E’ in corso a Palazzo Pretorio e visitabile fino al 18 gennaio 2018 una mostra che racconta una pagina fondamentale della storia di Prato. Legati da una Cintola. L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città offre a tutti, pratesi, addetti ai lavori e non, un percorso espositivo composto da sessanta opere tra dipinti, sculture, miniature, oggetti e arredi sacri, che permette di comprendere l’importanza della Sacra Cintola, il simbolo mariano in cui si riconosce l’intera identità cittadina, in un avvincente intreccio di fede, arte, mito e tradizione.

Che si tratti di devozione religiosa o di spirito laico, Chiesa e Comune sono infatti inscindibilmente Legati da una Cintola, come recita il titolo della mostra, in quanto il prezioso cimelio, custodito nella Cattedrale di Santo Stefano, è senza dubbio l’emblema religioso e civile di Prato e fulcro delle vicende artistiche e storiche della città a partire dal XII secolo e ci parla di luoghi lontani nel tempo e nello spazio.

La Sacra Cintola è una sottile striscia di tessuto di lana finissima lunga 87 centimetri, di colore verdolino, broccata in filo d’oro con ai capi due cordicelle per legarla, che secondo il credo religioso sarebbe appartenuta alla Vergine Maria.
L’origine del culto della venerata cintura ha origini molto lontane. La sua storia si basa su un testo apocrifo del V-VI secolo e vuole che essa venisse consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione. Sarebbe stato il mercante pratese Michele, che l’aveva ricevuta in dote dalla moglie, a portarla da Gerusalemme a Prato, nel 1142, ma l’avrebbe rivelata solo in punto di morte nel 1171, e allora donata al preposto della Pieve di Santo Stefano.

Il sacro cingolo attesta anche la lontana rivalità della città di Prato con la vicina Pistoia, dove nel 1144 era arrivata, grazie a Diego Gelmirez, vescovo di Santiago de Compostela, una reliquia del corpo di San Jacopo. Nel 1312 il pistoiese Musciattino tentò di rubare e trafugare la sacra cintura mariana, e per questo fu punito a morte.
Prato si proiettava dunque verso una dimensione di grande prestigio cultuale e simbolico, rifacendosi da un lato a Roma, cuore occidentale del cattolicesimo, e dall’altro alla Terra Santa, cercando di svincolarsi dalle competizioni con le vicine Firenze e Pistoia.

In corrispondenza di una fase di grande crescita della città, tra il XIII e il XIV secolo la preziosa reliquia assurse al ruolo di vero e proprio segno dell’elezione di Prato e divenne motore delle sue vicende artistiche.
Intorno alla Cintola crebbe infatti la fabbrica gotica della Cattedrale di Santo Stefano: alla fine del XIV secolo fu eretta l’apposita cappella all’ingresso sul lato sinistro del duomo, dove ancora oggi la reliquia si trova custodita, affrescata da Agnolo Gaddi tra il 1392 e il 1395 e recintata dalla meravigliosa cancellata bronzea di Maso di Bartolomeo; nel 1428 fu commissionato a Donatello e Michelozzo lo splendido Pulpito realizzato appositamente per l’Ostensione del sacro cingolo, un rituale che si svolge cinque volte l’anno sull’angolo della nuova facciata (in occasione di Pasqua, primo maggio, Assunzione di Maria il 15 agosto, Natività di Maria l’8 settembre e Natale).

Con quasi due anni di gestazione, la mostra, organizzata dal Comune di Prato sotto la curatela del professor Andrea De Marchi e di Cristina Gnoni Mavarelli, in collaborazione con la Diocesi di Prato, inaugura i nuovi spazi espositivi del museo recuperati nell’ala dell’Ex Monte dei Pegni (quattro sale dedicate alle esposizioni temporanee), con un percorso composto da sette sezioni volte a raccontare le vicende storico-artistiche della preziosa reliquia. Un culto che ha origine nel XII secolo: Da Cabestany a Prato: la genesi di un tema, espone in via eccezionale a Prato la lunetta realizzata per la Chiesa di Cabestany, dove si attesta la prima rappresentazione in Occidente della Madonna Assunta, nel momento in cui dona la Cintola a San Tommaso (1160 circa). Il raffinato rilievo in marmo bianco, visibile in apertura alla mostra, è opera dello scultore romanico conosciuto come Maestro di Cabestany, attivo tra la Catalogna e la Toscana nella seconda metà del XII secolo, che a Prato realizzò anche i capitelli del chiostro della cattedrale, e che divenne precursore della diffusione del mito legato alla cintura della Madonna al di fuori dei confini locali.

