«Finalmente le Veneri, gli Adoni, gli Amori, le Minerve, le Psiche, e i Ganimedi, le barbe venerande o spaventose di Giove e di Plutone, in fine tutte le pazze e laide avventure della mitologia, sono sbandite dalla savia pittura del secolo XIX, e più non vengono a infestare le sale delle belle arti, a contaminare d’incresciose ricordanze, di sconce avventure, i sensi e i cuori di coloro che amano consolarsi coi cari ricreamenti del bello. Finalmente scomparve questa vieta mitologia caro pascolo degli occhi cisposi de’ nostri bisavoli, né lasciò che qualche vezzo a simboleggiare idee gentili: vi succede invece co’ gravi suoi ammaestramenti la storia, a pingere le azioni generose de’ padri nostri, ad innalzare col loro esempio gli animi alla virtù. Sia di tanto lode all’incremento della civile filosofia, sia lode al severo linguaggio della critica che sfolgorando questi pittori di mitologiche fole, finalmente gli sterminò dal palagio delle arti

Il virgolettato del 1829 appartiene al giornalista, filosofo e scrittore Defendente Sacchi (Casa Matta di Siziano, 22 ottobre 1796 – Milano, 20 ottobre 1840) in occasione dell’Esposizione delle Belle Arti a Brera. Come ci ricorda Simona Bartolena – nel saggio in catalogo della mostra “Ottocento Lombaro” da lei curata e in corso a Lecco al Palazzo delle Paure –  la scomparsa di Giuseppe Bossi e Andrea Appiani, grandi protagonisti della stagione neoclassica milanese, aveva provocato negli ambienti di Brera una crisi di difficile superamento. Pertanto, partendo dalla stagione romantica, passando per le esperienze risorgimentali e le ribellioni scapigliate, l’esposizione indaga la pittura e, più in generale, la cultura della Lombardia del XIX secolo, attraverso ottanta opere, tra dipinti e disegni, dei principali protagonisti dell’Ottocento lombardo: da Hayez al Piccio, da Faruffini a Cremona, da Medardo Rosso a Segantini arrivando all’impegno sociale delle generazioni di fine secolo e alla ricerca divisionista.

Studiare l’Ottocento italiano è fonte di motivi d’interesse e anche approfondire personalità artistiche che, al di là di alcuni grandi nomi che hanno già conosciuto la loro importante riscoperta, realtà lombarde continuano ancora a essere poco note al grande pubblico. Ben vengano quindi percorsi espositivi volti a focalizzare su un universo dinamico e sorprendente, artisticamente e intellettualmente molto raffinato e sperimentale e che indagano la società italiana del tempo.

Pur tenendo come cardine la scena milanese – in particolare il magistero dell’Accademia di Brera – la mostra “Ottocento lombardo” indaga anche la situazione delle altre provincie, le aree più periferiche e provinciali, iniziando con la stagione Romantica in cui primeggia la figura di Francesco Hayez, maestro e modello di intere generazioni di pittori. La sua lunga presenza nel ruolo di professore a Brera ha lasciato un segno profondo sull’indirizzo culturale milanese. Insieme ad Hayez trovano spazio le opere di alcuni pittori che da lui presero insegnamento insieme a maestri contemporanei come Massimo d’Azeglio e Giuseppe Molteni.

Una sezione è dedicata ai vedutisti e ai “prospettici” della prima metà del secolo (da Migliara a Canella a Bisi), con i loro scorci milanesi di vita quotidiana per uno sguardo anche sull’urbanistica e sulla società di allora.
Il percorso prosegue con il periodo delle Guerre d’Indipendenza, con opere dedicate alle tematiche risorgimentali, intese sia come celebrazione dei protagonisti, che come racconto intimo e quotidiano – in particolare di Gerolamo e Domenico Induno – che narrano la vita delle classi meno abbienti.

La personalità, visionaria e unica, di Giovanni Carnovali detto il Piccio e quella di un artista a lui molto vicino, Giacomo Trecourt, professore all’Accademia di Pavia, introducono al sensibile cambio di rotta della seconda metà del secolo. Fuori dal proprio tempo, straordinario anticipatore di soluzioni illuminanti per le generazioni successive, il Piccio è fondamentale per le ricerche stilistiche di Federico Faruffini e, ancor più, di Tranquillo Cremona. Il primo, uomo tormentato e irrisolto, aprirà le porte a moderne interpretazioni della pittura storica e letteraria; il secondo, con Daniele Ranzoni e Giuseppe Grandi, fonderà la Scapigliatura. La loro generazione, delusa dagli esiti dell’Unità d’Italia, cercherà risposte ai propri dubbi esistenziali e alla propria vocazione ribelle in atteggiamenti ostentatamente bohémien e in un linguaggio artistico sperimentale e moderno, sul quale affonderà le radici molta della pittura dei decenni successivi.

