La Galleria d’Arte Moderna di Roma dedica a Nino Bertoletti una retrospettiva che ne attraversa l’intera produzione con opere pittoriche, disegni e illustrazioni realizzati tra il 1902 e la fine degli anni Sessanta. Oltre a un raro filmato che, a distanza di quasi un secolo, ne rende visibili le sembianze; il percorso cronologico restituisce la ricchezza di una produzione che, per carattere, l’artista tenne nascosta e, tra l’altro, di gran parte, ne sono andate perse le tracce. L’atteggiamento riservato che lo porta in alcuni momenti a scomparire dalle occasioni espositive – come tra la IV Secessione del 1916 e la II Biennaleromana del 1923 – e il carattere votato alla sobrietà, hanno contribuito a rendere la sua figura parzialmente sconosciuta. Un’operazione che – come furono l’antologica a Palazzo Barberini a Roma nel 1974, nata per volere della moglie Pasquarosa e promossa da Giovanni Sangiorgi con il contributo di Jacopo Recupero, Giorgio de Chirico, Libero de Libero, Renato Guttuso, Carlo Levi, e la personale a Palazzo Rondanini alla Rotonda a Roma nel 1990, curata da Valerio Rivosecchi e Maurizio Fagiolo dell’Arco – ha il sapore della riscoperta dopo molti anni di silenzio.,

Curata da Pier Paolo Pancotto, che ha affrontato la complessità artistica e intellettuale di un poliedrico e “sfuggente” interprete della cultura italiana di inizio Novecento, la mostra si propone di riportare luce sulla figura dell’artista nella città e nel contesto in cui nacque e spese l’intera esperienza individuale e professionale.

Le opere esposte nelle prime due sale, realizzate tra gli anni Dieci e Trenta sono quelle del periodo più intenso del suo percorso, quando partecipò ripetutamente alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma collaborando all’organizzazione di eventi istituzionali, progettando anche un intervento architettonico per via della Conciliazione e contribuendo alla decorazione di un cantiere dell’Eur a Roma.

In catalogo (Dario Cimorelli Editore) il Curatore, tra l’altro, scrive: “dopo un espressionismo iniziale, Bertoletti volge presto a una visione più organica e stabile della composizione pittorica. Una solidità strutturale, la sua, che, introdotta dalla virata ‘neoclassica’ alla Biennale romana del 1923, s’assesta subito dopo su un più cauto realismo a tratti ‘magico’, a tratti alimentato da eco provenienti dalla cultura figurativa antica sotto l’influenza dei fantasmi di un passato che egli stesso coltiva costantemente attraverso preziose letture, visite ai musei internazionali e un contatto diretto con le opere dei grandi maestri, alcune delle quali possedute come collezionista, altre alienate come antiquario. Emblematici, in tal senso, i lunghi itinerari compiuti in Francia e Spagna nel 1925, in Spagna, Portogallo e Svizzera nel 1939, a Genova, Milano, Bellinzona, Zurigo, Winterthur, Baden, Venezia nel 1946, alternati a lunghi e ripetuti soggiorni in varie città d’Italia e d’Europa, Venezia e Parigi in particolare. Senza dimenticare il precocissimo viaggio di ‘formazione’ compiuto in Germania nel 1906: nato per completare il suo apprendistato in campo professionale, in linea con le imprese di famiglia, si trasforma in occasione per conoscere la lingua e la cultura tedesca; e per comprendere, forse, una volta per tutte, la propria vocazione.”

Uno spazio importante nella mostra è dedicato alla produzione grafica e alle illustrazioni – filone del lavoro di Bertoletti fin qui poco indagato – con cui si chiude il percorso espositivo. È importante ricordare come, la sua carriera si sia sviluppata in parallelo a quella della moglie Pasquarosa Marcelli, pittrice di rilievo con cui condivise viaggi ed esperienze culturali, oltre al grande amore per l’esercizio creativo. Pasquarosa – alla quale non solo insegna a dipingere, ma anche a leggere e a scrivere, e con la quale condivide un continuo scambio di segrete e amorevoli collaborazioni – è la sua eterna musa e leitmotiv del suo repertorio. In mostra la ritroviamo nelle sembianze della modella adolescente come in quelle della giovane madre, fino a ritratti in cui è una signora e poi una donna anziana, la cui bellezza viene interpretata ormai solo attraverso il filtro del cuore.