Una tradizione ormai radicata e, come tutti gli appuntamenti che si rispettino, molto attesa e carica di aspettative. Il Natale milanese si avvicina al suo decimo compleanno e anche questo dicembre la città lombarda ha puntato in alto scegliendo di regalare al pubblico appassionato d’arte uno dei più grandi capolavori del ‘500 italiano.
Tra luminarie, mercatini fashion e addobbi multicolor, quest’anno – dopo Caravaggio, Leonardo, Georges de La Tour, Canova, Raffaello, Rubens e Piero della Francesca – la Sala Alessi del Palazzo Comunale apre nuovamente le sue porte e questa volta, per la seconda volta, alla potenza espressiva e coloristica di Tiziano.
Fino al prossimo 14 gennaio 2018 tutti potranno ammirare gratuitamente la maestosa pala d’altare con la Sacra Conversazione proveniente dalla Pinacoteca Civica Francesco Podesti di Ancona, meglio conosciuta come Pala Gozzi.
La grande pala – che ancora dopo 500 anni stupisce per la sua totale integrità e per la mole di oltre cento chili – fu commissionata e realizzata dal “maestro del colore tonale” per il mercante di Dubrovnik Alvise Gozzi.

Spiazzati dall’elegante e sobrio allestimento curato dall’architetto Corrado Anselmi, entrando in Sala Alessi dalla penombra si viene avvolti da una calda luce che mette in risalto, in tutta la sua magnificenza, il carattere rinascimentale dell’opera: una giovane e florida Madonna, seduta su un trono di nuvole attraversate dalla luce smorzata di un tramonto, stringe con fermezza il Bambino e volge lo sguardo verso il basso. Ai suoi piedi, infatti, tre figure ne osservano la Maestà: San Francesco, San Biagio e lo stesso committente Alvise Gozzi (inginocchiato) che, nel loro gesto di ammirazione, creano un turbine di relazioni, incroci di sguardi che portano al viso del piccolo Gesù che, a sua volta, ricerca all’esterno del dipinto il suo interlocutore, cosicché lo spettatore si senta coinvolto diventando parte attiva dell’opera stessa.
Sullo sfondo una splendida Venezia col bacino di San Marco, il Palazzo Ducale e il suo campanile.
Uno dei punti forti dell’allestimento è la possibilità di visionare anche il retro della tavola, dove sono presenti alcuni schizzi a matita – in parte ombreggiati a pennello – realizzati da Tiziano e raffiguranti varie teste, una delle quali si suppone essere il bozzetto per il Bambino in una prima stesura del dipinto.

L’opera acquista particolare rilevanza anche perché rappresenta il primo dipinto di Tiziano firmato e datato a noi noto, come si legge nel cartiglio in basso al centro. Fuori dai tipici schemi architettonici e prospettici del Quattrocento, la tavola è esempio di quella “inversione di rotta” adottata da Leonardo e poi da Raffaello e dallo stesso Tiziano coi quali protagonista è la composizione naturale del soggetto che coglie l’attimo, la vita.

“Si deve prima guardare il quadro da lontano – consiglia il curatore Stefano Zuffi – per cogliere la forte luce che sembra quasi fuoriuscire dal dipinto e poi avvicinarsi per guardare i dettagli, dalla sottile pianta di fico al paesaggio di sfondo”.
Luce! Dentro e fuori il quadro. Ciò che è subito d’impatto, entrando nell’atmosfera della Sala Alessi, è infatti l’impeccabile gioco di luci che punta al coinvolgimento emotivo del pubblico.
Ad esaltare la maestria pittorica espressa in questo capolavoro del ‘500 italiano che vede la firma di Tiziano Vecellio è un altro tipo di arte. É quella di Francesco Murano che, con le sue “soluzioni luminose”, è riuscito a far risaltare la luminosità naturale dell’opera quasi ampliandone il confine tracciato dalla cornice, come se fosse la luce di quel tiepido tramonto a illuminare lo spazio circostante.
Proprio in concomitanza di questo suo ultimo lavoro, il 16 dicembre Francesco Murano ha presentato alla Triennale di Milano il suo libro L’illuminazione delle opere nelle mostre d’arte, frutto di un percorso lungo e personale nato con l’intento di aiutare sia chi si avvicina alla professione di lighting designer sia chi vuole comprendere quale sia la corretta illuminazione delle opere e degli spazi espositivi.

Il progetto espositivo nasce da una solida sinergia tra Milano e Ancona (che raccoglie numerose opere d’arte, tra cui molti capolavori provenienti dai territori marchigiani colpiti dal terremoto), tra pubblico e privato, oltre alla collaborazione nella realizzazione con Intesa Sanpaolo – partner istituzionale – Gallerie d’Italia e il sostegno di Rinascente.
La mostra a Palazzo Marino “anticipa in qualche modo l’omaggio che Milano renderà a Tiziano nel 2020 – ha detto l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno – con una mostra a Palazzo Reale“.