I proiettori sono poi puntati sull’arte del Trecento, come abbiamo visto periodo di grande prosperità per la città, quando vennero affidate committenze a prestigiosi artisti come Giovanni Pisano e Bernardo Daddi, che con il loro operato artistico diedero risonanza alla devozione mariana a Prato come vero e proprio culto civico.
La mostra, accompagnata dal bel catalogo Mandragora con un ricco apparato critico e documentario, è anche un omaggio a Bernardo Daddi, uno dei grandi pittori del XIV secolo, allievo di Giotto, specializzato nelle opere di piccolo formato come altaroli, dittici e trittici portatili, narratore raffinato, capace di evocare atmosfere sospese, isolando i gesti e gli sguardi di figure minute, calibrando i vuoti e i piedi in un’interpretazione divagante delle storie anche più drammatiche.

Cuore della mostra è infatti La pala pratese di Bernardo Daddi restituita, sezione che vede la ricomposizione della monumentale Pala dell’Assunta, una delle immagini più antiche e prestigiose di tutto il Trecento dedicate all’Assunzione della Vergine (la cui raffigurazione su tavola proviene dal Metropolitan Museum di New York), a cui si uniscono due predelle che raccontano da un lato il dono della Sacra Cintola all’incredulo San Tommaso (opera in collezione del Pretorio) e dall’altro otto storie di Santo Stefano  (proveniente dai Musei Vaticani), contraddistinte dal suo elegante gusto aneddotico. L’opera, commissionata nel 1337-1338, nel corso dei secoli è stata smembrata e la sua complessa diaspora ha fatto sì che si perdesse coscienza della sua importanza capitale. I prestigiosi prestiti permettono finalmente di recuperarne la memoria.

La terza sezione contestualizza la pala del Daddi, esponendo altre tavole di soggetto religioso del pittore giottesco appartenenti alla stessa fase stilistica della grande macchina d’altare, segnata da una felice e vivace vena narrativa: Bernardo Daddi narratore.

La Cintura per eccellenza, che aveva cinto il grembo di Maria, era associata all’idea di un ventre fecondo e faceva convergere nel culto mariano le attese propiziatorie e taumaturgiche. Nella quarta sezione, La Sacra Cintola, le cinte profane, un nucleo di cinture del XIV secolo mette in evidenza la carica simbolica e la bellezza di questo tipo di manufatto, esibito anche dalla elegantissima Santa Caterina da Siena dipinta da Giovanni da Milano nel Polittico per lo Spedale della Misericordia di Prato, un altro capolavoro appartenente alla collezione di Palazzo Pretorio.

L’immagine dell’Assunzione della Vergine e della consegna della Cintola trovò nel territorio pratese un luogo d’elezione. Non è un caso che con i suoi cinque santuari dedicati alla Madonna, Prato fosse definita “la città di Maria”. La quinta sezione è dedicata quindi a L’Assunta e la Cintola: varianti nel Trecento toscano, dove viene affrontata la tematica della morte della Vergine insieme al momento dell’Assunzione nell’arte toscana. Una carrellata di dipinti, miniature e sculture ne illustrano le diverse declinazioni: se, ad esempio, in area fiorentina è San Tommaso ad afferrare la Cintola da Maria, in area senese la cintura è lasciata cadere dalla Madonna in volo.

