“Per me non c’è passato né futuro nell’arte.
Se un’opera d’arte non può vivere nel presente, non deve essere considerata affatto.”

(Pablo Picasso)

Modellare la creta è stata forse la prima attività manuale dell’uomo che sia passata dal mero utilitarismo (fabbricare recipienti per conservare liquidi) all’espressione di quella creatività che costituisce una nota distintiva dell’animale-uomo sino dalla preistoria, la ricerca della sintesi fra “buono” e “bello” a cui istintivamente aspira.

La ceramica – terracotta decorata con varie tecniche – costituisce un’evoluzione della semplice, umile terracotta: l’aspetto decorativo dell’oggetto modellato assume un’importanza almeno pari a quella della funzione che è destinato a svolgere, come testimonia ad esempio la ricchissima produzione di vasi figurati – sulla cui superficie si rappresentavano miti, leggende e storie di dei ed eroi – che dall’antica Grecia si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. Più tardi, furono le ceramiche prodotte nel mondo islamico – dove con questo materiale si realizzavano i rivestimenti di cupole, pareti e pavimenti – che dai paesi del Medio Oriente arrivarono fino alla penisola iberica: le piastrelle con decorazioni dipinte in azzurro (azulejos) che ricoprivano le pareti di case, chiese ed edifici pubblici, divennero la sigla caratteristica delle architetture in Spagna e Portogallo tra Medioevo e Rinascimento.

Non stupisce quindi che un maestro come Pablo Picasso – “ostinatamente mediterraneo”, secondo la definizione del critico e storico dell’arte Jean Leymarie – vorace e instancabile sperimentatore di materiali e tecniche, abbia rivolto la sua attenzione anche verso la ceramica, attratto dalle potenzialità espressive che questo duttile materiale gli offriva. Al mondo della ceramica Picasso si era accostato saltuariamente durante gli anni Venti, ma fu solo dopo la seconda guerra mondiale che l’incontro con i coniugi Ramié, titolari della manifattura Madoura a Vallauris, in Provenza, lo coinvolse pienamente per alcuni anni.

L’affascinante rassegna Picasso, la sfida della ceramica, che il MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche) di Faenza propone fino al 13 aprile 2020, narra attraverso cinquanta pezzi unici provenienti dal Musée National Picasso-Paris, la storia dell’amore intenso e travolgente dell’artista per la produzione di ceramiche, che ebbe inizio con un periodo di studio e riflessione, testimoniato da alcune decine di disegni preparatori; un procedimento analogo a quello utilizzato da Picasso per dipinti e sculture, tracciando una serie di schizzi sullo stesso soggetto, e sottoponendolo a ulteriori metamorfosi in ogni versione successiva.

Con la collaborazione del ceramista Jules Agard, messogli a disposizione dalla famiglia Ramié, nel corso del 1947 Picasso abbandonò ogni altro mezzo per dedicarsi esclusivamente alla ceramica, creando quasi duemila opere in un solo anno. Nel 1948 si trasferiva a Vallauris, dove applicò alla ceramica la sua esperienza di pittore, incisore e scultore. Le forme e i temi di molte tra le sue creazioni dell’epoca si richiamano alle antiche civiltà del Mediterraneo, nella dichiarata convinzione che “L’arte dei greci, degli egizi, dei grandi pittori vissuti in altre epoche, non è arte del passato. Forse è più viva oggi di quanto lo sia mai stata”.

Nella rassegna faentina, il percorso espositivo accosta i pezzi picassiani a una serie di ceramiche di varie epoche: con una carrellata che va dai vasi greci a figure nere del IV secolo a.C. ai vasi precolombiani dell’America meridionale, fino a boccali e piatti prodotti in Italia tra Medioevo e Rinascimento, si stabilisce tra pezzi d’epoca e moderni un dialogo fitto di rimandi e citazioni. Picasso non si limitò a trarre ispirazione dall’antichità – giungendo fino a utilizzare alcuni frammenti di scarto che dipinse a imitazione dei reperti archeologici greci – ma guardò anche alla produzione popolare di area mediterranea mutuandone le forme, i linguaggi e le tecniche.

