In montagna è diverso, le rocce, che sono le ossa della terra,
si vedono scoperte, suonano sotto le scarpe ferrate,
ed è facile distinguere le diverse qualità:
le pianure non fanno per noi”.
(Primo Levi, Piombo, in Il sistema periodico, 1975)

Prosegue fino al 13 ottobre la mostra aperta al pubblico lo scorso venerdì 26 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria. Con il titolo Le ossa della Terra. Primo Levi e la montagna è stata ideata e prodotta dal Museo Nazionale della Montagna di Torino, curata da Guido Vaglio con Roberta Mori e sviluppata in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino.

Ad accompagnare il visitatore nel percorso espositivo sono le citazioni di Primo Levi. Natura, Materia, Letteratura, Trasgressione, Riscatto, Amicizia, Scelta, Liberazione sono le otto parole-chiave attorno a cui si articola la mostra e che rappresentano l’essenza dell’amore dello scrittore per la montagna. Per Levi le escursioni in montagna significarono molte cose insieme: l’incontro con la natura e con la materia, la nascita di amicizie profonde, la sfida con se stesso, l’orgogliosa rivendicazione di libertà, l’allenamento alla fatica e alle privazioni.

Mario Montalcini e Daniela Berta, presidente e direttrice del Museo Nazionale della Montagna, spiegano: «Abbiamo coltivato a lungo l’idea di costruire un progetto corale dedicato alla figura di Primo Levi secondo un punto di vista – quello del suo intenso rapporto con la montagna – che potesse aprire a nuove significative riflessioni sulla sua straordinaria figura, su quel tempo e sul nostro. Grazie alla famiglia Levi, al Centro Studi a lui dedicato e a tutti gli archivi italiani che hanno accolto la collaborazione è stato possibile realizzare questa mostra, che era doveroso pensare per Torino, la sua città, e che è nostro obiettivo presentare in seguito in altre sedi».

Il percorso espositivo invita a scoprire il legame poco conosciuto tra Primo Levi e la montagna, nato negli anni dell’adolescenza e tragicamente legato al destino dello scrittore. Fu infatti in Valle d’Aosta che avvenne l’arresto – 13 dicembre 1943 – che lo condurrà alla deportazione nel campo di Auschwitz.
All’indomani dell’8 settembre 1943, l’espressione “andare in montagna” era infatti diventata sinonimo di una precisa scelta di campo, quella di aderire alla lotta partigiana. Dopo la guerra, sarà ancora la montagna a favorire e consolidare l’amicizia di Levi con altri due protagonisti del Novecento: Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli, testimoniata in mostra dalla pietra con incisione della poesia A Mario e a Nuto, proveniente dalla Fondazione Nuto Revelli di Cuneo.

Levi fece incidere la poesia su una pietra di fiume per suggellare una sorta di patto «di cui la montagna da cui quella pietra veniva, costituiva in qualche modo il testimone» – scrive Marco Revelli nel catalogo della mostra – «come se la montagna rappresentasse l’occasione di un nuovo inizio».
Fotografie storiche, oggetti, documenti, volumi, manoscritti ed estratti video e, per la prima volta esposto al pubblico proveniente dagli archivi di famiglia, un paio di sci di Primo Levi che testimonia la sua breve esperienza partigiana. Gli sci furono lasciati dallo scrittore ad Amay (dove fu arrestato, insieme con altri partigiani della piccola banda di Giustizia e Libertà) e furono utilizzati dal partigiano Ives Francisco per fuggire in Svizzera.

I documenti Le cronache di Milano e I Libri segreti forniscono, invece, uno spaccato inedito del 1942, periodo in cui Levi trovò un impiego alla fabbrica Wander di Crescenzago e si trasferì a Milano, ospite della cugina Ada Della Torre. Qui trascorse, con altri sei giovani torinesi, un breve ma intenso periodo di vita in comune, fatto di incontri, di discussioni politiche e culturali, di fervore creativo, di serate conviviali e gite sulle montagne lombarde. Disegni, caricature, filastrocche e vignette raccontano la vita di quel periodo con leggerezza e ironia, pur nella consapevolezza della situazione in cui si viveva, il cui esito tragico non avrebbe tardato a manifestarsi.

Durante l’intera durata dell’esposizione saranno organizzati laboratori dedicati agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado, con l’obiettivo di sensibilizzare, sviluppare l’empatia e consolidare i legami tra i giovani cittadini. Il risultato di questo impegno si concretizzerà in un progetto grafico comune e in un’attività di scrittura basata sulla rielaborazione dei testi e delle citazioni di Primo Levi.

In occasione della mostra, il Museo pubblica un ricco catalogo che, oltre ai testi dei curatori e alle immagini dei documenti e delle opere esposte, accoglie contributi di Enrico Camanni, Massimo Gentili-Tedeschi, Giuseppe Mendicino, Alessandro Pastore e Marco Revelli. In Appendice è riproposta l’intervista che il giornalista Alberto Papuzzi fece a Primo Levi nel 1984 per la “Rivista della Montagna”, e sono pubblicati, per concessione di Einaudi, i racconti Ammutinamento e La scure, che gli amici Primo Levi e Mario Rigoni Stern si dedicarono vicendevolmente e che sono qui commentati da Domenico Scarpa.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Primo Levi sul tetto del rifugio Vittorio Sella, Cogne, aprile 1940
    Crediti: Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino, per gentile concessione della famiglia Levi
  2. Primo Levi sulla cima del Monte Disgrazia, in Valtellina, nell’agosto del 1942
    Nell’estate del 1942 Primo Levi organizza con l’amico Silvio Ortona l’ascensione al Monte Disgrazia, in Valtellina. Un imprevisto non consente ai due amici di raggiungere la vetta, ma diventa lo spunto per il racconto Fine settimana contenuto nel volume Lilìt e altri racconti.
    Crediti: Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino, per gentile concessione della famiglia Levi
  3. Uno scatto all’interno del percorso espositivo
    Courtesy  Museo Nazionale della Montagna, Torino
  4. Primo Levi alla Capanna Margherita, sulla vetta della punta Gniffetti al Monte Rosa, anni Sessanta
    Crediti: Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino, per gentile concessione della famiglia Levi
  5. Sci appartenuti a Primo Levi
    Crediti: Lisa e Renzo Levi, Torino
  6. Replica della pietra del fiume Po con incisa la poesia di Primo Levi A Mario e a Nuto, donata da Levi a Revelli nel 1987. Autore: L’Arc. Arcieria Amatoriale e Sperimentale di Villar San Costanzo (CN), 2023
    Crediti: Fondazione Nuto Revelli, Cuneo
  7. Primo Levi al Pian de la Tornetta, 31 luglio 1983
    C
    rediti: Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino, per gentile concessione della famiglia Levi 

 

Orari mostra

da martedì a venerdì 10:30-18:00
sabato e domenica    10:00-18:00

Dove e quando

Evento: Le ossa della Terra. Primo Levi e la montagna

Indirizzo: Museo Nazionale della Montagna - Piazzale Monte dei Cappuccini, 7 Torino
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Fino al: 13 Ottobre, 2024