Chissà se Caterina la Grande, ideando il suo privato Petit Ermitage e circondandosi di pezzi unici della storia dell’arte, aveva mai immaginato che la sua collezione sarebbe divenuta una tra le più ricche e ambite del nuovo mondo, attirando le mire di potenti magnati e boriosi esteti.

E chissà cosa penserebbe oggi la zarina vedendo la propria quadreria arricchita da opere di Piero della Francesca, fino a oggi mai esposte in terra russa, che arrivano a colmare – anche solo temporaneamente – la “grande lacuna” dell’arte italiana sentita all’interno del maggiore museo sovietico.
In terra di Russia, in quel Palazzo d’Inverno che si protende sulla Nieva, nella città di Pietro il Grande oggi sfila anche “Il monarca della pittura” (fino al 10 marzo). Ed è subito evento!
Tra tesori di mano italiana firmati da Caravaggio, Canova, Leonardo, Botticelli e Tiziano, al Museo dell’Ermitage viene eccezionalmente presentato l’artista massimo del ‘400 italiano, fautore di una vera rivoluzione estetica e che il Vasari definì “il miglior geometra che fusse nei tempi suoi”.
Per noi, semplicemente Piero della Francesca.

È il destino che si compie: l’Ermitage di San Pietroburgo, che farebbe invidia a qualsiasi potenza per bellezza architettonica e ricchezza del contenuto, mette in scena la più grande mostra mai dedicata al Maestro di Sansepolcro. Nessuno prima d’ora era riuscito a radunare così tante opere del monarca della pittura del XV secolo. Un maxi-raduno in una Russia che apre i suoi cancelli dorati alla sempre più venerato genio italico e che, da lontano, adesso ci ammira dalla prospettiva di Piero.
Il maestro del Rinascimento viene qui presentato con una spettacolare serie di capolavori di cui undici tra dipinti e affreschi (provenienti da sei musei italiani e cinque stranieri), e quattro testi originali che documentano il Piero matematico, impegnato a definire le regole scientifiche della pittura.
Non quindi lavori e trattati di un semplice geometra, ma di un talento che col disincanto dei suoi personaggi da sempre è in aperta sfida con critici e studiosi, attirati da quell’ambigua bellezza delle figure, dalla nobile e più semplice delicatezza della Santità, dalla perfetta misura e proporzione delle sue immagini.

L’Italia di Piero della Francesca
A Sansepolcro, borgo della campagna toscana e feudo papale immerso nella Valtiberina, in quella corona appenninica che divide la Toscana dalle Marche e dalla Romagna, è ancora oggi custodita l’anima di Piero della Francesca.
Proprio grazie a quei paesaggi boschivi e a quelle architetture dall’accurata simmetria che caratterizzano i borghi medievali (e che molto spesso si ritrovano nei suoi dipinti), Piero riuscì con semplicità e lungimiranza ad aprire la stagione di una vera rivoluzione stilistica influenzando tutti gli artisti che vennero dopo di lui.
Una formazione e uno stile singolari: si forma nella prima Firenze rinascimentale, quella di Beato Angelico, Brunelleschi, Masaccio e Domenico Veneziano. Ma è la provincia italiana nostalgica e rurale il luogo in cui inizialmente riesce ad esprimersi, per poi passare alle corti feudali padane e adriatiche. Un connubio perfetto tra l’essere squisitamente reazionario e straordinariamente innovatore.

La mostra all’Ermitage
All’interno della candida Sala del Picchetto spicca il capolavoro della mostra, il nucleo di tutte le innovazioni di Piero della Francesca, dall’architettura della composizione alle conquiste in prospettiva: è l’Annunciazione del polittico di Sant’Antonio (1467-69), proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia e mai prestata prima. Con quello straordinario ordine di colonne dall’effetto tridimensionale al centro della scena, l’opera è una lezione magistrale di prospettiva di cui l’artista fu tra i primi scoprirne i principi.
Accanto alla perfezione compositiva, nel dipinto spiccano le particolari e lucenti cromie che hanno reso Piero riconoscibile tra gli artisti del suo tempo: l’azzurro delle vesti e l’oro dei dettagli – quest’ultimo molto ben presente in altre sue opere a significare da una parte la gloria e l’eternità del Paradiso, dall’altra amplificatore della monumentalità delle figure, come se queste uscissero dalla tela che le ospita, ad evidenziarne la verità plastica.

Da Urbino arriva poi la Madonna di Senigallia ed era circa il 1470 quando Piero della Francesca crea l’opera immaginando la Vergine nella sua casa che, per la sua ricchezza, potrebbe quasi essere una delle sale del Palazzo Ducale dove attualmente è conservata. Giovanissima madre – come quella rappresentata nella gloriosa Madonna del Parto della cappella di Santa Maria di Momentana a Monterchi (ma non presente in mostra) – la Madonna presenta orgogliosa il suo genito che tiene in braccio. Avvolti da un’atmosfera a dir poco liturgica, ci si rende subito conto che tutto ciò che è rappresentato ha una precisa connotazione semantica e simbolica,ed è inserito in un poetico cammeo dove la luce, che filtra dalle finestre piombate, si fa testimone della santità del momento trasformandosi all’interno in un pulviscolo d’oro.

