Alla Basilica di Santa Maria alla Pietrasanta – Lapis Museum – di Napoli prosegue, fino a domenica 28 settembre, un’ampia panoramica su Pablo Picasso curata da Joan Abelló con Stefano Oliviero per celebrare il talento e la creatività del rivoluzionario pittore, scultore e incisore malaghense abbracciando mezzo secolo di vita, conclusasi nel 1973 a novantadue anni. Suddivisa in otto sezioni che ospitano centotre opere, Picasso. Il linguaggio delle idee, accompagnata da un catalogo edito da Artbookweb, racconta l’artista e l’uomo, la sua evoluzione stilistica, le influenze, le collaborazioni, le amicizie, i temi ricorrenti e i simbolismi, in un lungo percorso ricco di sperimentazioni e rivoluzioni.
L’evento espositivo riporta Picasso a Napoli, città in cui soggiornò nel 1917, in occasione della messa in scena di Parade dei Balletti russi per i quali disegnò costumi e allestimento.

A Napoli, e in genere durante i suoi viaggi in Italia, subì la fascinazione della commedia dell’arte e delle maschere tradizionali, come Pulcinella, che divenne, con i costumi di Picasso, un’opera dei Balletti russi, che portarono in scena anche Le Tricorne (1920) con le musiche di Manuel de Falla. Anche di questo celebre balletto, l’artista fu autore dei costumi per i personaggi popolari protagonisti del racconto ispirato al folclore andaluso; in mostra sono presenti trentatrè stampe di quei disegni.
Collegato all’interesse per le maschere popolari, anche il mondo del circo (a inizio Novecento, forma di intrattenimento molto in voga), la mostra dedica un piccolo spazio alla figura di Arlecchino e ai saltimbanchi, molto amati da Picasso che, nel “Periodo blu”, li rappresenta spesso, esaltandone l’anima malinconica e delicata. Presenti due after work: l’acquaforte e acquatinta Les Saltimbanques (The Acrobats) au chien del 1905 e la collotipia a colori Arlequin et sa compagne (Les Deux Saltimbanques) del 1901.

Altra parte importante è la sezione dedicata alla ceramica: Picasso fu il primo a sdoganarne l’artigianalità al mondo dell’arte, plasmando e decorando numerosi oggetti, presenti dieci esemplari, realizzati negli anni ’50 a Vallauris e, dello stesso periodo, le fotografie dell’apposita sezione, con quindici scatti rappresentativi dell’amicizia e della stima con i fotografi Edward Quinn e André Villers che lo immortalarono in diverse occasioni private: osservabili momenti di vita quotidiana e familiare nella villa “La Californie” a Cannes con anche la celebre capra Esmeralda, e a Vallauris. In particolare, spicca la famosa e ironica fotografia di Villers con Picasso in posa come Braccio di ferro (1957).
Tra le altre opere esposte, i dieci manifesti realizzati per le sue stesse mostre degli anni Sessanta e le dieci acquetinte della serie Sable mouvante. Infine, l’unico dipinto ad olio in mostra: l’inedito Paesaggio lussureggiante (1930), un recente ritrovamento attribuito a Àngel Fernández de Soto, amico di Picasso che, nel 1903, lo ritrasse nel dipinto Il bevitore d’assenzio.

Joan Abelló, spiega: «La mostra presenta opere di Pablo Picasso, di due suoi grandi amici fotografi dell’ultimo periodo (Edward Quinn, 1920-1997 e André Villers, 1930-2016) e di un suo caro amico di gioventù (Àngel Fernández de Soto, 1882-1937), recentemente scoperte e in corso di attribuzione, e un significativo gruppo di opere provenienti da collezioni europee. Opere in varie tecniche, un corpus significativo di lavori del Maestro che non vuole essere una mostra in più e senza senso su Picasso, mostrando una collezione irrazionale di opere proprie o estranee a lui, al suo tempo o al suo contesto, come ha criticato Claude Ruíz-Picasso (1947-2023); lui ha gestito i diritti d’autore dell’opera, del nome e dell’immagine del padre, attraverso la Succession Picasso e la Picasso Administration, fino a poco prima della sua morte, avvenuta nel 2023, anno in cui ricorre anche il 50° anniversario della morte di Picasso e in cui gli sono state dedicate migliaia di mostre in tutto il mondo. Annus horribilis per la famiglia Picasso, in cui nel preludio del dicembre 2022, quasi a Natale, muore Maya Picasso, la secondogenita dell’artista e la sua discendente più estroversa, con la quale ho avuto modo di collaborare in una mostra che ha dedicato a uno scultore repubblicano catalano, amico del padre ed esiliato per qualche mese nel 1939, nel suo studio di Rue des Grands-Agustins, che il Maestro utilizzava dal 1937, dove Rebull fece un busto a Maya: Joan Rebull. Anni ‘20 e ‘30, MNCARS, Madrid, 2003-2004. Nel frattempo, nel giugno del 2023, muore Françoise Gilot, madre dei suoi figli piccoli, Paloma e Claude, e unica donna che ha lasciato l’artista. Poco più di due mesi dopo, in agosto, lo stesso Claude Picasso segue le orme della madre».

Cercando di sintetizzare affinché il visitatore possa apprezzarla pienamente, la mostra comprende questa prevenzione filiale e la critica al sistema di mostre senza pretesto che si tengono incessantemente in Italia. Ancora il Curatore: «Le mostre di tesi forniscono un concetto, un’idea, che aiuta la storia dell’arte. Il linguaggio delle idee. Pablo Picasso, vuole contribuire nella sua umile misura e fornire nuovi dati per comprendere questo genio dell’arte del XX secolo, con opere molto varie nella loro riproducibilità tecnica, per parafrasare Walter Benjamin. Da un lato, per spiegare – ancora di più – come l’amicizia sia stata la ragione dei suoi inizi creativi a Barcellona (Catalogna), con opere del suo ambiente, raramente o mai esposte, come quella che presentiamo del suo amico, Àngel Fernández de Soto, di cui forse solo un’altra è conservata nel Museo Picasso di Barcellona firmata Soto II che, secondo la sua biografa Conxa Rodíguez Vives potrebbe essere attribuito a lui. Il Museo Picasso è più cauto e lo registra come anonimo, anche se faceva parte del lascito personale di Picasso, una donazione fatta nel 1970 (Racó d’un cementiri, acquerello su carta, 9,3 x 15,8 cm. MPB 110.430, Catàleg… 1984, p.777). Picasso era molto incline alle idee sociali, con amici che lo iniziarono non solo ai bordelli – come quello già citato – ma anche alle teorie politiche ed estetiche, che definirono i suoi gusti e la sua personalità».