensione, riprende il dialogo interrotto con la pittura a olio, soprattutto con il tema del mare. Parallelamente, lavora ai pastelli per il racconto Senso di Camillo Boito, che uscirà nel 1986 per le Edizioni Franca May, con un’introduzione di Alberto Moravia.
    1986 Espone, prima a Milano e poi a Roma, il ciclo di pastelli su tema del carrubo Dopo il vento d’occidente, presentato in catalogo da Gesualdo Bufalino e Susan Sontag.
  • 1987 Inizia a dedicarsi ai d’après come riaffermazione del valore salvifico dell’arte e omaggio nei confronti dei classici quali Caravaggio, Giorgione, Correggio, Leonardo, Masaccio, Michelangelo, Pontormo.
    1988 La Biennale di Venezia, nel Padiglione italiano, gli rende omaggio con una sala personale dove viene esposto il grande dipinto L’ultimo mare. È finalista (con Burri, Schifano e Perez) al premio Artista dell’anno a Napoli, promosso da 120 critici italiani.
  • 1989 La James Goodman Gallery di New York gli dedica un’importante personale. A Palazzo Sarcinelli di Conegliano s’inaugura una sua grande antologica (centotrenta opere, tra dipinti e pastelli, dal 1957 al 1989) curata da Marco Goldin.
  • 1991 Espone alla Galleria Il Gabbiano i bozzetti per le scenografie di Norma, di Vincenzo Bellini, andata in scena nel maggio del 1990 al teatro Bellini di Catania con la regia di Mauro Bolognini.
  • 1993 In occasione della manifestazione per il 64° Premio Letterario Viareggio, espone la serie Il mare a Palazzo Paolina di Viareggio. Declina l’invito di Bonito Oliva a partecipare alla Biennale di Venezia.
  • 1995 Guccione è nominato Accademico di San Luca. Declina l’invito di Jean Clair a partecipare alla Biennale di Venezia, edizione del centenario.
  • 1997 Si svolge presso la Villa Foscarini-Rossi di Stra (Venezia) la prima mostra antologica dedicata unicamente ai pastelli, con 80 carte che vanno dal 1974 al 1996, a cura di Marco Goldin.
  • 1998 L’opera Verso Oriente invisibile e leggero esposta alla personale di Palazzo Reale a Milano segna una nuova attitudine di guardare il mare.
  • 1999 Riceve dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il Premio Speciale per la Cultura unitamente a Riccardo Muti e Rita Levi Montalcini.
  • 1999-2000 Per il teatro Garibaldi di Modica realizza (con Franco Sarnari, Piero Roccasalva e Giuseppe Colombo) una tela del diametro di 440 cm, per la volta della sala.
  • 2000 I due dipinti Sul far della luna e Il grido della luna aprono l’ultimo ciclo dedicato al mare.
  • 2001 Viene pubblicata da Il Cigno Edizioni di Roma, la riedizione dell’opera originale di Galileo Galilei Discorsi intorno a due Nuove Scienze, con la prefazione di Sua Santità Giovanni Paolo II e illustrato da dieci incisioni di Piero Guccione.
  • 2004 Il 14 dicembre 2004 riceve da Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana come benemerito dell’arte e della cultura.
  • 2005 La Regione Siciliana onora i settant’anni dell’artista con una mostra curata da Enzo Siciliano e itinerante a Monza, San Pietroburgo, Ragusa, Roma e Barcellona.
  • 2006 Nel mese di luglio la grande tela Il nero e l’azzurro è esposta sulla parete della Sala Italia di Palazzo Madama a Roma, sede del Senato della Repubblica Italiana.
  • 2008 Milano e Roma celebrano Piero Guccione  dedicandogli mostre importanti, rispettivamente a Palazzo Reale e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM), curate da Vittorio Sgarbi e Maurizio Calvesi.
  • 2010 Si inaugurano Le pale della Maddalena per il Battistero della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma.
  • 2011 Al Festival Internazionale del cinema di Roma, al Festival del cinema italiano di Madrid e alla Biennale di Venezia viene presentato il film documentario Piero Guccione, verso l’infinito, del regista Nunzio Massimo Nifosì.
  • 2015 La città di Modica onora gli ottant’anni di Guccione con una mostra antologica, curata da Paolo Nifosì e Tonino Cannata.
  • 2017 Nel mese di luglio riceve il Premio Pio Alferano 2017 presso il Castello dell’Abate (Castellabate, Salerno), dove è allestita l’ultima mostra a lui dedicata, L’armonia dell’invisibile, a cura di Giuseppe Iannaccone.
  • 2018 Piero Guccione si spegne il 6 ottobre, all’età di ottantatré anni, nella sua amata casa di Quartarella (Modica).

 

Dove e quando

Evento: Museo d’arte, Piazzetta dei Serviti, Mendrisio
  • Date : 07 April, 201930 June, 2019