A Padova si svolge un’ampia retrospettiva sul pittore veneto Lino Selvatico, ritrattista dei primi anni del ’900. I suoi lavori furono molto apprezzati e richiesti e l’esposizione lo ricorda con più di cinquanta dipinti e sessante opere grafiche, rinvenute nel 2008 e dunque inedite.

Il pittore nasce nel 1872 a Padova ed è figlio del poeta e commediografo Riccardo, ideatore della Biennale di Venezia. Esordisce nella III Mostra Internazionale d’Arte del 1889, rivelandosi promettente, ed è molto gradito come ritrattista, data la notevole abilità tecnica ed espressiva nella resa della personalità della figura ritratta. Lo storico italiano Pompeo Gherardo Molmenti lo definisce infatti “squisito indagatore dell’anima attraverso le fattezze del volto umano”. E lo confermano come tale le sempre più fioccanti commissioni di nobili, alto borghesi e membri di case reali come il giovane re di Spagna Alfonzo III di Borbone, ritratto infatti da Selvatico nel 1922. Ciò non ci sorprende se pensiamo che l’artista ha stabilito una solida rete di relazioni, che spaziano dai circoli di intellettuali e artisti a Venezia e a Milano (si ricordi l’amicizia con i Sarfatti) al riconoscimento di critici insigni come Primo Levi, il già citato Molmenti, Vittorio Pica, Ugo Ojetti. Riconoscimenti che spianano la strada a mostre nazionali, come l’Esposizione di Belle Arti a Roma nel 1907, e internazionali come quelle di Monaco, Dresda, Buenos Aires.

Selvatico adotta temi tradizionali ma coniuga l’aderenza al visibile a spunti simbolisti e liberty e a una pittura sfocata, che sovrappone agli occhi il filtro di una visione più interiore e sentimentale. Osserviamo dunque un languido e impudico nudo di donna, con peli in vista ma nessun cenno di volgarità, riscaldato da una luce tenue che lo fa spiccare rispetto allo sfondo morbidamente sfocato; una figura femminile vezzosa e riccamente abbigliata, che posa con il suo cane assumendo un’espressione da snob; il ritratto di una donna seduta con un bambino sulle ginocchia, dalla resa quasi acquosa per i tratti sempre più liberi e guizzanti.

La presenza femminile sembra proprio essere costante nelle opere di Selvatico, che non esita a manifestare di volta in volta ammirazione per l’aspetto estetico, per la raffinatezza di forme e linee, per le espressioni libere e spontanee delle sue donne. Donne nude e naturali, che però non di rado possiamo scoprire con una sigaretta in bocca, da vere icone mondane di una società in progressiva modernizzazione. La parte dedicata alla figura femminile è dunque quella più significativa della mostra.

A Padova ci troviamo certo alle prese con la più ampia retrospettiva mai tenuta sino a ora sull’artista, afferma il direttore Davide Banzato. Una sala è dedicata alla moglie del pittore, Francesca, raffigurata in chiave realistica e dunque colta in frammenti di vita quotidiana, o trasfigurata dal desiderio e dall’affetto, con qualche sintetica traccia di pennello; anche il figlio è rappresentato in una doppia accezione,  ora realistica e immediata, ora ironica perché tramutato in amorino.

I soggetti più cari a Selvatico, cioè le donne, compaiono anche in alcuni disegni e stampe, da poco rinvenuti ed esposti per la prima volta, che mostrano studi preparatori, interpretazioni e sperimentazioni di tecniche raffinate. Selvatico infatti utilizza carboncino, grafite, gessetti, pastelli, sanguigna e acquarelli, raggiungendo
con perizia e immediatezza sempre apprezzabili effetti di luce e chiaroscuro.

Eterei e gestuali al contempo, i colori nella pittura di Selvatico profumano già di espressionismo, ma è nella grafica che risultano evidenti le suggestioni dell’espressionismo tedesco e nella fattispecie del simbolismo di Franz von Stuck. La tecnica incisoria è appresa inoltre da Emanuele Brugnoli, che fondò una scuola di incisione e regalò al pittore il torchio che qualche anno prima aveva ricevuto dal pittore statunitense James Whistler. La produzione grafica risulta certo più intima, tanto che Selvatico volle serbarla con sé sino alla morte, giunta a soli 52 anni; produzione intima e delicata, come possiamo notare dalla rappresentazione delle movenze del figlio Riccardo e dalle modelle nude, erotiche ma non deplorevoli, armoniche e mai laide. Spunti di vita quotidiana e sprazzi di vita mondana, dunque, nel percorso di Selvatico, che ondeggia tra gli ambienti borghesi e altolocati di Venezia, Milano, Parigi e gli interni familiari delle sue abitazioni a Mira e Biancade.

Ci si augura dunque che l’evento possa costituire l’incipit per la rivalutazione di un meritevole artista.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Lino Selvatico, Nudo, 1922 circa, Olio su tela, 125 x 75 cm.
  2. Lino Selvatico, Amazzone, 1905, Olio su tela, 123,2 x 98 cm.
  3. Lino Selvatico, Il guanciale viola, 1923, tecnica mista su compensato, 32 x 41,8 cm.
  4. Lino Selvatico, La danzatrice Rita Sacchetto, 1911, olio su tela, cm 216 x 119.

IN COPERTINA
Lino Selvatico, Nudo, 1922 circa, Olio su tela, 125 x 75 cm, Collezione privata
(particolare)

Orario:
9.00 – 19.00;
chiusura: tutti i lunedì non festivi.

Catalogo edito da Grafiche Turato Edizioni

Dove e quando

Evento: Lino Selvatico. Mondanità e passione quotidiana

Indirizzo:
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Fino al: 20171210