A cinquant’anni dalla scomparsa di Antonietta Raphaël e a sessanta da quella di Mario Mafai, il Casino dei Principi di Villa Torlonia propone una riflessione sui due artisti con una mostra ideata dal Centro Studi Mafai Raphaël e curata da Valerio Rivosecchi insieme a Serena De Dominicis con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Dai tardi anni Venti, caratterizzati dall’intensità espressiva culminata nel sodalizio definito da Roberto Longhi la “Scuola di via Cavour”, Mario e Antonietta seguirono percorsi paralleli, spesso anche divergenti, fortemente condizionati dalla realtà storica. Mario, considerato un maestro indiscusso e punto di riferimento per l’ambiente artistico romano, mantenne il prestigio anche nei faticosi anni del dopoguerra. Serie pittoriche come i Fiori secchi, le Demolizioni, le Fantasie rappresentarono – fin dalla prima apparizione – il volto più autentico e antiretorico della cultura italiana.

Ben diversa la storia di Antonietta, lituana di origini ebraiche, esposta a pregiudizi di genere, costretta ad allontanarsi dalla capitale negli anni delle leggi razziali e della guerra, visse lunghi periodi di ricerca solitaria, la scoperta del suo talento avvenne solo a partire dagli anni Cinquanta – con riconoscimenti sempre più ampi rispetto al suo ruolo nella definizione di una linea antinovecentesca – della sua originale opera scultorea e dell’ultima accesa stagione pittorica negli anni Sessanta.

Fino a domenica 2 novembre, Mario Mafai e Antonietta Raphaël. Un’altra forma di amore, racconta una vicenda insieme artistica, intellettuale e sentimentale, basata sulle differenze, ma anche su una trama sottile di scambi, idee e passioni comuni, in grado di trasformare in poesia ogni evento della realtà vissuta. Le oltre cento opere che formano il percorso espositivio – suddiviso in sette sezioni tematiche – si snodano sui due piani del Casino per offrire una panoramica di entrambi gli artisti e un confronto che ne evidenzia le differenze.

La prima sezione, La Scuola di via Cavour, ha carattere “storico” e inquadra i primi anni, decisivi, dell’incontro di Mario, Antonietta e Scipione (Gino Bonichi), il cambio di passo determinato in gran parte dall’azione di stimolo culturale e pittorico svolto dalla Raphaël, i primi successi. Accanto a quelle di Mafai e Raphaël sono esposte anche due opere di Scipione.
La sala delle vedute al piano terra accoglie sculture di Antonietta, compresi alcuni inediti di recente ritrovamento, evidenziando il nodo tematico offerto dal rapporto tra femminile, maternità/creazione e fuga, con incursioni nel mito. Tra le opere in mostra anche l’Angoscia n.2 (1936-1963) qui esposta per la prima volta, risultato della laboriosa traduzione in pietra porfirica di un gesso del 1936.

Ancora al piano terra, la sezione Intermezzo musicale presenta alcune opere a testimonianza della passione condivisa da Antonietta e Mario per la musica, che ritorna in varie opere, come ad esempio, i dipinti Natura morta con chitarra (1928) e La lezione di piano (1934).
A seguire, la sezione Una silenziosa sfida mette l’accento sul confronto tra Mafai e Raphaël e su come i due, pur condividendo alcuni temi – disegni, ritratti e autoritratti, nudi e nature morte – seguissero poi strade volutamente divergenti, risolvendo gli stessi temi con soluzioni formali distanti. Tra i ritratti anche l’inedito Ritratto di Simona, dipinto da Mario nel 1932 e qui esposto per la prima volta. All’interno della stessa sezione, un video propone interviste e documentari sui due artisti.

La sala centrale del primo piano è dedicata a Mario Mafai. Filo conduttore, la “metamorfosi”, concetto esemplificato nello slittamento dal figurativo all’astratto attraverso alcuni tra i principali passaggi stilistici della maturità, dalla fase “tonale”, piena di incanto e malinconia, dei primi anni Trenta, alla vena espressionista delle Fantasie, al momento realista dei Mercati del Dopoguerra, fino alle ricerche astratte e informali degli ultimi anni.

Il percorso prosegue con la sezione Antonietta Raphaël. Un viaggio nell’identità e oltre riservata a sculture e dipinti di Antonietta che veicolano la complessa identità dell’artista alla cui formazione contribuirono molti fattori culturali, in particolare la cultura ebraica, un’esistenza “nomade”, i viaggi in Sicilia, Spagna e Cina.

Infine, nell’ultima saletta, a chiudere l’itinerario aperto dal grande Ritratto di Antonietta nello studio di scultura (1934) di Mafai, un solo quadro di Raphaël, Mario nello studio (Omaggio a Mafai) del 1966, racchiude tutta l’energia di una vita passata a sfidarsi e amarsi. Nello stesso spazio, una selezione di lettere autografe – frutto di una ricerca a cura di Sara Scalia, nipote degli artisti – e materiali fotografici, restituiscono la vicenda umana e artistica di Mafai e Raphaël.