Al centro della mostra, il vaso Le quattro stagioni, del 1950, raccoglie ed esprime in tutte le sue potenzialità la riflessione dell’artista su un materiale tanto antico quanto attuale: Picasso utilizzò uno dei vasi che Agard fabbricava seguendo le sue indicazioni, e che costituivano la base per la trasformazione in vasi “donna” o “colomba” da parte del maestro. Questo procedimento è visibile nel documentario realizzato nel 1954 a Vallauris dal regista Luciano Emmer e proiettato in mostra. A proposito dei vasi “donna”, Picasso affermava: “Da secoli le persone sostengono che i fianchi delle donne hanno la forma del vaso. Non è più poetico, è diventato un cliché. Io prendo un vaso e con esso do forma ad una donna. Prendo la vecchia metafora, la realizzo nella direzione opposta e le do nuova vita. Mi muovo […] dalla metafora a ritroso verso la realtà. Permetto di vedere la realtà perché ho usato una metafora”.

L’incontro tra Picasso e Faenza avvenne in seguito ai gravi danni che il Museo aveva subito durante la guerra per un bombardamento sulla città. Quella che era stata la più grande raccolta al mondo dedicata all’arte ceramica risorse grazie anche alla generosità di musei, collezionisti e artisti che contribuirono a ricostruire le collezioni andate distrutte.

Il Direttore del Museo fece pervenire a Picasso una lettera tramite i coniugi Ramié: “A Voi, che avete aperto un cammino nuovo nell’arte e che ora vi dedicate alla ceramica, quest’arte affascinante e venerabile, mi permetto di indirizzare la mia preghiera di voler arricchire le nuove collezioni del Museo con una vostra creazione. Essa indicherà un’epoca per la ceramica moderna”: l’artista inviò nel 1950 a Faenza un primo piatto ovale, raffigurante la Colomba della Pace, al quale fecero seguito altre quattro donazioni di pezzi unici.

Nel 1960, quando al MIC si tenne la prima mostra di ceramiche di Picasso, il curatore Giuseppe Liverani coglieva il senso della sfida che il maestro aveva raccolto, cimentandosi con un materiale in genere riservato a una produzione di tipo artigianale: “La lezione che il genio di Picasso impartisce ai cultori della ceramica e che noi vorremmo fosse meditata dai nostri maestri è quella di una pittoricità distesa e cordiale, che si serve dei mezzi più semplici e modesti del vasaio artigiano”.

Didascalie immagini

  1. Skyphos miniaturistico, ceramica italiota, fine sec. IV a.C., terracotta con patina – MIC Faenza 
    © MIC Faenza Pablo Picasso,
    Picador,  Vallauris (Francia),1952, terracotta con smalto – MIC Faenza, 
    © Succession Picasso, by SIAE 2019
  2. Picasso nell’atelier di Madoura, Vallauris,1947 – Studio Lipnitzki (dit), Lipnitzky Boris 
    © Lipnitzki/Roger-Viollet,
    © Succession Picasso, by Siae 2019
  3. Pablo Picasso, Vaso Donna con Anfora, Vallauris, ottobre 1947-1948, Musée Picasso-Paris – Terra bianca: elementi torniti, modellati e assemblati. Decoro a ingobbio e smalto bianco, incisioni, patina dopo la cottura
    © RMN – Grand Palais ( Musée National Picasso-Paris) Béatrice Hatala ©Succession Picasso
  4. Una sala della mostra di Faenza
    (foto © Donata Brugioni)
  5. Pablo Picasso, Vaso con corteo di uomini, manifattura Madoura, Vallauris (Francia), 1950, terraglia incisa e dipinta – MIC Faenza 
    © Succession Picasso, by SIAE 2019
  6. Pablo Picasso, Le quattro stagioni, Vallauris (Francia), Maggio 1950, terracotta graffita e dipinta a ingobbi – MIC Faenza 
    © Succession Picasso, by SIAE 2019
  7. Pablo Picasso, Vaso a forma ovoidale dipinto con testa di donna, 21 febbraio 1961, Mougins-Vallauris – Musée National Picasso-Paris Terra bianca: pezzo tornito. Decorazioni: superfici incise e raschiate 
    © Succession Picasso / Ph: RMN- Grand Palais (Musée National Picasso-Paris) / Adrien Didierjean
  8. Pablo Picasso, Vassoio con colomba, ottobre 1949, terraglia dipinta e invetriata – MIC Faenza 
    © Succession Picasso, by SIAE 2019
  9. Pablo Picasso, Volto di fauno tormentato, manifattura Madoura, Vallauris (Francia), 1956, terraglia dipinta e invetriata, MIC Faenza,
    © Succession Picasso, by SIAE 2019

in prima pagina: Picasso nell’atelier di Madoura, Vallauris,1947 – Studio Lipnitzki (dit), Lipnitzky Boris
© Lipnitzki/Roger-Viollet,
© Succession Picasso, by Siae 2019
(particolare)