Come si fa a mettere in mostra un poeta?
Lo potete scoprire fino al 20 gennaio alle Scuderie del Quirinale visitando la grande mostra “Ovidio. Amori, miti e altre storie” curata da Francesca Ghedini e dedicata nel bimellenatio della morte a Publio Ovidio Nasone, tra gli autori della latinità, certamente, fra i più amati per i suoi versi che parlino d’amore, di miti o delle storie degli dèi che restituiscono sempre a ognuno l’immagine di un mondo vivo e culturalmente dinamico.

Già, ma cosa hanno in comune la scrittura e l’immagine? come sottolineare l’importanza delle parole attraverso una selezione di opere? come raccontare l’importanza nella storia occidentale di un poeta – capace di influenzare da sempre il pensiero umano –  attraverso altre arti, altri artisti, altre forme? 
Il percorso espositivo attraversa i secoli per snodarsi tra affreschi provenienti da Pompei, sculture d’età imperiale, circa trenta antichi testi – tra cui preziosissimi manoscritti – e capolavori come la “Venere pudica” di Botticelli o la “Venere callipigia” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, raffigurazioni delle storie ovidiane a opera di artisti moderni dal Quattrocento al Settecento come Benvenuto Cellini, Tintoretto, Ribera, Poussin, Batoni per arrivare al contemporaneo con l’installazione al neon di Joseph Kosuth, ispirata ai testi ovidiani, che accoglie il visitatore in entrata.

Duecentoquaranta opere in prestito, da un’ottantina di musei tra italiani e internazionali, per un racconto che ha inizio dalla vita del poeta e dal suo rapporto contrastato con l’imperatore Augusto – al poeta inflisse la pena di uno spietato esilio sulle rive del Mar Nero – sala dopo sala, si scoprono i temi al centro dei suoi scritti: dalla prospettiva dello sguardo sul mondo femminile, da lui istruito sulle tecniche di seduzione, alla contrapposizione tra la dignitosa severità degli dèi ufficiali del principato con le vivaci e sensuali figure che animano i versi delle Metamorfosi. Le divinità del Pantheon (Venere, Apollo, Diana, Giove) diventano nel mondo ovidiano vittime di amori tanto veementi quanto illegittimi o artefici di violenti vendette e atroci punizioni, come si vede nella tragica vicenda di Niobe, figlia di Tantalo, costretta a vedere uccisi i propri figli e rappresentata in mostra da sculture provenienti da uno straordinario gruppo statuario di recente scoperta.

Un nucleo importante della mostra ruota attorno alle Metamorfosi, celebrate nella loro impareggiabile capacità di evocare immagini attraverso le parole. Un gioco di specchi, tra miti narrati e raffigurati, che prende forma attraverso stucchi ed affreschi di area vesuviana, gemme, sculture e rilievi funerari. Manufatti che riproducono le storie di fanciulle amate, abbandonate e rapite (come Arianna e Proserpina), di giovani dai tragici destini (tra cui Meleagro e Icaro) o di tormentate vicende amorose che si concludono con una trasformazione, la più celebre quella di Ermafrodito, immortalato per sempre nella celeberrima statua d’età romana proveniente da Palazzo Massimo.

Forza espressiva e la suggestione che i versi del poeta hanno continuato a imprimere nel tempo, sino ai giorni nostri. Il suo dominio sulla parola e la musicalità della poesia hanno saputo creare un caleidoscopio d’immagini che nei secoli è stato fonte d’ispirazione per numerosi artisti e ha contribuito a delineare i contorni della cultura occidentale.
Un’influenza che si riflette non solo nelle immagini ma anche nelle parole. Sono da ricondurre alla sua penna, ad esempio, espressioni comuni come: “non posso vivere con te né senza di te” e “in amor vince chi fugge”. Non parleremmo di “narcisismo” se il suo Narciso non avesse avuto tanta fortuna.

Didascalie immagini

Alcuni scatti durante la visita della mostra 
“Ovidio. Amori, miti e altre storie
foto © Cinzia Colzi in esclusiva per questo articolo

Dove e quando

  • Fino al: – 20 January, 2019
  • Indirizzo: Scuderie del Quirinale – Roma