Nella sala trentanove della Galleria Nazionale dell’Umbria (inserita nel percorso di visita della collezione permanente del museo perugino e curata da Costantino D’Orazio) prosegue, fino a giovedì 18 dicembre, un’esposizione di fotografie realizzate da Luigi Spina nell’ambito del progetto Luigi Spina. Omaggio all’Umbria di San Francesco, sostenuta da “Strategia Fotografia 2024” e promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Opere realizzate immergendosi nei paesaggi e nei contesti urbani umbri, restituendo quella sospensione del tempo tipica dei luoghi francescani. Il fotografo ha così offerto la possibilità di vivere una spiritualità che ha mantenuto intatta la sua portata rivoluzionaria, anche a distanza di secoli, annullando la distanza tra passato e futuro in favore di una dimensione temporale da ritenere un presente continuo.

Nel loro grande formato, nei contrasti e nelle trasparenze del bianco e nero, nella matericità di luce e ombra che la macchina fotografica ha impresso loro, le opere acquistano una profondità quasi tridimensionale da cui scaturisce un sentimento profondo.

Il prologo di addentrarsi di Spina nella spiritualità francescana, è datato mezzo secolo fa, dall’esperienza di un altro grande fotografo italiano, Fulvio Roiter (1926-2016), che Spina ha ammirato e il cui lavoro Ombrie, terre de San François, realizzato per la casa editrice svizzera Guilde du Livre nel 1955, ha costituito un elemento di confronto per la sua ricerca attuale.

L’eterno dialogo tra la Natura e l’Uomo, che ha ispirato il rivoluzionario messaggio di Francesco trova, inaspettatamente in Roiter e in Spina, due corifei capaci, a distanza di secoli, di declinarne, ciascuno in modo pesonale, la spiritualità attraverso la forza delle immagini.