Prosegue fino a lunedì 16 dicembre “Il Medagliere si rivela. L’antico Egitto nelle medaglie del Museo Archeologico di Bologna. Suggestioni culturali e sopravvivenze” curata da Paola Giovetti, Laura Marchesini e Daniela Picchi. La mostra è stata realizzata in occasione del trentesimo anniversario del riallestimento della Sezione Egizia, infatti, tale collezione, tra le più significative in Europa perché composta da circa tremilacinquecento oggetti di straordinario valore storico-archeologico, era originariamente esposta al primo piano del museo e poi trasferita, nel 1994, al piano interrato creando un percorso di visita cronologico e tematico sullo sviluppo dell’arte e della civiltà, dall’Antico Regno all’Epoca Tarda.
È indubbio che, fin da quando i Romani conquistarono l’Egitto rimanendo affascinati da sapienza, ricchezza e magnificenza artistica della terra del Nilo, quella civiltà continua a suscitare grande coinvolgimento. A esempio, durante il Rinascimento, nacque un forte interesse nonostante la conoscenza fosse prevalentemente indiretta e basata su testi greci e latini. La difficile comprensione di quella cultura, e dei geroglifici, interpretati come simboli figurati, fece ritenere l’Egitto un luogo di sapienza profonda e dissimulata, destinata ad una cerchia ristretta di savi.


A queste istanze culturali sono riconducibili le tre medaglie rinascimentali esposte, nei cui emblemi compaiono elementi egittizzanti caricati di significati misteriosi che rendono, ancora oggi, non univoca l’interpretazione delle iconografie. Quella dedicata al celebre umanista Leon Battista Alberti raffigura un occhio alato e circondato da fiammelle, ispirato all’occhio risanato del dio egizio Horo (udjat) e all’occhio onnisciente di Dio; quella per il condottiero Francesco Gonzaga II raffigura un emblema con piramide la cui interpretazione potrebbe trovarsi negli Hieroglyphica, il testo più importante dell’epoca consacrato all’interpretazione dei geroglifici, scritto da Pierio Valeriano. A quest’ultimo è dedicata la terza medaglia che omaggia il suo importante lavoro di raccolta e collezione del sapere antico.
Con lo spirito della Controriforma alla Chiesa viene chiesto di prendere le distanze dal neopaganesimo del periodo precedente. Tuttavia i lavori di ammodernamento e di riassetto urbanistico della Capitale della cristianità portano alla luce numeroso materiale archeologico, tra cui anche reperti egizi giunti durante l’età imperiale. Il desiderio di riscattare la cristianità, da questi simboli dell’idolatria agli antichi dei è alla base delle celebri erezioni degli obelischi sotto il pontificato di Sisto V. A queste colossali imprese di elevazione dei monoliti sono dedicate quattro medaglie esposte.


Il Seicento eredita l’impiego degli obelischi nel riassetto urbanistico dell’urbe, ponendo particolare cura all’estetica, nel pieno spirito barocco. Alcuni degli esemplari esposti celebrano questa nuova istanza: l’erezione dell’obelisco domizianeo sulla fontana dei Quattro Fiumi, o il nuovo assetto di Piazza del Popolo che nel monolite, proveniente dal Circo Massimo, trova il nuovo punto focale e prospettico.
Rinnovato interesse assumono anche le piramidi, per lo più ignote nelle loro fattezze e dimensioni reali, che si ispiravano al locale modello del mausoleo di Gaio Cestio a Roma. Quest’ultimo è ripreso in alcune medaglie, dove il significato simbolico di fermezza e incorruttibilità, attribuito alla piramide, viene riconosciuto per traslazione anche all’effigiato, come nel caso del cantante Farinelli e di Filippo M. Guadagni al servizio dei Medici.
Tra la fine del Settecento e l’Ottocento l’Egitto vive un momento di rinvigorito interesse, legato alle campagne napoleoniche di conquista del Paese. Assieme alle truppe militari viaggiava un’equipe di scienziati, storici e letterati, tra i quali il celebre artista e archeologo francese Dominique Vivant Denon (ricordato in una rara medaglia esposta), che ebbero l’importante compito di documentare l’antica civiltà egizia, facendola conoscere all’Europa intera.


L’incontro diretto con l’Egitto influenzò l’arte europea, compresa la medaglistica, che durante questa felice stagione toccò vette di raffinata eleganza ed inventiva, contribuendo essa stessa alla diffusione di quella cultura.
Celebratissima dalla medaglistica è l’occupazione dell’Egitto da parte del Bonaparte. Nell’esemplare dedicato alla presa dell’Alto Egitto al dritto è raffigurato Napoleone che indossa il nemes, copricapo del faraone. Mentre due statue della dea Sekhmet, che l’esploratore e avventuriero Giovanni Battista Belzoni donò alla città di Padova, compaiono sulla medaglia dedicata a lui e alle sue scoperte, compiute per conto del governo britannico, nella terra del Nilo.
Chiude la rassegna un raffinato esemplare d’argento, emesso per l’inaugurazione nel 1839 del Museo Gregoriano Egizio in Vaticano, dove nel ristretto spazio del tondello si vede la prospettiva del vestibolo e della sala dei monumenti. L’allestimento, all’avanguardia per l’epoca, voleva valorizzare i reperti egizi di collezione e quelli rinvenuti sul territorio.