Le Sale dell’Antico Ospedale Spagnolo, luoghi adiacenti al Museo della Pietà Rondanini di Michelangelo al Castello Sforzesco di Milano, ospitano oggi una serie di mostre dossier destinate alla riscoperta delle importanti collezioni grafiche del Gabinetto dei Disegni e della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”.
Ad inaugurare il ciclo è una interessante ed elegante retrospettiva dedicata a Tiepolo, Canaletto e i maestri del Settecento veneziano. I pezzi esposti, tutti di mano squisita frutto dell’operato di grandi protagonisti dell’arte di quel secolo, offrono anche un’interessante panoramica sulle principali tecniche grafiche utilizzate dagli artisti settecenteschi: dai disegni dal tratto sinuoso e dall’atmosfera liquida, alle acqueforti nelle quali il segno è modulato in modo personale da ogni artista. Come sanno bene sia gli addetti ai lavori che gli appassionati, per loro naturale fragilità le opere su carta vengono solitamente conservate in locali riparati e muniti di precise condizioni climatiche e luminose, pertanto la possibilità di vederli esposti è sempre un’occasione da cogliere al volo anche per gustare quelle raffinatezze tecniche che, difficilmente, riusciamo a cogliere dai cataloghi.

Lo spunto di partenza per l’esposizione è da ritrovarsi in due importanti mostre che, all’incirca un cinquantennio fa, furono dedicate ai disegni settecenteschi ed alle opere del Piazzetta conservati nelle collezioni civiche, entrambe curate dall’allora direttrice Mercedes Precerutti-Garberi, studiosa che diede importanti contributi proprio allo studio dell’arte veneta.
La selezione dei pezzi esposti effettuata dalle curatrici Francesca Mariano e Eleonora Scianna offre un interessante spaccato anche sulle preferenze collezionistiche di un certo pubblico colto milanese. Le opere sono infatti giunte nelle raccolte civiche da importanti collezioni private come quella degli studiosi Giovanni Morelli o Gustavo Frizzoni, quella della celebre famiglia Trivulzio, senza poi dimenticare la donazione di Antonio Guasconi, uno dei primi benemeriti che intesero dotare la città di un proprio patrimonio civico d’arte.
Ad aprire le danze sono Giambattista e Giandomenico Tiepolo ai quali è dedicata la prima sala. Particolarmente interessante la serie di caricature dal tipico segno liquido che caratterizza i disegni di Giambattista, a testimonianza di quel filone di grafica comica al quale il Settecento veneziano ha riservato un ruolo di rilievo e che lo stesso artista ha indagato in quasi trecento sue opere.
Cambia il registro ma non la qualità dell’opera e a fare da contraltare alle caricature vi sono Vari Capricci inventati e incisi dal celebre Gio. Battista Tiepolo, dieci incisioni nelle quali l’artista crea iconografie dalla difficilissime e talvolta persino impossibile interpretazione.
Accanto a quella del padre è poi esposta l’opera del figlio Giandomenico di cui sono mirabili prove gli studi di animali come lo schizzo dedicato ai pipistrelli dove l’artista, modulando il segno sino a ottenere un tratto a penna tremulo per definire i contorni, riesce a restituire la sensazione della vibrazione delle ali dell’animale.

Sempre dell’artista sono poi le incisioni per le Idee Pittoresche sopra La Fuga in Egitto di Giesu, Maria e Gioseppe Opera inventata ed incisa da me Gio. Domenico Tiepolo, una ventina di tavole eseguite nel 1753 mentre si trovava con il padre e al fratello a Würzburg. Altissima e raffinata è l’attenzione rivolta verso l’ambientazione e le atmosfere tenere, quasi familiari, che caratterizzano tutte le tavole del ciclo dedicato interamente a questo singolo episodio dell’infanzia di Cristo. Per valutare ancor meglio l’eccezionale inventiva dell’artista basti ricordare come l’episodio della fuga della Sacra Famiglia in Egitto sia raccontato solo in poche righe del Vangelo di Matteo, una scarsità di dettagli che ha originato una iconografia varia e multiforme che sembra avere interessato molto l’artista.
Non poteva poi mancare uno spazio dedicato alle “teste di carattere” di Piazzetta, un genere apprezzato dal collezionismo al quale l’artista e la sua bottega si dedicarono durante tutto l’arco della carriera. Il naturalismo è mirabile e si ha quasi l’impressione di essere davanti a ritratti dove i soggetti sono colti con immediatezza e verità.
Degno di nota è poi il Ritratto del feldmaresciallo Mathias von der Schulenburg, mecenateche nominò Piazzetta come esperto per gli acquisti della propria collezione d’arte.

Chiudono infine, immancabili, i maestri delle vedute: Canaletto e il nipote Bellotto che si cimentano nelle vedute di Venezia, il primo, e di Dresda il secondo, accomunati entrambi dalla medesima attenzione alla resa della brulicante vita della città con i suoi infiniti dettagli che sembrano già di per sé piccole scene di genere: una dama stende i panni sul terrazzo di una casa, un gruppo di falegnami è al lavoro per terminare il tetto di una veranda, un cane abbaia ai passanti e molto altro.
Del resto, per soddisfare le richieste del suo mercante a Londra, Canaletto aveva ampliato la produzione di incisioni di vedute e capricci come le Vedute, altre prese da i Luoghi, altre ideate da Antonio Canal, ciclo che raccoglie nello stesso album sia panorami reali della città che scorci frutto dell’immaginazione dell’artista, i “capricci” appunto.
Anche in quest’ultimo caso però, pur lasciando maggiore libertà alla sua creatività rispetto a quanto non fosse abituato a concedersi quando dipingeva, l’artista partiva comunque schizzi prospettici realizzati con la camera ottica en plein air assemblati poi tra loro in un secondo momento.
La straordinaria occasione offerta dall’allestimento di poter ammirare da vicinissimo tali opere ci permette inoltre di gustare quella particolare attenzione alla resa pittorica che Canaletto infonde anche alle sue acqueforti grazie ad un segno sinuoso e vibrato, portando al massimo le potenzialità espressive della tecnica e delineando paesaggi bagnati di luce.