La Galleria BPER presenta, questa volta negli spazi di Palazzo Martinengo di Villagana a Brescia, un nuovo percorso tra parola, materia, luce e relazione, volto a dimostrare come l’arte custodisca, in ogni epoca, il valore di attualità. Fulcro concettuale della mostra (connessa idealmente con quella in corso nella sede di Modena) è il linguaggio verbale inteso, non solo come strumento di comunicazione, ma anche veicolo di identità. Un dialogo con gli ambienti storici del Palazzo dove, in un mondo che tende ad appiattire le differenze e a rendere la comunicazione sempre più veloce e sintetica, l’nvito a parlare e scrivere di meno per lasciare spazio all’ascolto e alla lettura, così da accogliere le parole degli altri e provare a comprenderle davvero.

La rinnovata collaborazione con Fabrizio Dusi (iniziata con la mostra All that glitters is not gold, presentata negli spazi di BPER Private Cesare Ponti di Milano a cura di Giorgia Ligasacchi nel 2023, e proseguita nel 2024 con il progetto concepito nei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento del Liceo Classico e linguistico Muratori-San Carlo di Modena), adesso, intreccia due archetipi fondamentali della tradizione biblica e dell’iconografia storico-artistica: la Torre di Babele e l’Annunciazione. Quindi, da un lato, la frantumazione dei linguaggi e l’impossibilità di comprendersi, dall’altro, l’irrompere della parola come rivelazione, ascolto e possibilità di scelta. Due immagini seppur opposte, profondamente connesse e, se Babele è confusione, l’Annunciazione è dialogo consapevole. Riferimenti non solo simbolici, ma entrati nelle opere, nei materiali, nei colori e nelle forme di Fabrizio Dusi. Coperte isotermiche, ceramica, legno, neon, sono divenuti supporti per un discorso visivo che attraversa la fragilità del linguaggio, rivelandone le ambiguità, ma anche le potenzialità relazionali.

Con l’allestimento di Andrea Isola, la mostra inizia sullo scalone d’onore del Palazzo, con l’installazione luminosa All that glitters is not gold che accoglie il visitatore come un monito: non tutto ciò che luccica è oro, non tutto ciò che brilla ha valore. Sempre più contaminati dalla velocità di social media, slogan, fake news, le parole possono abbagliare senza riuscire a comunicare ed è evidende l’esortazione ad andare oltre la superficie, a non lasciarsi ingannare dall’apparenza, ma orientarsi verso il senso autentico.
Salendo, al primo piano, un’opera realizzata con una coperta isotermica dipinta – inserita tra i capolavori della corporate collection allestiti permanentemente – introduce il tema centrale della mostra. Si tratta di Monologo un lavoro in cui, una figura senza orecchie (elemento riconoscitivo in tutti i personaggi di Fabrizio Dusi) sulla cui maglietta campeggia la scritta “Ascoltami”, espressione di un bisogno imperante, un grido sommesso di fragilità e bisogno di protezione. Invece, l’opera Torre di Babele (Ascoltami), un foglio dorato, disegnato e dipinto, lungo e stretto (260×25) le cui dimensioni costituiscono il primo riferimento al concetto.

La grande installazione in ceramica, applicata su supporto in legno, rappresenta l’umanità partecipante alla costruzione della Torre di Babele, nel momento della rottura comunicativa. Una decina di personaggi disposti su più livelli, con magliette recanti scritte in lingue diverse, restituiscono l’istante esatto in cui gli umani hanno smesso di capirsi: la molteplicità linguistica, se rifiutata, diventa incomunicabilità e la folla rappresentata da Fabrizio Dusi è preoccupata, disorientata, angosciata, vorrebbe tornare indietro, ma è qui che l’artista ci restituisce la sua ri-lettura del mito biblico. Quella punizione che Dio ha inflitto con forza alla superbia, in realtà diventa occasione di relazione e la curatrice, Giorgia Ligasacchi, spiega: «la ricerca di un linguaggio universale e dominante non corrisponde a verità o autenticità. L’uniformità linguistica può apparire “dorata”, ma nasconde spesso la perdita della diversità, dell’ascolto, del significato profondo. È in questo spirito che la mostra rilegge la Torre di Babele non come condanna, ma come metafora di una pluralità che, se accolta, costruisce senso e valore, anziché frammentarlo. La contaminazione dei linguaggi non significa confondere, ma permettere al gesto pittorico di incontrare la voce, al segno grafico di farsi suono, all’arte di farsi relazione. Contaminare, qui, è un atto di fiducia: credere che, pur nella molteplicità, possiamo ancora comprenderci».

Il percorso prosegue con l’installazione ceramica It’s time to make a decision, reinterpretazione in chiave contemporanea del tema dell’Annunciazione. Qui, la protagonista è una donna, posta in un momento cruciale: quello della scelta. L’opera richiama la letteratura contemporanea della scrittrice Michela Murgia (nel suo saggio del 2011 “Ave Mary. E la chiesa inventò la donna”) fornisce una lettura alternativa del ruolo rivoluzionario di Maria di Nazareth che, per la prima volta nel racconto evangelico, viene chiamata in causa come soggetto attivo, interrogata da sola e ascoltata nella sua libertà di scelta.

Senza alcuna mediazione maschile, la giovane Maria riceve direttamente l’annuncio da parte dell’Arcangelo Gabriele, iniziando un dialogo fatto di domande e curiosità, al termine del quale decide di rispondere il famoso “sì”, pur consapevole di rischiare il ripudio da parte del futuro sposo o, addirittura, la lapidazione. In tale ottica, l’Annuncio è da intendersi non come imposizione, ma dialogo intimo e attivo: un atto in cui l’ascolto genera cambiamento. In netto contrasto con la confusione babelica, l’episodio evangelico propone una comunicazione fondata sul rispetto e sull’ascolto autentico, aprendo alla possibilità di un colloquio profondo. Muovendosi tra questi due poli, Dusi esplora potenzialità e ambiguità del linguaggio, tra urgenza di comprendersi e rischio di perdersi.