Nel novembre 1779 Antonio Canova arrivò a Roma e, dai tesori dei Musei Capitolini a quelli dei Musei Vaticani, dalle raccolte dei Farnese e dei Ludovisi ai marmi inseriti nel contesto urbano dell’epoca, furono tantissime le opere che l’artista, rapito dal loro fascino, studiò minuziosamente, rendendole testimoni e protagoniste del suo stretto rapporto con la città.
Al Museo di Roma in Palazzo Braschi, prosegue fino al 15 marzo 2020, la mostra “Canova. Eterna bellezza” dedicata, appunto, alla fucina del suo genio e inesauribile fonte di ispirazione che emerge in una miriade di aspetti, unici e irripetibili.

Il suo dialogo con il mondo classico è stato così profondo da andare a incidere su “istanze cruciali, prima fra tutte la volontà di far rinascere l’Antico nel Moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico: istanze, dunque, creative nel senso pieno del termine. L’Antico bisognava “mandarselo in sangue” – parole dello stesso Canova – sino a farlo diventare naturale come la vita stessa. Anche per tale motivo, l’artista si può considerare l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni. Perciò lo scultore si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture classiche, reputandolo lavoro indegno di un artista creatore, così come non volle mai intervenire con restauri sui marmi antichi, ‘intoccabili’ per definizione” come spiega il curatore Giuseppe Pavanello, che prosegue: “Numerosi e variegati i punti di riflessione che il percorso espositivo propone: gli studi fatti sui Colossi di Monte Cavallo (evocati in mostra anche con due antichi calchi in gesso delle teste), la sequenza su musei, artisti, personaggi, iniziative di vario genere, compresa la collocazione di busti di personaggi illustri nel Pantheon. Quindi la sezione dedicata alla Nascita del nuovo stile tragico, che coinvolge anche la letteratura con l’Antigone di Vittorio Alfieri.

“È il migliore di tutti”, scrive Canova di Pierre Peyron, del quale sarà possibile ammirare in mostra il Belisario proveniente da Tolosa. Una serie di disegni, bozzetti, modellini, incisioni, gessi documentano due capolavori: i mausolei papali di Clemente XIV – innalzato nella basilica dei Santi Apostoli nel 1787, subito acclamato come l’opera che faceva rinascere la perfezione della scultura greca – e di Clemente XIII, eretto nella basilica di San Pietro nel 1792. Si incontreranno quindi due marmi canoviani straordinari e diversissimi fra loro: la Maddalena penitente, una creazione nel genere patetico, sostanzialmente estranea al bello ideale, e l’Amorino alato, concepito invece come corrispettivo moderno dell’Eros Farnese, proveniente dal Museo Archeologico di Napoli, dove re Ferdinando IV d
i Borbone trasferì tutti i marmi antichi delle collezioni farnesiane conservati a Roma.
Canova, fieramente anti-giacobino, abbandonò Roma nel 1798, quando i disordini cominciarono a compromettere l’ordine costituito: si instaura la Repubblica Romana e capolavori a non finire lasciano la città prendendo la via di Parigi. Era il collasso di un mondo.

La mostra “Canova. Eterna bellezza” è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, prodotta dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia. Organizzata con Zètema Progetto Cultura e realizzata in collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca e con Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno. Il percorso espositivo è di grande impatto visivo – con prestiti dai maggiori musei e collezioni provate – con oltre centosettanta opere di Canova. e di alcuni artisti a lui coevi, suddivise in tredici sezioni prt tracciarne l’arte e il contesto che trovò giungendo nell’Urbe. Inoltre, attraverso ricercate soluzioni illuminotecniche, lungo il percorso viene rievocata la calda atmosfera a lume di torcia con cui l’artista, a fine Settecento, mostrava le proprie opere agli ospiti, di notte, nell’atelier di via delle Colonnette.

Viene offerta la possibilità di approfondire – attraverso la presentazione di disegni, bozzetti, modellini e gessi, anche di grande formato – il lavoro per i grandi Monumenti funerari di Clemente XIV e di Clemente XIII e per il Monumento agli ultimi Stuart. Spiccano, per la grande qualità esecutiva, il marmo del Genio funerario Rezzonico (dall’Ermitage di San Pietroburgo) e il modellino del Monumento Stuart (della Gypsotheca di Possagno).

Inoltre, Canova commissionò numerosi busti a illustri scultori per dare un contributo sostanziale a uno dei più importanti progetti dell’epoca, la trasformazione del Pantheon da chiesa dedicata a Santa Maria ad Martyres in tempio laico dedicato agli artisti. Tra le opere in mostra, era destinato al Pantheon il Busto di Domenico Cimarosa, ora nella Protomoteca Capitolina assieme a quello raffigurante Pio VII .

