A cavallo tra la fine del Diciannovesimo e gli inizi del Ventesimo secolo gli ambienti artistici internazionali vennero influenzati da un gusto nuovo così che, una diversa tendenza stilistica, si insinuò in tutti gli ambiti creativi e produttivi. Dalla pittura alla scultura, dall’architettura alle arti applicate, dalla moda alla fotografia, nesuno fu immune dal Liberty.

Sulla scia dell’Art Nouveau in Francia, del Modern Style in Inghilterra, dello Jugendstil in Germania, della Sezession in Austria, entusiasmi per la modernità e la riscoperta di pratiche artigianali, gli artisti italiani si trovarono a interpretare e adattare le tendenze internazionali che divennero fonte di ispirazione formale. Nacque così lo stile nuovo o stile floreale, caratterizzato da forme sinuose ed eleganti, linee serpentine ispirate al mondo naturale.

Sabato scorso ha aperto al pubblico a Brescia, l’ampia retrospettiva – curata da Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo – per offrire al pubblico un’immersione nei temi, e nelle atmosfere, di quell’epoca dai profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. Prospettive inusuali in uno dei periodi più fertili della storia dell’arte europea tra Ottocento e Novecento.

Selezionando i maggiori artisti del periodo con oltre cento opere provenienti da importanti istituzioni museali, ma anche da collezioni private, quindi poco note, “Liberty. L’arte dell’Italia moderna” è un percorso articolato in otto sezioni tematiche che tiene conto della partecipazione degli artisti alle grandi esposizioni tenutesi in Italia: dalle prime Biennali di Venezia all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902; dall’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 fino alla grande Esposizione Internazionale di Roma del 1911 che celebrava i cinquant’anni dall’Unità.

Una rilettura attraverso una nuova prospettiva riportando, al contempo, alla luce opere meno note o sconosciute al grande pubblico, in un dialogo tra le più diverse forme artistiche, tra cui l’allora nuovissimo linguaggio cinematografico, a cui è dedicata un’intera sezione con un focus sul fenomeno nascente del “divismo”. Facilitano la comprensione del clima culturale dell’Italia Liberty la selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier dei sarti più famosi, oltre a coloratissime affiches – che pubblicizzavano grandi magazzini di moda, liquori, giornali, spettacoli teatrali e località turistiche – anche raffinate ceramiche dai decori ispirati alla natura, figlie della geniale creatività di Galileo Chini.