La Fondazione Casa Buonarroti presenta, a cura di Alessandro Cecchi, una mostra dedicata al mirabile operato di difesa del capoluogo toscano che Michelangelo ha messo in atto in occasione dell’assedio del 1530.
Nella fattispecie era il 12 agosto quando la repubblica fiorentina si era arresa all’esercito imperiale, ma aveva resistito per dieci mesi anche grazie ai bastioni che Michelangelo aveva eretto sulla collina di San Miniato, centro cruciale di difesa. L’artista era ben conosciuto per le sue abilità di architettura militare, così da essere chiamato a progettare l’ammodernamento e il rafforzamento delle roccaforti di Firenze già tra l’estate e l’autunno del 1528, in vista dell’attacco distruttivo delle truppe imperiali. Inoltre nel 1529 era stato nominato dai Dieci di Balia (organo preposto alla cura della politica estera) “generale governatore et procuratore” delle opere di fortificazione, in virtù della sua innegabile maestria, oltre che della fede repubblicana. Lo testimoniano i venti disegni custoditi in Casa Buonarroti e risalenti agli anni 1528-29, con progetti di rinforzo e ammodernamento delle Porte alla Giustizia e al Prato d’Ognissanti e di altre parti delle mura.
1 michelangelo studio di fortificazione per il prato di ognissanti 1527,
Il critico Carlo Giulio Argan precisa che quei fogli, “carichi d’avvampante furore e dirompente energia”, sono solo planimetrie, da non considerarsi studi propedeutici a una costruzione prossima. Lo sono stati infatti solo in minima parte, per via delle spese ingenti che avrebbero determinato e l’esiguità del tempo rimanente. Si è preferito ripiegare su fortificazioni transitorie ma risolutive, come i bastioni pensati per i punti più fragili della cinta muraria del ʼ300.
Gli studi summenzionati, insieme a documenti, dipinti, libri, disegni, medaglie e monete, fanno parte della prima sezione della mostra, “Michelangelo al servizio della repubblica”, con cui si intende documentare la  mobilitazione civile e religiosa del “generale governatore” e di altri artisti “repubblicani”. Ne consegue un’immagine veridica della seconda repubblica fiorentina, pronta a sacrificarsi per difendere la propria libertà, proprio com’era accaduto per la prima, tra il 1494 e il 1512. Occorre aggiungere anche che la base ideologica che anima la seconda repubblica è costituita dagli scritti di Girolamo Savonarola, morto da martire nel 1498.
Tra gli oggetti della prima sezione riconosciamo ad esempio Lo studio planimetrico per la fortificazione di una porta di città, realizzato a penna e lavature di inchiostro diluito, che viene steso a pennello in modo tale da trasmettere l’idea dei diversi livelli del terreno e delle sezioni murarie. Il foglio apparteneva a un quaderno di tavole sciolte, composto da exempla da mostrare a chi ne fosse interessato e mostra il progetto di una struttura a bastione a doppio saliente, con passaggio al centro difeso da una corona centrale a denti di sega con bocche da fuoco allineate alla divaricazione delle punte; è probabile che la struttura difensiva fosse riferita a Porta al Prato.
2 zecca della seconda repubblica fiorentina scudo 1530
Tra i disegni più complessi e interessanti della serie di progetti di fortificazione troviamo lo Studio planimetrico per il bastione di Porta alla Giustizia e schizzo di fossato, steso a penna e inchiostro diluito. I suoi aspetti più curiosi, indicati dall’esperto Pietro Marani, sono lo schizzo a destra relativo a un fossato, con punti in sequenza riferibili a una scala metrica, le tracce appena visibili di schizzi a matita rossa nascoste dal controfondo, e il pentimento disegnato direttamente a pennello, visibile nello slittamento del fianco del bastione dalla posizione obliqua a quella perpendicolare rispetto a “le mura vechie”. Michelangelo mostra chiaramente gli elementi del sito, dai muri che corrono lungo il fiume alla pescaia ad andamento trasversale, allo sviluppo dei fossi, alle mura medievali o alla bozza planimetrica dell’oratorio del tempio.
