Solo ciò che è straordinario sopravvive
(Oscar Wilde)

Quando nel 1949 Marguerite Guggenheim (universalmente conosciuta con il diminutivo Peggy) prese possesso della dimora veneziana di Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande, l’edificio versava in uno stato di abbandono e degrado. Si era spenta ormai da tempo l’eco delle fantasmagoriche feste che avevano animato le sale e il giardino tra gli anni Dieci e Venti del XX secolo: la proprietaria dell’epoca, la marchesa Luisa Casati, vi riuniva una variopinta fauna umana e animale di ogni genere, nella quale spiccava ll ghepardo che la marchesa portava in giro al guinzaglio nelle occasioni mondane e perfino in gondola, disteso ai suoi piedi.

Già in passato, Peggy Guggenheim aveva cercato conforto a Venezia in momenti difficili per la sua vita familiare e affettiva. Scriverà più tardi nell’autobiografia Una vita per l’arte: “Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Venire a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro”; e infine “decisi che Venezia sarebbe stata la mia patria futura: l’avevo sempre amata più di ogni altro posto su questa terra e sentii che lì da sola sarei stata felice”.

Alle decorazioni delle pareti in nero, bianco e oro volute da Luisa, i successivi proprietari avevano sovrapposto stucchi d’ispirazione settecentesca. Peggy fece piazza pulita di tutto, lasciando i pavimenti in seminato, tipici degli edifici veneziani, e dipingendo le pareti di bianco, in modo da far risaltare al massimo le opere che avrebbero popolato gli ambienti: la visione incomparabile del Canal Grande con la sua mutevole luminosità entrava dalle finestre a ponente, mentre le stanze sul giardino si riempivano dei giochi di ombre creati dalle fronde degli alberi nelle mattine di sole.

A settanta anni dal definitivo trasferimento di Peggy a Venezia, e a quaranta anni dalla sua morte, la Peggy Guggenheim Collection organizza dal 21 settembre 2019 al 27 gennaio 2020, nella sede di Palazzo Venier dei Leoni, la mostra Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa nella quale attraverso una sessantina di opere che comprendono dipinti, sculture e lavori su carta si ripercorrono i trent’anni di vita in laguna di Peggy. Tra le sculture esposte figura quella Testa e conchiglia di Jean Arp, che fu il primo pezzo acquistato da Peggy per la sua collezione: “La prima cosa che comprai per la mia collezione fu un bronzo di Jean Arp. [Arp] mi portò alla fonderia dove era stato fuso e me ne innamorai tanto che chiesi di poterlo tenere tra le mani: nello stesso istante in cui lo sentii volli esserne la proprietaria”, ricorderà.

Le scelte di Peggy si orientavano soprattutto verso i fenomeni artistici europei: coadiuvata dal grande storico e critico Herbert Read, e grazie all’amicizia di Marcel Duchamp e Nellie van Doesburg, le sue acquisizioni riguardarono inizialmente le avanguardie europee, dal Cubismo al Surrealismo, rivolgendosi poi verso l’astrattismo, e in particolare l’Espressionismo astratto americano; nella sua galleria Art of This Century, aperta a New York nel 1942 e destinata a rimanere in attività per cinque anni, esponevano artisti come Jackson Pollock e Robert Motherwell.

Nella collezione occupa un posto d’onore la figura di Jackson Pollock, rappresentante emblematico dell’Action Painting: all’inizio degli anni Quaranta Pollock divenne in poco tempo uno dei maggiori artisti americani, quasi un mito, grazie soprattutto al sostegno di Peggy, che lo aveva “scoperto” quando lavorava come collaboratore nel museo newyorkese dello zio Solomon Guggenheim. Nel 1943 Pollock ottenne da Peggy un contratto che gli permise di dedicarsi pienamente alla carriera artistica, e fu proprio Peggy a organizzargli nel 1950 la prima personale in Europa, che si tenne a Venezia, nell’Ala Napoleonica in Piazza San Marco.

Le tele di Pollock esposte in occasione della rassegna veneziana, selezionate tra le undici appartenenti alla collezione, offrono al visitatore la possibilità di seguire il percorso che l’artista affrontò negli anni Quaranta, passando da opere in cui l’elemento figurativo è ancora presente, come La donna luna del 1942, alla dissoluzione magmatica delle forme che caratterizza Occhi nel caldo, dipinto nel 1946, e che prelude alle tele realizzate a partire dalla fine del decennio con la tecnica del dripping – nella quale il colore viene fatto gocciolare sulla tela distesa per terra – di cui Pollock fu l’iniziatore.