Il percorso prosegue con L’Assunta e la Cintola: la tradizione seguente: attraverso una selezione di opere particolarmente significative, viene presentata la tradizione iconografica dell’Assunta nel territorio toscano, dove prevale il tema della Madonna della Cintola al solo San Tommaso, e si conclude con gli echi più tardi in area pratese, fino alle pale di Giovanni Stradano e Santi di Tito.

Epilogo dell’itinerario di visita, la settima ed ultima sezione espone le principali testimonianze materiali che hanno accompagnato il culto della reliquia e della sua ostensione, come la preziosa teca del Sacro Cingolo, la splendida capsella quattrocentesca di Maso di Bartolomeo, sulla quale si leggono le parole ‘Cinge nos Nirgo, o dei Vas, Misericordia tua, sicuti hoc Vasculum Cingulum cinti tuum’, che alludono all’abbraccio misericordioso che la Vergine riserva alla città di Prato, e ancora testimonianze librarie ed archivistiche, il tutto supportato da apparati didattici esplicativi volti ad illustrare la natura sia spirituale sia materiale del manufatto, e che fanno comprendere la continuità del culto, la valenza civica e politica della Cintola nel corso dei secoli.

Tre mostre collaterali, visitabili fino al 14 gennaio, arricchiscono il percorso del Pretorio, e sono allestite presso la Biblioteca Roncioniana (La Cintola nella cultura pratese del Sette-Ottocento, che affronta l’argomento dal punto di vista librario, esponendo preziosi manoscritti e pubblicazioni), l’Archivio di Stato (Dall’ombelico all’alambicco. Un lunghissimo filo tra passato e presente, che all’8 ottobre renderà visibili alcuni importanti documenti che affrontano la tematica) e il Museo dell’Opera del Duomo (Reliquiaria pulchra, una raffinata selezione di contenitori di reliquie).

Dettagli

  1. Bernardo Daddi (Firenze, 1290 circa-1348), Predella con scene della Storia della Cintola, 1337-1338, Prato, Museo di Palazzo Pretorio
    (Prato, Archivio Museo di Palazzo Pretorio/ © Foto Antonio Quattrone)
     
  2. Manifattura fiorentina e Antonio Zannoni (Prato, documentato dal 1853 al 1886), Cartagloria, 1735, Museo dell'Opera del Duomo, Prato
    (Prato, Fototeca Ufficio Beni Culturali Diocesi di Prato/ © Foto Antonio Quattrone)
     
  3. Maso di Bartolomeo
 (Capannole in Val d’Ambra, 1406-Dubrovnik [Ragusa], 1456), Capsella della Sacra Cintola, 1447–1448, Prato, Museo dell’Opera del Duomo
    (Prato, Fototeca Ufficio Beni Culturali Diocesi di Prato/ © Foto Antonio Quattrone)
     
  4. Manifattura fiorentina, Corona per la statua della Madonna col Bambino - Corona per la Madonna, 1760 e 1785, Prato, Museo dell’Opera del Duomo
    (Prato, Fototeca Ufficio Beni Culturali Diocesi di Prato/ © Foto Antonio Quattrone)
     
  5. Manifattura milanese, Teca della Sacra Cintola, 1638, Prato, Museo dell’Opera del Duomo
    (Prato, Fototeca Ufficio Beni Culturali Diocesi di Prato/ © Foto Antonio Quattrone)
     
  6. Matteo Fattorini (Firenze, 1600-1678) e collaboratori, Custodia della teca della Sacra Cintola, 1633 e 1641, Prato, Museo dell’Opera del Duomo
    (Prato, Fototeca Ufficio Beni Culturali Diocesi di Prato/ © Foto Antonio Quattrone)

    In copertina: un particolare da Bernardo Daddi (Firenze, 1290 circa-1348), Predella con scene della Storia della Cintola, 1337-1338, Prato, Museo di Palazzo Pretorio
    (Prato, Archivio Museo di Palazzo Pretorio/ © Foto Antonio Quattrone)




PROROGATA AL 25 FEBBRAIO 2018

Dove e quando

Evento: Legati da una Cintola. L'Assunta di Bernardo Daddi e l'identità di una città

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Fino al: 20180225