Con la Scapigliatura – nella seconda metà del secolo – in Lombardia si apre un periodo fortunato anche per il genere del paesaggio. Gli ultimi decenni dell’Ottocento vedono la nascita di molte tele che raccontano le campagne brianzole, le vette alpine e le suggestive acque dei laghi. Un’intera sala è  riservata all’evoluzione di questa tematica, dal paesaggio di matrice romantica alle versioni più vicine al vero, che rivelano a tratti atmosfere impressioniste, degli artisti di fine secolo. Invece, in ambito  “naturalismo” non mancano opere di artisti quali Carcano, Gignous, Gola, Mosé Bianchi, Pompeo Mariani e Tallone.  

L’ultimo quarto di secolo vede anche sorgere un nuovo interesse per il sociale, indagato non più come scena di genere, ma con volontà di denuncia, come manifesto di una nuova mentalità. Nasce la pittura del verismo sociale, che in Lombardia conobbe una stagione importante e consistente. Nasce il Divisionismo, tecnica pittorica che si espresse con risultati eccellenti sia sul tema sociale che sul versante simbolista.

La mostra si ferma, infatti, alle soglie della grande stagione divisionista, con una selezione di opere di quelli che saranno negli anni successivi i grandi esponenti del movimento: da Segantini a Previati a Longoni.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira e, per tutta la durata espositiva, sono programmate una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite per bambini e adulti. La nostra Matilde ci chiede sempre di pensare anche ai bambini, quindi concludiamo segnalando una sala didattica con accesso libero per le famiglie, un percorso creato ad hoc per i più piccoli, un kit didattico in omaggio da ritirare in biglietteria appositamente creato per la loro visita. Infine, all’interno di Palazzo delle Paure, un’opera ad “altezza bambino” attenderà i giovani visitatori per un’esperienza immersiva a loro dedicata.

Didascalie immagini

  1. Francesco Hayez, Lo zio di Caterina Cornaro, inviato dalla Repubblica veneta, le mostra la bandiera di San Marco, già signore del Regno di Cipro, 1857 circa, Olio su tela, 65 x 80 cm, Collezione privata
  2. Luigi Bisi, Il tornacoro del Duomo di Milano, 1860, Olio su tela, 90 x 150 cm, Collezione privata (courtesy Quadreria dell’800, Milano)
  3. Cesare Tallone, Strada illuminata, Olio su tavola, 25 x 35 cm, Collezione privata (courtesy Quadreria dell’800, Milano)
  4. Domenico Induno, La bella pensosa, 1870, Olio su tela, 85 x 64 cm, Collezione privata
  5. Giovanni Carnovali detto il Piccio, Flora, 1871, Olio su tela, 54 x 44 cm, Collezione privata 
  6. Federico Faruffini, La toeletta del mattino, 1865, Olio su tela, 40 x 49,5 cm, Collezione privata 
  7. Daniele Ranzoni, Ritratto della signora Uglietti, 1876 circa, Acquerello su cartoncino, 44 x 30,5 cm, Collezione privata
  8. Gaetano Previati, Il bacio, Tempera su cartone, 63,5 x 43 cm, Collezione privata (courtesy Quadreria dell’800, Milano)
  9. Angelo Morbelli, Colline del Monferrato, Olio su tela, 23 x 37 cm, Collezione privata (courtesy Quadreria dell’800, Milano

In copertina un particolare di:
Federico Faruffini, La toeletta del mattino, 1865,
Olio su tela, 40 x 49,5 cm, Collezione privata

 

Orari:
dal martedì al venerdì: 09.30 – 18.00
sabato domenica e festivi: 10.00-18.00
la biglietteria chiude un’ora prima
lunedì chiuso

 

 

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Dove e quando

Evento: OTTOCENTO LOMBARDO
  • Fino al: – 20 January, 2019
  • Indirizzo: Palazzo delle Paure – piazza XX Settembre, 22 – Lecco