Una mostra che affronta il tema dell’arte astratta nel XX secolo da un punto di vista completamente nuovo, quella che il Museo Guggenheim di Bilbao presenta fino al 27 febbraio 2022. Attraverso le opere di oltre un centinaio di artiste provenienti da tutto il mondo, Mujeres de la abstracción, organizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, offre un’interpretazione originale e innovativa della storia dell’astrazione, portando alla ribalta non solo le artiste più note che si espressero al di fuori dei canoni figurativi, ma anche una serie di personalità meno conosciute, o addirittura rimaste nell’ombra.

L’obiettivo è quello di analizzare i contributi che le donne artiste hanno apportato nel corso del XX secolo, mettendo in evidenza come la loro produzione sia stata oggetto di una sorta di processo di rimozione. La rassegna non si limita alle arti figurative, espandendosi alla danza, alla fotografia e al cinema; i territori esplorati vanno oltre l’Europa e gli Stati Uniti, spaziando dall’America Latina al Medio Oriente e all’Asia, nell’intento di offrire una panoramica esaustiva di un movimento che ha coinvolto la creatività a livello globale.

All’inizio del percorso espositivo un’inedita escursione nel XIX secolo suggerisce come precedente dell’astrazione il simbolismo a carattere spiritualista: una corrente che conobbe un momento di gloria verso la metà dell’Ottocento e ispirò le opere di Georgiana Houghton realizzate in quegli anni. Le studiose che hanno curato la realizzazione della mostra – Christine Macel, Chief Curator, Centre Pompidou, Parigi; Karolina Lewandowska, Direttora del Museo di Varsavia; in collaborazione con Lekha Hileman Waitoller, Curator del Museo Guggenheim Bilbao – considerano una tappa fondamentale verso l’astrazione quello spiritualismo di cui le donne furono le interpreti: i loro lavori nascevano da un’astrazione che non aveva l’obiettivo di esprimere dei concetti ma che aspirava piuttosto a rappresentare il trascendente.

Mentre Wassily Kandinsky viene universalmente considerato l’iniziatore dell’arte non figurativa – e anch’egli si considerava tale – è rimasta praticamente sconosciuta un’artista svedese che già alcuni anni prima del maestro russo aveva impresso una svolta alla propria produzione, abbandonando il linguaggio figurativo. A Hilma af Klint, paesaggista attiva a Stoccolma fra la fine del XIX secolo e gli inizi del Novecento, rende giustizia la rassegna di Bilbao: cerchi concentrici, ovali e spirali senza fine popolano le oltre duecento composizioni astratte dipinte da Hilma prima del 1915, mediante le quali l’artista intendeva rappresentare la totalità del cosmo.

Le figure femminili che hanno svolto un ruolo fondamentale nel cammino dell’astrazione nel corso del Novecento, vengono poste in risalto attraverso una serie di foto, nelle quali figurano anche artiste che sono rimaste nell’ombra o che sono state esposte solo in sporadiche occasioni. Nel catalogo della mostra vengono individuati due atteggiamenti opposti: le artiste che, come Sonia Delaunay-Terk, cercarono di collocarsi al di fuori del genere, o quelle che come Judy Chicago sostennero un’arte propriamente femminile. In questa prospettiva, l’espressione astratta viene vista come fenomeno trasversale, non limitato alla sola pittura ma aprendo anche una prospettiva innovativa sull’arte tessile.

A partire dagli anni Sessanta, alcune artiste, particolarmente in Europa orientale, crearono opere tessili che non si relazionavano con il muro retrostante ma che occupavano lo spazio circostante in maniera assertiva, allo stesso modo della scultura: nasceva così quella che viene definita “Fiber Art” e che ebbe la sua consacrazione nella mostra Wall Hangings tenutasi nel 1969 al MoMA di New York. Secondo Sonia Delaunay “non c’è alcun divario fra i miei dipinti e i miei cosiddetti lavori ‘decorativi’. Non ho mai considerato le ‘arti minori’ come qualcosa di frustrante dal punto di vista artistico; al contrario, rappresentano un ampliamento della mia arte“.

Nel percorso espositivo viene messo in luce il dinamismo della scena parigina durante gli anni Cinquanta, illustrato da realizzazioni nate da combinazioni stilistiche sorprendenti, con personalità dalle origini e dalla formazione diversissime, quali la libanese Saloua Raouda Choucair, la cubano-statunitense Carmen Herrera e la turca Fahrelnissa Zeid. Il ruolo delle artiste italiane nell’astrazione è presentato attraverso le opere di Regina Cassolo, Giannina Censi, Carla Accardi – protagonista di una recente monografica tenutasi al Museo del Novecento a Milano – Dadamaino e Bice Lazzari. Né si è tralasciato di sottolineare l’importanza di alcune grandi collezioniste come Peggy Guggenheim e Hilla Rebay nella valorizzazione dell’arte astratta declinata al femminile.

La rassegna Mujeres de la abstracción pone una serie di interrogativi: cos’è effettivamente l’astrazione e perché è stato oscurato il ruolo delle donne nella storia dell’astrazione? Si può continuare a isolare “le artiste” delineando per loro una sorta di “storia autonoma”, quando ci rendiamo conto che questa storia è in realtà un fenomeno corale e non di genere? Allo stesso tempo, la mostra mette in luce i momenti decisivi che hanno segnato questo movimento, evocando le ricerche condotte dagli artisti, singolarmente o come gruppo, e le mostre più rappresentative che hanno accompagnato la nascita e l’evolversi dell’arte astratta, marcandone i punti di svolta. Dichiarava Carla Accardi in un’intervista a Paolo Vagheggi (in: Carla Accardi, catalogo della mostra, a cura di Danilo Eccher, Roma, MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma, 19 settembre 2004 – 9 gennaio 2005. Mondadori Electa, Milano, 2004, pp. 96-121): “La figurazione è la cosa più importante del nostro passato. Ma noi pensavamo, e lo penso ancor oggi, che non si può avere un’arte che ha come contenuto sempre l’uomo, la figura dell’uomo. L’arte può e deve essere come la musica, che ha in se stessa delle doti e ti trasmette della spiritualità. Ed è così che è nata la mia pittura, a cui sono arrivata con un cammino personale, segnato da incontri di amici come Consagra, Burri, Fontana“.