Un documento da attenzionare nella prima sezione è il Biglietto scritto in Firenze a Michelangelo in Settignano di Niccolò Paganelli (3 ottobre 1528), con la convocazione come consulente per le fortificazioni a San Miniato da parte del gonfaloniere Capponi. Quest’ultimo aveva incaricato Michelangelo di realizzare un gruppo marmoreo (probabilmente un Sansone e i filistei) che, collocato in Piazza della Signoria, diventasse il simbolo della seconda repubblica, come nel caso del David, assurto precedentemente a simbolo della prima. L’opera però non fu mai realizzata perché l’artista, come attestato dal biglietto, fu chiamato come consulente, insieme ad altri, per il piano di difesa di Firenze. Il foglietto fu scritto rapidamente da Niccolò Paganelli, capitano dei fanti di palazzo, fu conservato da Michelangelo fra le sue carte ed è un documento prezioso dei pareri forniti dall’artista e dei suoi progetti di fortificazione.
E non deve stupire che a un artista venisse richiesta una consulenza così specialistica, poiché già dal 1516 egli era noto e raccomandato come grande esperto di architettura, artiglieria e fortificazioni; affermava d’altronde Giovanni Papini: “[…] chi, meglio d’uno scultore, conosce le proporzioni, le forme, le più segrete leggi del corpo umano? Che sono infatti, le fortificazioni se non corazze di pietra per difendere le città dai nemici e, come tutte le opere di architettura, non hanno qualche similitudine e analogia con la figura umana?”.
3 andrea del sarto studio di soldato appeso per la gamba destra 1530
La seconda sezione della mostra, “Mercenari, giovani della milizia e imperiali. Armi e armati”, è riferita ai combattenti di entrambe le parti: i mercenari al soldo di Firenze e i giovani della Milizia e Ordinanza fiorentina. Alla prima categoria appartengono i capitani traditori, ritratti impiccati in effigie per un piede in disegni
di Andrea del Sarto, provenienti dagli Uffizi; si veda ad esempio il poderoso nudo in torsione dello Studio per l’affresco con i capitani disertori impiccati (Soldato appeso per la gamba destra), disegnato a matita rossa. Esso, insieme ad altri due schizzi più o meno similari dello stesso artista, testimonia un episodio, degli ultimi giorni dell’assedio fiorentino, raccontato da Benedetto Varchi: è l’alba quando tre capitani “repubblicani”, preposti alla difesa del monte di San Miniato, disertano e si uniscono alle truppe imperiali, incaricate di ripristinare il dominio mediceo a Firenze. I governanti fiorentini decidono per loro una punizione “in effigie”: vengono allestiti fantocci che li rappresentano coperti di cenci e impiccati per un piede, con cartelli che indicano i loro nomi e li qualificano uno per uno come “fuggitivo, ladro e traditore”. Invece Andrea del Sarto li ritrae nell’affresco commissionatogli per la facciata del Palazzo della mercanzia, rifacendosi all’iconografia della pittura infamante, e lo fa segretamente, di notte, con il nome del suo allievo Bernardo del Buda, poiché teme rappresaglie nemiche e la reputazione di “dipintore d’impiccati”.
4 manifattura milanese corsaletto da cavallo leggero circa 1510-1515
I giovani della Milizia e Ordinanza fiorentina, che si profusero nella difesa delle libertà repubblicane, sono raffigurati con le loro armi dal Pontormo e dal Sarto. Sono esposti dunque oggetti che rimandano ai modi di combattere del primo trentennio del ʼ500, come due essenziali e arcaici spadoni da mani, un corsaletto da cavallo leggero di manifattura milanese, o la Katzbalger, la spada col fodero dei Lanzichenecchi. Questi ultimi sono presenti anche in un’incisione di Daniel Hopfer (I cinque lanzichenecchi), in cui possiamo notare che i soldati non sono più figure secondarie di scene di genere o sacre, come la flagellazione di Cristo, ma un soggetto a sé: a figura intera, soli, in coppia, in gruppo o in cortei, sono protagonisti di serie d’incisioni molto richieste, soprattutto dalla fine degli anni venti del ʼ500; nella stampa sono disposti ordinatamente cinque soldati specializzati, un “doppio mercenario”, due suonatori di piffero e tamburo, un portabandiera e un alabardiere, ossia l’élite dell’esercito, che veniva remunerata con una doppia paga perché orientava e incoraggiava le truppe sul campo.
