«In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi,
predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. 
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite
da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala,
dalla quale erano usciti sette demòni, 
Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode,
Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni
.»
G. Perego (a cura di), Vangelo secondo Luca, San Paolo Edizioni, Roma 2023, p. 37

Nel Vangelo esiste una sola Maddalena: Maria di Magdala che nel Vangelo di Luca (8,2) è annoverata tra le donne più vicine a Gesù e agli apostoli. Però, il trascorrere del tempo, ha intrecciato la sua figura con quella di altre donne evangeliche così da creare confusione di persone, ruoli e avvenimenti su cui gli artisti hanno basato le rappresentazioni della Santa. Indubbiamente si tratta di una delle donne bibliche più rappresentate nella storia dell’arte.

Agostino d’Orazio, nel suo saggio La Maddalena. Tre donne in una, tra Vangelo e arte, scrive: «Magdala, un villaggio di pescatori sulla sponda occidentale del lago di Tiberiade, deriva il suo nome dall’ebraico magdal, che significa “torre”, un termine che nel tempo ha costituito anche un’allusione alla solidità delle fede di questa figura eccezionale, cui il Vangelo attribuisce straordinarie responsabilità. Maria è parte integrante della famiglia più stretta del Messia, tanto da rivestire un ruolo importante nell’amministrazione “dei beni” degli apostoli e da accompagnarli nei loro spostamenti, fino a Gerusalemme, dove è protagonista di momenti fondamentali della Passione: tra gli episodi più importanti dove è presente, assiste alla Crocifissione e ha il compito di annunciare la sua Resurrezione nel giorno di Pasqua, fatto per il quale viene considerata da sant’Ippolito di Roma “apostola tra gli apostoli».
Nella storia dell’arte Maddalena solitamente è raffigurata in un’altra iconografia: «spesso è colta nel momento della sua conversione, che i pittori fanno sempre coincidere con l’abbandono di gioielli e oggetti preziosi, che la donna si sarebbe guadagnata durante la sua vita di eccessi, prima che i sette demoni uscissero da lei. Secondo una tradizione prediletta dagli artisti, Maddalena sarebbe stata una donna di facili costumi che dopo l’incontro con Gesù decide di cambiare vita. Fatto che non corrisponde assolutamente alla realtà raccontata nei Vangeli, ma è frutto di un equivoco riferibile all’Omelia33, pronunciata da papa Gregorio Magno nel 591 presso la basilica di San Clemente».

La breve premessa (da approfondire nel saggio in catalogo che accompagna la mostra) per introdurre l’eccezionale esposizione della Maddalena di Artemisia Gentileschi – tornata visibile per la prima volta a Napoli, dove venne dipinta tra il 1630 e il 1635 – negli spazi del Complesso Monumentale di Santa Chiara.
Conservata per secoli in collezioni private, negli ultimi cento anni si trovava nella collezione Sursock, a Beirut, dove fu gravemente danneggiata nella nota esplosione del 4 agosto 2020. Sapientemente restaurata grazie all’intervento di Arthemisia, l’opera è tornata agli antichi splendori, mostrando i caratteri di stile e di narrazione visiva propri del lungo periodo trascorso dalla pittrice nella città partenopea, dove, dopo aver vissuto circa dieci anni a Roma, nel 1630 si trasferì arrivando con il fratello Francesco e la figlia Prudenzia restando, in quella città dalla straordinaria vivacità artistica, fino alla morte.

Francesco Trasacco, nel 2023, la definito l’opera: «fortemente suggestiva con gli inconfondibili toni di giallo oro cupo e blu oltremarino, su cui spicca il candore della camicia, sono enfatizzati dalla potenza del chiaroscuro, che non preclude alle parti in luce uno splendore netto. La santa, il cui sguardo estatico trasmette la gratificazione per il passaggio a una nuova vita sorretta dalla fede, sembra dialogare mentalmente con il divino, mentre alle sue spalle i gioielli e il vaso degli unguenti sono posti a sottolineare l’abbandono della precedente esistenza».

A Napoli Artemisia intrattiene una fitta corrispondenza con Cassiano dal Pozzo, celebre erudito e suo appassionato committente, con il Duca di Modena Francesco I d’Este e con Ferdinando II de’ Medici, che ottengono suoi quadri, mentre Galileo Galilei e il nobile messinese don Antonio Ruffo diventano suoi consiglieri e mediatori. Se si esclude la parentesi inglese, quando nel 1638-39 si reca a Londra per lavorare con suo padre Orazio alla corte di re Carlo I – forse partecipa alla decorazione del Casino delle Delizie della regina Henrietta – non si sposterà più e produrrà una grande quantità di tele con l’aiuto del fratello, che ha sostituito il marito nella gestione della bottega. Perse le tracce di Pierantonio, Artemisia riuscirà a maritare la loro figlia nel 1636, sostenuta dai numerosi clienti che acquistano i suoi dipinti.

Diventata la pittrice più celebre d’Europa, si circonda di allievi e collaboratori, dipingendo anche le uniche opere pubbliche della sua carriera per la Cattedrale di Pozzuoli. Muore intorno al 1653, in una data ancora non confermata: la sua tomba nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini è andata perduta negli anni Cinquanta del Novecento, quando l’edificio è stato abbattuto per fare spazio ad un moderno condominio.

Dettagli

Didascalia immagine e particolari

(courtey Ufficio stampa Arthemisia)

Artemisia Gentileschi
Maddalena, 1630-1635
olio su tela, 108×78,5 cm.
Beirut (Libano), Sursock Palace Collection

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Complesso Monumentale - via Santa Chiara, 49/c - Napoli
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Fino al: 19 Gennaio, 2025