Al volgere dell’anno dedicato alle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Leonardo, il Museo Poldi Pezzoli di Milano offre l’occasione, fino al 10 febbraio, di visitare la mostra Leonardo e la Madonna Litta dedicata al tema delle “Madonne con Bambino” leonardesche.
Fulcro dell’esposizione è appunto la Madonna Litta che ritorna a Milano dopo quasi trent’anni, grazie a un viaggio che dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo l’ha riportata a contatto con opere di sua stessa derivazione, offrendo spunti interessanti per indagare meglio il tema della bottega dei leonardeschi.

Realizzata proprio nel capoluogo lombardo attorno al 1490, alcuni secoli dopo la Madonna Litta divenne l’opera più celebre di una delle più importanti collezioni cittadine, quella dei duchi Litta appunto, che la conservavano nel loro sontuoso palazzo di Corso Magenta oggi sede della Soprintendenza milanese. Nel 1865 essa venne poi acquistata dall’Ermitage dove si trova tuttora, e il suo temporaneo ritorno al Museo Poldi Pezzoli è l’occasione per rivederla accostata ad un’altra opera raffinatissima con la quale condivise la permanenza presso la collezione dei duchi Litta, la Madonna con Bambino datata 1485-1487 di Boltraffio.

A costruire il percorso culminante con la prestigiosa opera sono infatti una ventina tra disegni e dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, come il disegno a punta metallica di mano di Leonardo raffigurante un volto di giovane conservato alla Biblioteca Ambrosiana, oppure altre opere dei suoi allievi lombardi più stretti come Boltraffio, Marco d’Oggiono, Francesco Napoletano e altri ancora. L’arco temporale è quello degli ultimi vent’anni del Quattrocento quando Leonardo era attivo alla corte milanese di Ludovico il Moro.

A testimonianza della notevolissima fortuna dell’opera, resa nota appunto dalle sue molte copie e derivazioni, la mostra ha l’intento di illustrare come Leonardo e i suoi più stretti seguaci (che spesso lavoravano sulla base di progetti e composizioni del maestro) abbiano affrontato dal punto di vista compositivo, in maniera sempre nuova e originale, questo diffusissimo soggetto.

Accennando poi brevemente alle questioni attributive, la Madonna Litta è attestata dagli studiosi come stilisticamente vicina alla seconda versione della Vergine delle Rocce di Londra, dipinto che sarebbe stato condotto nell’atelier di Leonardo con il concorso dei suoi assistenti. Il primo a dubitare della paternità leonardesca dell’opera sulla quale tuttora dibattono gli studiosi, e a riferirla piuttosto a un suo seguace fu Giuseppe Bossi (1777-1815), il maggiore connoisseur della sua epoca e segretario dell’Accademia di Belle Arti di Brera.
Se ancora discusso è l’autore, ciò che sembra certa è invece la sua destinazione per la devozione privata di un raffinato e facoltoso committente, come si può evincere dalla studiatissima composizione, dal grande sforzo esecutivo e dalla preziosità dei pigmenti come il blu oltremare.

L’interessante catalogo edito da Skira approfondisce poi ulteriormente il tema di come le opere uscite dalla “bottega” di Leonardo venissero recepite quali originali del maestro, essendone egli il responsabile dell’“invenzione”. In quest’ottica il caso della Madonna Litta è il più significativo, trattandosi di un’opera disegnata e progettata da Leonardo, ma probabilmente realizzata, con la sua supervisione, da uno dei suoi primi seguaci come Marco d’Oggiono o Boltraffio, secondo vicende che illustri studiosi come Pietro Marani ripercorrono nel catalogo.
Scrive infatti Marani, facendo una bella sintesi di quanto questa piccola ma densa mostra narra: “L’atelier di Leonardo funzionava dunque a pieno ritmo negli anni centrali dell’ultimo decennio del Quattrocento, quando commissioni pubbliche e private (come forse la Madonna Litta) dovevano aver determinato la necessità di disporre di un buon numero di assistenti e aiutanti, ricalcando, in un certo senso, quanto già aveva fatto il suo maestro Andrea del Verrocchio tra gli anni sessanta e settanta a Firenze, allestendo una bottega ben organizzata e stabilendo una divisione di compiti e di mansioni fra i suoi allievi per poter rispondere a una serie notevole di incarichi e di commissioni, che certamente Leonardo aveva cercato di replicare a Milano.”

Didascalie immagini

  1. Leonardo da Vinci (Vinci, 1452 – Amboise, 1519)
    Madonna Litta,
    1495 circa, tempera su tavola trasportata su tela,
    San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage,
    inv. ГЭ-249
  2. Giovanni Antonio Boltraffio (Milano, 1467-1516)
    Studio per una testa di bambino che prende il latte (studio per la Madonna Litta),
    1490 circa, punta d’argento, lumeggiature a biacca su carta preparata in azzurro,
    Parigi, Fondation Custodia, Collection Frits Lugt ,
    inv. 2886
  3. Giovanni Antonio Boltraffio (Milano, 1467-1516)
    Madonna con il Bambino (“Madonna del fiore”)
    olio su tavola,
    Milano, Museo Poldi Pezzoli,
    inv. 1609
  4. Giovanni Antonio Boltraffio (Milano, 1467-1516)
    Studio di testa femminile
    1485-1490 circa , punta d’argento con tocchi di biacca su carta preparata in azzurro-grigio,
    Oxford, Christ Church College,
    inv. JBS 1062
  5. Marco d’Oggiono (documentato dal 1487 – morto nel 1524)
    Madonna che abbraccia il Bambino
    1516 circa, olio su tavola,
    Rivoli, Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte,
    inv. CC.13.P.DOG.1470.A36

IN COPERTINA
Leonardo da Vinci
(Vinci, 1452 – Amboise, 1519)
Madonna Litta,
1495 circa, tempera su tavola trasportata su tela,
San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage,
inv. ГЭ-249
[particolare]

Luogo:
Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 – 20121 Milano

Orari:
tutti i giorni dalle 10 alle 18 eccetto il martedì
Ultimo ingresso alle 17.30.
Sabato aperto dalle 10 alle 21
Ultimo ingresso alle 20.30
Chiuso 25 dicembre e 1° gennaio.

Dove e quando

Evento: Leonardo e la Madonna litta
  • Fino al: – 10 February, 2020
  • Sito web