Una sezione è dedicata alla fervida attività dello studio canoviano di via San Giacomo: un’officina senza eguali per l’epoca. Bozzetti in terracotta, piccoli gessi, modelli di grande formato, marmi, e calchi in gesso di sculture già ultimate, costituivano una sorta di ‘antologica’ permanente della produzione (l’atelier di Canova era una tappa obbligata per artisti, aristocratici, intenditori e viaggiatori di passaggio).
In mostra anche la rappresentazione di un episodio della più bella favola dei greci, secondo Voltaire, l’ Amore e Psiche stanti, tema oggetto di particolare attenzione da parte di numerosi artisti, pittori soprattutto, alla fine del Settecento, ma che solo Canova riuscì a reinventare connotandolo di significati filosofici. Una rielaborazione del mito in chiave eminentemente spirituale che trascende i sensi.

Segnaliamo, infine, nell’ultima sala della mostra, la presenza di uno dei marmi più straordinari: la Danzatrice con le mani sui fianchi (proveniente da San Pietroburgo) che gira sulla sua base come Canova desiderava, per di più in un ambiente rivestito di specchi. Si ripete il mito di Pigmalione, innamorato della sua statua, Galatea, che si anima: da marmo diventa carne.
Accompagna l’evento un catalogo di Silvana Editoriale.

Didascalie immagini
scatti dell’allestimento della mostra
Canova. Eterna bellezza
al Museo di Roma in Palazzo Braschi
courtesy Arthemisia

Prorogata al 21 giugno 2020

le tredici sezioni della mostra:

  1. 1779: Canova a Roma
  2. La nascita del nuovo stile tragico
  3. Canova e la Repubblica romana
  4. Ercole e Lica
  5. I Pugilatori
  6. Il teorema perfetto: Antico e Moderno a confronto
  7. Canova e l’Accademia di San Luca
  8. Canova, Ispettore delle Belle Arti
  9. Canova e i busti del Pantheon
  10. Ultime opere per Roma
  11. Lo studio di Canova
  12. La Danzatrice
  13. Morte e glorificazione

Il percorso espositivo è arricchito da inedite installazioni multimediali appositamente progettate.

  • Una mostra nella mostra: fotografie canoviane di Mimmo Jodice
    Atraverso 30 fotografie di Mimmo Jodice che ritraggono i marmi di Antonio Canova, il pubblico può ammirare le opere dello scultore attraverso lo sguardo di uno dei più grandi maestri della fotografia. Jodice è riuscito a offrirne una rilettura del tutto inedita e sorprendente, creando una serie di immagini che si sono da subito imposte come una delle più emozionanti espressioni della fotografia contemporanea. Le immagini saranno una vera e propria mostra nella mostra, offrendo un’occasione unica per accostarsi allo scultore guidati dalla creatività di un grande artista di oggi.
     
  • Aore e Psiche. L’arte incontra la tecnologia
    by Magister con Robotor Magister
    presenta la più contemporanea riproduzione in scala reale del gruppo scultoreo di Amore e Psiche giacente di Antonio Canova.
    A partire da una scansione 3d del gesso preparatorio della scultura oggi esposta al Louvre di Parigi, un robot ha scolpito incessantemente per 270 ore un blocco di marmo bianco di Carrara di 10 tonnellate. L’installazione di grande potenza emotiva, ideata da Magister e realizzata in collaborazione con Robotor, apre una nuova sfida sui paradigmi della riproducibilità delle opere d’arte: la riproduzione è infatti da leggersi come forma di rispetto per il pensiero dell’artista ed esprime l’aspirazione contemporanea a valorizzarne ancora una volta l’estro creativo. Ad accompagnare l’installazione, un documentario sulla realizzazione dell’opera e un racconto video della fiaba di Amore e Psiche di Apuleio, in un percorso tra spettacolo e approfondimento, un racconto sui testi di Giuliano Pisani, con la voce di Adriano Giannini e la musica originale del violoncellista Giovanni Sollima.

Orario apertura
dal lunedì alla domenica dalle ore 10 alle 19
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Aperture straordinarie
24 e 31 dicembre ore 10-14

Giorni di chiusura
25 dicembre, 1 gennaio

Dove e quando

Evento: Museo di Roma – Palazzo Braschi . piazza di San Pantaleo, 10, Piazza Navona, 2 – Roma
  • Fino al: – 21 June, 2020