Le forme schematiche di Schifano si andavano
sempre più precisando come campo;
le tele orlate da contorni rettangolari, ad angoli smussati,
somigliavano a uno schermo preparato a ricevere,
o ad un video appena acceso, che stia riscaldandosi;
o se si vuole all’inquadratura di un reflex fotografico,
che debba dettagliare una zona di veduta…
                                     (M. Calvesi, cat. mostra Galleria Odyssia, Roma 1963)

Catturano l’attenzione quei colori forti, accesi ma silenti. 
Rapiscono subito tratteggiando spazi mentali che aprono finestre formate tra rettangoli e vernici.
Mario Schifano e la sua “arte iniziale” a Milano, in una mostra a lui dedicata, presso la Galleria Gió Marconi.
Sarà fino al 20 marzo con un nucleo di monocromi compresi tra il 1960 e il 1962, Mario Schifano. Qualcos’altro, in una mostra curata da Alberto Salvadori e in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano.
Annullamento del gesto e del senso, un labile appiglio per una pittura che riparte da zero, l’inizio di qualcosa di nuovo, una piccola apertura verso la luce dell’arte che Mario Schifano già vedeva. La poetica dei suoi monocromi è sempre genuina e limpida, con i suoi smalti industriali dall’effetto lucido e coprente, con quel colore che gronda e si stende libero sulla ruvida carta da pacchi.

Come una lastra fotografica, la superficie dei quadri, dai colori forti e senza sfumature, annuncia nuove immagini: è uno spazio intatto e incontaminato da analizzare, un foglio bianco che si prepara a produrre qualcos’altro, è l’arte di Schifano che non ha confine e che non segue schemi.
Mario Schifano, nato in Libia nel 1934, comincia a realizzare i suoi smalti su carta intelata a partire dal 1959, dopo alcune esperienze informali.
Quelle presenti a Milano sono le opere che partono da Roma, dove vengono esposte per la prima volta nel 1960 presso la galleria La Salita, grazie alla collettiva 5 pittori – Roma ’60: Schifano e altri grandi come lui, Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo Savio e Franco Angeli.
La critica inizia a interessarsi alla sua pittura e l’anno successivo arriva la sua personale (storica e indimenticabile) presso La Tartaruga. Esordio folgorante alla galleria di Plinio De Martiis che lo stesso gallerista ricordava in una testimonianza pubblicata nella biografia di Schifano: “Durante l’allestimento Mario venne a vedere, a controllare di persona […]. Credo che quella sia stata l’unica volta in cui l’ho visto preoccupato e pensieroso. Il giorno stesso dell’inaugurazione avevo già venduto tutto. Subito dopo Mario si comprò una macchina, mi pare una MG bianca, e andò a sbattere. Non aveva neanche la patente”.

Come sempre in anticipo – rispetto ad altri protagonisti della scena romana – Schifano va oltre l’opera: attraverso i suoi famosi monocromi vuole azzerare la superficie del quadro (di risposta all’informale) per attribuirle un altro punto di vista, “inquadrarla”, proporre un nuovo modo di vedere e di fare pittura.
Dove la carta da imballaggio è incollata sulla tela e ricoperta da un solo colore, il primo a capire che la superficie dei monocromi è “semplicemente uno schermo” sarà Maurizio Calvesi che nel catalogo della mostra alla Galleria Odyssia del 1963 scrive: “Erano quadri originalissimi: verniciati con una sola tinta o due, a coprire l’intero rettangolo della superficie o due rettangoli accostati… Un numero o delle lettere (ma solo talvolta) isolati o marcati simmetricamente; qualche gobba della carta, qualche scolatura: il movimento della pittura era tutto lì.
Comune denominatore di un’intera generazione di artisti da Lucio Fontana a Enrico Castellani, da Piero Manzoni a Yves Klein, il monocromo non è una novità tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta e Schifano ne è perfettamente consapevole: “Pensavo che dipingere significasse partire da qualcosa di assolutamente primario…”, racconta l’artista, “I primi quadri soltanto gialli con dentro niente, immagini vuote, non volevano dir nulla. Andavano di là, o di qua, di qualsiasi intenzione culturale. Volevano essere loro stessi… Fare un quadro giallo era fare un quadro giallo e basta”.
Geniale e concreto, il titolo di questa mostra Mario Schifano. Qualcos’altro fa riferimento a una sua opera del 1960 che Schifano realizza appena ventiseienne e a un polittico del 1962 che figura tra le opere esposte.

Arriva dritto al messaggio quel Qualcos’altro che sta a indicare la ricerca dell’insolito, diverso da quanto si vedeva in giro. Il monocromo, inteso come tabula rasa, è già pronto alla trasformazione in un luogo di proiezione, un campo fotografico in cui si metteranno a fuoco dettagli, particolari, frazioni di immagini.
Quel Qualcos’altro che ha un nonsoché di divinatorio, una missiva quasi premonitrice che accompagnerà poi le sue tavole e i suoi schermi a riempirsi dei nuovi segni della vita moderna.

È alla luce di tutto questo che la mostra punta sui monocromi, a sessant’anni dalla loro nascita, in quanto tappa cruciale del cammino creativo di Mario Schifano e genesi della sua invenzione pittorica.
Alle opere è affiancato un nucleo di lavori su carta degli stessi anni ed è stato pubblicato un giornale della mostra in formato tabloid con contenuti inediti dell’artista e un contributo di Riccardo Venturi e Alberto Salvadori.

Didascalie immagini

  1. Mario Schifano, 
    Congeniale, 1960,
    smalto su carta montata su tela, 
    100 x 151 cm, 
    collezione privata,
    courtesy Fondazione Marconi, Milano
    foto: Fabio Mantegna
  2. Mario Schifano, 
    Tempo moderno, 1962, 
    smalto su carta montata su tela,
    180 x 160 cm, 
    collezione privata,
    courtesy Fondazione Marconi, Milano
    foto: Fabio Mantegna
  3. Mario Schifano nel suo studio davanti all’opera “Qualcos’altro”, Roma 1962, 
    Courtesy © Archivio Mario Schifano
  4. Mario Schifano, 
    Qualcos’altro, 1962, 
    smalto su carta montata su tela, 
    200 x 230 cm, 
    collezione privata,
    courtesy Fondazione Marconi, Milano
    foto: Fabio Mantegna
  5. Mario Schifano, 
    Vero amore incompleto, 1962, 
    smalto su carta montata su tela, 
    160 x 140 cm, 
    collezione privata,
    courtesy Fondazione Marconi, Milano
    foto: Fabio Mantegna

IN COPERTINA
Mario Schifano nel suo studio, Roma 1962
Vero amore incompleto, 1962
[particolare]

INFO E ORARI
22 gennaio – 20 marzo 2020
martedì – sabato; 11-19

Dove e quando

Evento: Mario Schifano. Qualcos’altro