Da Venezia arrivano poi il San Girolamo e un devoto; dal Museo Civico di Sansepolcro San Ludovico e San Giuliano, due affreschi staccati da Palazzo Pretorio e dalla Chiesa di S. Agostino; dal Museo Poldi Pezzoli di Milano il S. Nicola da Tolentino.
Oltre alla Resurrezione, grande assente in questa mostra e al centro di numerose polemiche in merito all’eventuale prestito, è il polittico con la monumentale Madonna della Misericordia, commissionatogli dall’omonima Confraternita di Borgo Sansepolcro. Opera iconica e quasi impossibile non prendere in considerazione per chiunque voglia avvicinarsi e capire lo stile e l’anima di Piero della Francesca, è l’emblema dell’arcaico modello della Vergine madre misericordiosa, redentrice dei peccati e salvezza dei cristiani. In perfetta linea con la tradizione che qui viene reinterpretata ed esaltata, la Madonna è rappresentata nel gesto di aprire il suo mantello accogliendo i suoi fedeli.

Quanto ai prestiti dall’estero, dal Louvre arriva il Ritratto di Sigismondo Malatesta, dal Museo di arte antica di Lisbona il S. Agostino, mentre la National Gallery di Londra ha concesso San Michele, il Museo Thyssen-Bornemisza il Ritratto di giovane e la Alana Collection di Newark (Usa) la Madonna con bambino.
I quadri di Piero sono gioielli rari che è difficile prestare anche temporaneamente. È un evento eccezionale nella vita del Museo, nella nostra conoscenza dell’Italia, nella nostra concezione della cultura italiana. Ogni opera di Piero – racconta il direttore dell’Ermitage Mikhail Piotrovsky – è un trionfo dello spirito ma è anche figlia della scienza, come dimostrano i trattati presenti in mostra“.

Non solo opere di pittura quindi: tra i vari testi autografi ospitati, grandissimo rilievo occupa il De prospettiva pingendi, prestito della Biblioteca Palatina del Complesso monumentale della Pilotta di Parma. Un’ispirazione necessaria per generazioni di artisti che pose i fondamentali di “quello che sarebbe divenuto il linguaggio comune e condiviso dell’arte occidentale per i quattro secoli successivi“.

L’evento a San Pietroburgo – curato da Tatiana Kustodieva e organizzato in collaborazione con Fondazione Ermitage Italia e Villaggio Globale International – racconta con estrema semplicità un genio e la sua capacità di rendere naturale il sacro e di identificarlo coi misteriosi eventi che attraversano la natura.
Il fascino ipnotico arresta lo spettatore davanti a figurazioni spaventosamente ed eloquentemente silenziose.
A San Pietroburgo un degno omaggio al rappresentatore del tempo sospeso.

Didascalie immagini

  1. Piero della Francesca, San Ludovico, 1460. (Proveniente da Palazzo Pretorio) Affresco staccato, 123×90 cm. Sansepolcro, Museo Civico
  2. Piero della Francesca, San Giuliano, 1451-1454 (Proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino poi Santa Chiara) Affresco staccato, 130×80 cm. Sansepolcro, Museo Civico
  3. Piero della Francesca, San Michele, 1469 ca. Tempera su tavola, 133×59,5 cm. Londra, The National Gallery
  4. Piero della Francesca, Annunciazione della Vergine Maria, 1467 -1468. (Cimasa del Polittico di Sant’Antonio). Tempera su tavola, 122×194 cm. Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria
  5. Piero della Francesca, Madonna con Bambino, 1435 ca, già Contini Bonacossi. Tempera su tavola, 53×41 cm. Newark, Delaware, The Alana Collection
  6. Piero della Francesca, Ritratto di Sigismondo Malatesta, 1451 c. Olio su tela, 44,5×34,5 cm. Parigi, Musée du Louvre
  7. Piero della Francesca, Ritratto di giovane (Guidobaldo da Montefeltro?), 1478 -1480. Tempera su tavola, 41×27,5 cm. Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza
  8. Piero della Francesca, De Prospectiva Pingendi, seconda metà del XV secolo. Codice cartaceo, 290×215. Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Biblioteca Palatina / Piero della Francesca, De Prospectiva Pingendi, sec. XV. Codice cartaceo autografo, 291x 215 mm. Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi

IN COPERTINA
Piero della Francesca, Madonna con Bambino, 1435 ca, già Contini Bonacossi. Tempera su tavola, 53×41 cm. Newark, Delaware, The Alana Collection
[particolare]

Dove e quando

Evento: Piero della Francesca. Monarca della pittura
  • Date : 07 December, 201810 March, 2019
  • Indirizzo: Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo
  • Sito web