Quando nel 1902 il facoltoso uomo d’affari francese Lartigue regala al figlio la sua prima macchina fotografica certo non immagina che diventerà la chiave, lo strumento di lettura di tutta una vita.
Il ragazzo, Jacques Henri Lartigue, all’epoca ha solo sette anni e intorno a lui si nuove una Parigi ricca e borghese del nouveau siècle. Inizia a ritrarre il mondo che gli sta attorno, parenti, amici e, più in generale, la quotidianità della ricca borghesia. Un mondo felice, dorato, affascinato dall’arrivo della modernità, del movimento dove fanno capolino le prime automobili e i primi aeroplani, fra passeggiate al Bois de Boulogne, grandi premi automobilistici, corse ippiche di Auteuil, oltre agli uomini e donne eleganti che le frequentano.

Piano piano comincia a delinearsi in lui e nei suoi scatti la filosofia che poi caratterizzerà tutta la sua vita: il culto della felicità, la ricerca di un idillio che non possa essere turbato da traumi profondi. E’ quella felicità serena che si attraversa e diventa palpabile in laguna a Venezia, alla Giudecca nella Casa dei Tre Oci nella più ampia retrospettiva mai realizzata in Italia, dedicata al fotografo francese Jacques Henri Lartigue, adesso riaperta dopo l’emergenza Coronavirus.

L’invenzione della felicità è l’esposizione prorogata fino al 10 gennaio 2021, curata da Marion Perceval e Charles-Antoine Revol, e da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, organizzata da Civita Tre Venezie, promossa da Fondazione di Venezia, in collaborazione con la Donation Jacques Henri Lartigue di Parigi, con il patrocinio del Ministero della Cultura francese, che attraverso centoventi immagini, di cui cinquantacinque inedite, tutte provenienti dagli album fotografici personali di Lartigue, offre una dolce passeggiata in queste atmosfere.

Anche quando l’Europa verrà attraversata dagli orrori delle due guerre mondiali – introduce Denis Curti nel suo testo in catalogo – Lartigue continuerà a preservare la purezza del suo microcosmo fotografico, continuando a fissare sulla pellicola solo ciò che vuole ricordare, conservare. Fermare il tempo, salvare l’attimo dal suo inevitabile passaggio. La fotografia diventa per Lartigue il mezzo per riesumare la vita, per rivivere i momenti felici, ancora e ancora”.

Oltre alle foto in mostra si aggiungono alcuni materiali d’archivio, libri quali il Diary of a Century, “Instants de ma vie” per l’edizione in francese, riviste dell’epoca, documenti che ripercorrono la sua intera carriera, dagli esordi dei primi anni del ‘900 fino agli anni ‘80. Il percorso prende il via con i primi anni e i primi lavori, alcuni esperimenti fotografici come le sovrimpressioni. Automobili e aeroplani, ma più in generale il movimento, diverranno poi tra i soggetti preferiti.

Dagli anni ‘40 pubblica le sue fotografie su riviste, combinando i suoi incontri mondani e le inquadrature ricercate. Lavora anche come scenografo, illustratore e fotografo di scena, iniziando a frequentare personalità di spicco del mondo dell’arte e del cinema.

La vera fortuna come autore fotografico internazionale arriva soltanto nel 1963, quando il MoMA di New York gli dedica la personale The Photographs of Jacques Henri Lartigue. A seguito di questo successo verso la fine degli anni ‘60, Lartigue incontra Richard Avedon e Hiro, due tra i più influenti fotografi di moda che si interessano al suo lavoro, chiedendogli di scavare nel suo archivio per creare una sorta di ‘giornale’ fotografico.

Nel 1970 grazie alla selezione di foto del suo archivio fatta dallo stesso Avedon e da Bea Feitler, photoeditor di Harper’s magazine, pubblicò il volume, Diary of a Century che lo consacrò definitivamente tra i grandi della fotografia del Novecento. E proprio come sosteneva Richard Avedon “Lartigue fece ciò che nessun fotografo aveva fatto prima e che nessuno fece dopo: fotografare la propria vita”.

Didascalie immagini

  1. André Haguet, un cugino di Lartigue, Foresta di Rambouillet, 1938 
    © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL 
  2. Jacques Henri Lartigue, Anna la Pradvina, detta anche “la signora con le volpi” Avenue du Bois, Paris, 1911 
    © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL
  3. Jacques Henri Lartigue, Grand Prix de l’Automobile Club de France detta anche l’automobile deformata, 1913 ma diffusa da Lartigue nel 1912
    © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL
  4. Jacques Henri Lartigue, Coco, Deauville, 1938 
    © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL
  5. Jacques Henri Lartigue, Mani di Florette, 1961
    © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL
  6. Jacques Henri Lartigue, Richard Avedon, New York, 1966 
    © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL
  7. Jacques Henri Lartigue, La Baule, 1979
    © Ministère de laCulture (France), MAP-AAJHL

IN COPERTINA
Jacques Henri Lartigue, La Baule, 1979 
© Ministère de laCulture (France), MAP-AAJHL

Dove e quando

Evento: JACQUES HENRI LARTIGUE. L’invenzione della felicità. Fotografie
  • Fino al: – 10 January, 2021
  • Sito web