Il percorso espositivo comprende opere celebri come L’impero della luce di René Magritte e Studio per scimpanzé di Francis Bacon, mentre la presenza di italiani – tra cui Tancredi Parmeggiani ed Emilio Vedova – testimonia il forte legame tra Peggy e Venezia, che ricambiò offrendole la cittadinanza onoraria; le opere di due artiste, Grace Hartigan e Irene Rice Pereira, che Peggy seguì e incoraggiò, mostrano la sua attenzione e il suo sostegno alle figure femminili nel mondo dell’arte: a Irene Rice Pereira la collezionista dedicò anche una rassegna monografica che si tenne nel 1944 nella sede di Art of This Century.

Per la prima volta sono esposti alcuni fogli degli scrapbooks, gli album nei quali Peggy raccoglieva articoli di giornali, fotografie, lettere, inviti delle sue mostre; non mancano le testimonianze dello sconcerto con cui venne accolto in alcuni ambienti l’arrivo della sua collezione a Venezia: Camilla Cederna, celebre giornalista e icona del bon ton milanese, si chiedeva addirittura se Venezia sarebbe sopravvissuta alla “Signora Guggenheim”.

In occasione della mostra in corso, le sale di Palazzo Venier dei Leoni ospitano la maggior parte delle opere acquistate tra il 1938 e il 1947, tra le quali figura la Scatola in una valigia, realizzata da Marcel Duchamp nel 1941 proprio per Peggy e raramente esposta per la sua fragilità; contenente 69 riproduzioni in miniatura di celebri lavori dell’eclettico e dissacratore artista francese, la Scatola viene presentata al pubblico dopo un importante intervento di studio e restauro condotto presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

A fianco della mostra, numerosi eventi e iniziative didattiche si susseguiranno nell’arco di un anno (calendario sul sito ufficiale). Sottolinea Karole Vail, Direttrice della Guggenheim Collection e curatrice della mostra insieme a Gražina Subelytė: “Mia nonna Peggy ha creato a Venezia uno spazio di libertà. E tale oggi deve essere. Uno spazio d’incontro e di scambio perché dall’educazione all’arte e dalla forza catalizzatrice del processo creativo delle avanguardie si possa comprendere e interpretare il nostro presente”.

Didascalie immagini

1 La facciata sul Canal Grande del settecentesco palazzo “non finito” Venier – detto “dei Leoni”, forse per gli elementi scultorei che  ne decoravano la base. La costruzione del palazzo fu abbandonata quando era stato edificato solo il piano terreno. Dimora di Peggy Guggenheim dal 1949 alla morte (1979), vi ha sede la Peggy Guggenheim Collection
© Donata Brugioni

2 Peggy Guggenheim nella sua gondola davanti a Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, 1965 ca.
Photo Roloff Beny / Courtesy of Archives and National Archives of Canada.

3 Peggy Guggenheim nella sala da pranzo di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni ’60. A sinistra, Vasily Kandinsky, Paesaggio con macchie rosse, n. 2 (Landschaft mit roten Flecken, Nr. 2), 1913. In fondo al centro, Umberto Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case, 1915.
Fondazione Solomon R. Guggenheim. Photo Archivio Cameraphoto Epoche. Donazione, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005.

4 Arshile Gorky: Senza titolo – Estate 1944, Olio su tela 167 x 178.2 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

5 Jackson Pollock: La donna luna – Olio su tela 175,2 x 109,3 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New

6 Jackson Pollock: Occhi nel caldo – Olio (e smalto?) su tela 137,2 x 109,2 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New

7 René Magritte: L’impero della luce (L’Empire des lumières), 1953–54 – Olio su tela 195.4 x 131.2 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© René Magritte, by SIAE 2019

8 Emilio Vedova: Immagine del tempo (Sbarramento) – Tempera d’uovo su tela 130,5 x 170,4 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© Fondazione Emilio e Annabianca Vedova

9 Pierre Alechinsky: Vestaglia, 1972 – Acrilico su carta montata su tela 99,5 x 153,5 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© Pierre Alechinsky, by SIAE 2019

in prima pagina: La facciata sul Canal Grande del settecentesco palazzo “non finito” Venier  – detto “dei leoni”, forse per gli elementi scultorei che  ne decoravano la base. La costruzione del palazzo fu abbandonata quando era stato edificato solo il piano terreno. Dimora di Peggy Guggenheim dal 1949 alla morte (1979), vi ha sede la Peggy Guggenheim Collection
© Donata Brugioni