L’ultima sezione, “Fede e arte a Firenze al tempo dell’assedio”, è riferita appunto all’unione tra arte e fede e soprattutto a Savonarola e alla pittura di soggetto religioso del periodo dell’assedio. Ammiriamo ad esempio la Madonna col Bambino, santa Elisabetta e san Giovannino (Sacra Famiglia Medici) di Andrea del Sarto, entrata a far parte della collezione di Cosimo I almeno dal 1569 e protagonista di un racconto del Vasari. Egli nella biografia di Andrea del Sarto racconta che Andrea aveva realizzato il dipinto per Ottaviano de’ Medici ma “essendo allora l’assedio di Firenze” e poiché “aveva quel signore altri pensieri”, consigliò al pittore di cercare un altro acquirente; Andrea rispose: “la fatica è durata per voi e vostro sarà sempre”, Ottaviano insistette ma infine accettò e “ringraziandolo, glielo pagò doppiamente”.
5 andrea del sarto sacra famiglia medici tavola
Osserviamo poi La Madonna col Bambino e san Giovannino del Pontormo, lasciata incompiuta; mostra, afferma Alessandro Cecchi, profili taglienti, modellato turgido e sommario di figure e panneggi, poiché reso con pennellate rapide e pentimenti. L’assenza di aureole, la tristezza che adombra gli occhi del Bambino, la disperazione che oscura quelli di San Giovannino e la consapevolezza del sacrificio nella Vergine che trattiene a sé i piccoli, si confà pienamente a una fase crepuscolare della vita del pittore, che vede la sua patria minacciata e in guerra.
Il Pontormo dipinse anche I diecimila martiri (in mostra), per le donne dello Spedale degli Innocenti; il soggetto deriva dalla leggenda apocrifa del generale romano Acacio e dei suoi soldati, che erano stati chiamati in Armenia dagli imperatori Adriano e Antonino per sedare una rivolta. Essi si erano convertiti al cristianesimo perché un angelo avevo promesso loro la vittoria, i nemici furono sconfitti e i combattenti ricevettero il battesimo, ma gli fu chiesto di abiurare; rifiutarono e l’esercito imperiale li fece martirizzare. Inizialmente, grazie alla fede in Dio, i supplizi non ebbero effetto ma alla fine i martiri furono coronati da spine, trafitti da lance e crocifissi sul monte Ararat. Nel dipinto osserviamo la figura del tiranno, seduta in posizione decentrata rispetto al fulcro e rappresentata frontalmente mentre ordina di eseguire la sentenza; è ispirata ai ritratti michelangioleschi dei duchi medicei per la sagrestia nuova, a quel tempo in fase di esecuzione. L’uomo in primo piano reca una cesta di chiodi e lacci ed è pronto ad eseguire i comandi, mentre dietro al tiranno gli sventurati sfilano incontro all’agonia verso il promontorio alberato.
6 jacopo pontormo martirio dei diecimila martiri 1529-1530
La devozione per questi martiri leggendari dei primordi del cristianesimo era molto intensa a Firenze e lo fu ancor di più durante le frequenti epidemie di peste degli anni ʼ20 del ʼ500. La critica sottolinea che la leggenda del martirio di Acacio e dei suoi soldati evoca infatti le condizioni vissute dai fiorentini durante l’assedio, quando la repubblica, consacratasi a Cristo, lottò contro la malattia e per la difesa della libertà.
Pertanto l’esposizione, mediante pregevoli documenti e testimonianze, consente di ripercorrere la storia di una difesa certo vana e sfortunata, poiché conclusasi con la capitolazione della repubblica e la restaurazione medicea, eppure indomita e valorosa, con inevitabili e fulgidi risvolti anche nelle manifestazioni culturali, artistiche e religiose di un’epoca.

Dettagli

Jacopo Pontormo, Martirio dei Diecimila Martiri, 1529-1530, tavola, cm 65 x 73, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina Michelangelo, Studio di fortificazione per il Prato di Ognissanti, 1527, matita rossa, penna e acquerello marrone (recto), Firenze, Casa Buonarroti Zecca della seconda Repubblica fiorentina, Scudo, 1530, Firenze, Museo Nazionale del Bargello Andrea del Sarto, Studio di soldato appeso per la gamba destra, 1530, matita rossa, 245 x 118 mm, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Manifattura milanese, Corsaletto da cavallo leggero, circa 1510-1515, acciaio, Bologna, Museo Civico Medievale Andrea del Sarto, Sacra Famiglia Medici, tavola, cm 140 x 104, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina Jacopo Pontormo, Martirio dei Diecimila Martiri, 1529-1530, tavola, cm 65 x 73, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina

Dove e quando

Evento: Michelangelo e l’assedio di Firenze (1529-1530)

Indirizzo:
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Fino al: 01 Ottobre, 2017