Palazzo Fava celebra Michelangelo Buonarroti  (1475–1564) con un inedito focus sul legame con la città felsinea che lo accolse due volte: da giovane in fuga e da artista ormai affermato. In entrambe le occasioni, lasciò un segno profondo nella sua formazione e, proprio questa duplice relazione, è alla base dell’evento espositivo realizzato in occasione del cinquecentocinquantesimo anniversario della nascita del geniale artista. Un progetto, come sottolineano i curatori Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, nato dal desiderio di restituire a Bologna il ruolo che ebbe nella crescita e nella maturazione michelangiolesca.

Il percorso espositivo, accompagnato dal catalogo edito da Sillabe, è articolato in sei sezioni e arricchito da oltre cinquanta opere – marmi, disegni, libri antichi e documenti d’archivio – e ricostruisce quei due soggiorni. Nel primo, un Michelangelo appena ventenne, da poco autore della Madonna della Scala, approda a Bologna poco prima della cacciata dei Medici da Firenze. Ospite di Giovan Francesco Aldrovandi, esponente della corte bentivolesca, viene introdotto in un ambiente colto e cosmopolita dove, la scultura emiliana quattrocentesca e la lezione di Jacopo della Quercia, lo conducono verso una nuova monumentalità. Nascono così le tre statue per l’Arca di San Domenico – San Petronio, San Procolo e l’Angelo reggicandelabro – capolavori che segnano la sua prima affermazione pubblica.

I Curatori spiegano «L’anno o poco più trascorso nel palazzo Aldrovandi di Borgo Galliera sarà determinante per la sua formazione e gli consentirà di coltivare gli studi artistici e letterari entrando in contatto con la vivace realtà culturale bolognese. L’incontro con la tradizione plastica centroitaliana e padana fornisce al giovane scultore un repertorio formale e iconografico destinato a riemergere, profondamente rielaborato, nelle imprese maggiori della maturità, prima fra tutte la volta della Cappella Sistina».

Il secondo soggiorno avviene tra il 1506 e il 1508 quando Michelangelo, ormai celebre, è comunque inquieto e ambizioso. Chiamato da papa Giulio II per realizzare la colossale statua bronzea del pontefice destinata alla facciata di San Petronio, affronta una sfida tecnica e concettuale senza precedenti e, quella statua (purtroppo perduta), diventa il simbolo del difficile equilibrio tra arte e potere, tensione e grandezza, che lo accompagnerà per tutta l’esistenza. I Curatori sottolineano: «quest’opera, di grande complessità tecnica e dal forte valore simbolico va interpretata come un atto di autorappresentazione del potere pontificio, in cui la costruzione dell’immagine politica e ideologica è affidata all’artista che assume il ruolo di mediatore e d’interprete».

Di quei sedici mesi trascorsi a Bologna resta la preziosa documentazione costituita dalle oltre trenta lettere – in prevalenza del carteggio fra Michelangelo e il fratello minore Buonarroto, conservate nell’Archivio Buonarroti – che danno conto delle difficoltà della vita quotidiana, aggravate da una recrudescenza della peste, e del difficile processo tecnico della fusione della statua. Ancora i Curatori evidenziano come «Michelangelo non è un monumento immobile ma un artista vivo, in continuo dialogo con il proprio tempo e con la tradizione. In questa prospettiva, a cinquecentocinquant’anni dalla nascita, l’omaggio a Michelangelo assume il valore di un’indagine storica e critica sul suo percorso e sulla sua eredità, restituendo il senso profondo di un dialogo, quello fra l’artista e Bologna, che seppe incidere con forza nella storia dell’arte moderna».

Con un allestimento (a cura di Opera Laboratori) immersivo e scenografico, il percorso espositivo si apre con l’orizzonte artistico e culturale entro cui Michelangelo si inserisce. I capolavori giovanili fiorentini come la Madonna della scala sono messi a confronto con i maestri toscani e i modelli bolognesi. Donatello rappresenta un riferimento essenziale: la tecnica dello stiacciato – esemplificata in mostra dal Sangue del Redentore – offre al giovane talento un modello plastico e compositivo fondamentale. Allo stesso tempo, Jacopo della Quercia, fornisce suggestioni formali e iconografiche che riaffioreranno, profondamente rielaborate, nelle sue opere mature.

Parallelamente, la tradizione bolognese dei santi patroni Petronio e Procolo, testimoniata da dipinti, affreschi e sculture, fornisce uno stabile repertorio iconografico e compositivo: motivi che confluiranno nelle statue per l’Arca di San Domenico – visibile presso la Basilica di San Domenico, sede esterna della mostra – a conferma del profondo legame tra la pratica scultorea michelangiolesca e la cultura religiosa locale.

Lungo il percorso espositivo le opere di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, restituiscono il panorama artistico della Bologna ai tempi del governo della famiglia Bentivoglio durante i quali politica, fede e cultura si intrecciano in immagini potenti e allusive.
Accanto ai marmi e ai disegni, dipinti, documenti e carteggi originali, illustrano la fitta rete di relazioni tra Michelangelo, la corte bentivolesca, i Domenicani di San Domenico e la committenza papale.

Dettagli

Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e prodotta da Opera Laboratori, la mostra è stata curata da Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, rispettivamente Presidente e Direttore della Fondazione Casa Buonarroti di Firenze (con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna, dell’Alma Mater Studiorum -Università di Bologna e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna) e propone anche un ricco programma di visite guidate e attività didattiche realizzate con il supporto tecnico di Pilot.

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio stampa Opera Laboratori | Andrea Acampa)

  1. Michelangelo Buonarroti, Madonna della scala, 1490 circa,
    marmo, 56,7×40,1cm. Firenze, Casa Buonarroti
  2. Palazzo Fava, veduta della sala 1 mostra “Michelangelo e Bologna”
  3. Palazzo Fava, veduta della sala 3 mostra “Michelangelo e Bologna”
  4. Palazzo Fava, veduta della sala 5 mostra “Michelangelo e Bologna”
  5. Michelangelo Buonarroti, particolare di San Petronio (Arca di San Domenico) 
  6. Michelangelo Buonarroti, particolare di San Procolo  (Arca di San Domenico)
  7. Michelangelo Buonarroti, particolare dell’Angelo reggicandelabro (Arca di San Domenico)

L’Arca di San Domenico è visitabile resso la Basilica di San Domenico (piazza San Domenico, 13) sede esterna della mostra

Progetto “biglietto sospeso”

Iniziativa nata dall’idea che il museo sia un luogo di partecipazione e di condivisione, capace di avvicinare all’arte anche chi, per motivi economici o sociali, ha meno occasioni di accedervi. I visitatori potranno quindi scegliere di acquistare un biglietto aggiuntivo da donare a persone in situazione di fragilità – in particolare minori stranieri non accompagnati, nuclei in accoglienza e famiglie accoglienti del progetto Vesta – offrendo loro l’opportunità di vivere un’esperienza culturale significativa.

La mostra Michelangelo e Bologna, rappresenta il contesto ideale per avviare questo dialogo. Michelangelo, infatti, giunge a Bologna poco più che diciannovenne: è lontano da casa, proviene da una Firenze attraversata da tensioni politiche e trova accoglienza grazie alla generosità del patrizio Giovan Francesco Aldrovandi. Una storia che riecheggia percorsi e vissuti di tanti ragazzi che oggi affrontano sfide simili tra spaesamento, responsabilità e ricerca del proprio posto nel mondo.

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Fava - Palazzo delle Esposizioni - via Manzoni, 2 - Bologna
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Fino al: 15 Febbraio, 2026