“Credo che dopo tutto, l’arte moderna si trovi nel Midi“
(Vincent van Gogh, lettera al fratello Theo, 4 marzo 1888)
Quando van Gogh scriveva queste considerazioni era giunto in Provenza da circa un mese alla ricerca di “un’altra luce“, e vi sarebbe rimasto per oltre un anno, trascorrendo ad Arles forse il periodo più fecondo di tutta la sua vita creativa: qui dipinge capolavori come I girasoli, La casa gialla e La camera. Al sud risiedeva anche Cézanne, ritiratosi dopo gli anni parigini nella sua terra d’origine, dove avrebbe fatto della montagna Sainte-Victoire, solitaria e petrosa alle spalle della natia Aix-en-Provence, un’icona assoluta della sua pittura. Era iniziata la scoperta da parte degli artisti di quel mondo mediterraneo che andava dalle coste della Provenza fino al nord Africa, soprattutto l’Algeria, alla quale si guardava sulle orme di Delacroix.

Le luci tenui della Normandia, i soli velati dalle brume, le cupe ondate che si frangevano contro impervie scogliere, così frequenti nella pittura degli impressionisti, venivano spazzati via dal soffio del mistral, il vento che accende d’intensità il blu del mare e del cielo di Provenza, mentre le tele venivano invase dai colori sfacciati e privi di sfumature di quelli che sarebbero stati definiti fauves, belve. Nel 1887 l’esponente del Pointillisme Paul Signac trascorre l’estate a Collioure, presso il confine con la Spagna, primo fra quelli che daranno vita alla pittura rivoluzionaria dei fauves. E come Signac, anche Henri Matisse avverte l’irresistibile richiamo del sud in occasione del viaggio in Corsica, compiuto nel 1898. L’incontro con l’ambiente mediterraneo ha la forza di una rivelazione, e lo porterà più tardi a stabilirsi definitivamente a Nizza.

A Matisse e la luce del Mediterraneo, il Centro Culturale Candiani di Mestre dedica una interessante rassegna in corso dal 28 settembre 2024 al 4 marzo 2025. Scrive la curatrice, Elisabetta Barisoni, nel saggio di presentazione: “Il Midi francese, luogo selvaggio e per certi versi primitivo, accende la fantasia dei pittori alla ricerca del grado zero dell’arte […] L’arte umanistica dei nuovi autori ricerca l’armonia (lusso, calma e voluttà) laddove il Mediterraneo bagna le civiltà antiche, i resti dell’Impero romano e della classicità, ma anche la natura selvaggia della Corsica o della Sardegna, fino alle coste spagnole, del Marocco e dell’Algeria“.

Una mostra, quella di Mestre, nella quale luce e colore costituiscono il filo conduttore che attraversa tutto il percorso espositivo. Matisse è presente con oltre cinquanta opere, in parte custodite presso le raccolte di grafica della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, accanto alle quali figurano capolavori provenienti da importanti istituzioni internazionali. Numerosi i disegni di Matisse, nei quali la linea fluida si snoda sul foglio con un andamento continuo, quasi seguendo una melodia interiore che incanta il visitatore.

Nelle sezioni tematiche la presenza dominante è quella della luce mediterranea, la “luce dorata che elimina le ombre“, come la definisce Derain in una lettera a Maurice de Vlaminck: il percorso si apre così con La modernità viene dal mare, alla quale fanno seguito La Luce del Mediterraneo, L’età dell’oro, Il Mediterraneo, un paradiso unico. L’elemento decorativo, il fascino delle linee d’ispirazione moresca, le languide figure femminili in veste di odalische – suggestioni colte da Matisse nei suoi viaggi in Algeria e Marocco – sono i protagonisti dello spazio dedicato ad Arabesco e decorazione.

Il titolo della sezione centrale della mostra, Lusso, calma e voluttà richiama i celebri versi tratti da L’invitation au voyage di Charles Baudelaire – Là, tout n’est qu’ordre et beauté, / Luxe, calme et volupté – ai quali si ispirò l’opera che Matisse espose nel 1905 al Salon des Indépendants, Luxe, calme et volupté. In quell’anno Matisse trascorre l’estate a Collioure insieme a Derain, ed è qui che nascono le prime tele “rivoluzionarie” dei fauves. Scrive ancora la curatrice della mostra: “L’afflato selvaggio e infuocato delle atmosfere del Sud si esprime nel colore usato direttamente sulla tela, un colore acceso, squillante, a contrasto, che diventa vero protagonista delle opere. Le pennellate sono violente, i pigmenti vengono applicati dal tubo di colore, le cromie sono divise ma non complementari: nasce qui la «cage aux fauves», la gabbia delle belve, di cui parlerà il critico Vauxcelles al Salon d’Automne“.

L’esposizione si chiude con la sezione Dal colore alla forma: l’ultima fase creativa di Matisse è caratterizzata dai papiers découpés, fogli di carta colorata ritagliati e incollati uno sull’altro, nei quali il maestro spinge all’estremo la semplificazione delle forme. La figura di Icaro – tratta dal libro d’artista intitolato “Jazz“, pubblicato nel 1947, nel quale Matisse riunisce una serie di stampe di collages a colori – è una sagoma nera che si staglia su uno spazio cosmico, punteggiato da grandi stelle luminose, tra le quali sembra voler spiccare il volo, spalancando le braccia in una danza siderale.