Dal prossimo 1° marzo , dopo dieci anni, il Teatro alla Scala presenta un nuovo allestimento del Ring des Nibelungen di Richard Wagner, con la direzione affidata a Simone Young e Alexander Soddy, alla regia David McVicar, esattamente a ditanza di un secolo e mezzo dalla prima esecuzione (1876) e a cento anni dalla prima produzione della Tetralogia al Teatro alla Scala (1926).
A corredo di tale iniziativa, il Museo Teatrale alla Scala presenta la mostra “La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau” curata da Giovanni Agosti con l’allestimento di Margherita Palli, visitabile fino a domenica 3 maggio e dedicata a Pier Luigi Pizzi, scenografo de La Walkiria e Sigfrido nella regia scaligera di Luca Ronconi.

Nel corso degli anni Settanta l’interpretazione prevalente del Ring subisce una radicale mutazione: dall’approccio prevalentemente astratto e simbolico, della Bayreuth di Wieland Wagner, a una lettura sociologica e politica anche ispirata dal saggio di T.W. Adorno. La mostra presenta l’origine di questa impostazione al Teatro alla Scala, quando venne commissionato un nuovo allestimento a Luchino Visconti, che aveva da poco presentato nelle sale La caduta degli dei ed era impegnato a girare Ludwig. In seguito alla malattia di Visconti il progetto sarà affidato per la regia a Luca Ronconi e per la scenografia a Pier Luigi Pizzi.

Il Ring della Scala sarebbe dovuto iniziare con l’Oro del Reno nel marzo del 1973, ma la malattia che colpì il regista al termine della lavorazione di Ludwig, rese impossibile la realizzazione del progetto scaligero. Nonostante i bozzetti e i figurini fossero stati realizzati, il progetto non si concretizzò secondo le intenzioni originali. Per l’Oro del Reno venne scelto di mettere in scena lo spettacolo di Günther Rennert – rappresentato nel 1969 a Monaco di Baviera – mentre Visconti pensava ancora di subentrare per La Walkiria. Nel 1974 Paolo Grassi e Massimo Bogianckino affidarono il progetto a Luca Ronconi, che collaborò con lo scenografo Pier Luigi Pizzi per una scandalosa Walkiria che libera e ricolloca il melodramma nel contesto borghese che lo aveva prodotto.
Il risultato clamoroso e sconvolgente, infastidì il direttore Wolfgang Sawallisch, indignò il pubblico e gran parte della critica.

Sarà solo Sigfrido ad andare in scena, nel 1975, lasciando incompiuto il Ring scaligero e, il progetto di Ronconi e Pizzi, si realizzerà al Maggio Musicale Fiorentino (dove Massimo Bogianckino era Sovrintendente dal 1975), sotto la direzione di Zubin Mehta.
Al Piermarini, dopo l’interruzione del progetto per l’abbandono del direttore Wolfgang Sawallisch, l’ambientazione guglielmina e la critica del capitalismo restano tra i temi del celebre allestimento firmato a Bayreuth da Patrice Chéreau con la direzione di Pierre Boulez, le scene di Richard Peduzzi e rappresentato nel 1976, in occasione del centenario del Festival.
Tornando alla mostra sono esposti tre olii di Mariano Fortuny, parte di una serie di nove dipinti di argomento wagneriano realizzati dall’artista nel 1947 per un progetto di allestimento che, dopo la sua morte, venne realizzato nel 1950 da Nicola Benois. Questi olii sono custoditi dall’Archivio storico-artistico del Teatro, che li ha fatti restaurare per l’occasione.

Inoltre, sui pannelli del Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”, è allestita “Risonanze Wagner – Visioni intorno al Ring” curata da Gianluigi Colin e Mattia Palma che esplora l’eredità del Ring des Nibelungen attraverso un progetto espositivo che vede protagoniste quattro artiste contemporanee ˗ Antonella Benanzato, Flaminia Veronesi, Chiara Calore e Federica Perazzoli ˗ invitate a interpretare scene significative tratte dalle quattro opere della Tetralogia (L’Oro del Reno, La Walkiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli dèi).
I lavori realizzati offrono una rilettura attuale dei grandi temi wagneriani: il potere, il conflitto, la trasformazione, la fine.
Del resto, le influenze del fenomeno wagneriano in generale, e del progetto monumentale del Ring in particolare, non si sono mai arrestate: dal concetto stesso di serialità alle imprevedibili diramazioni del fantasy, ancora oggi siamo tutti debitori, più o meno consapevoli, di quella visione artistica rivoluzionaria. La scommessa affrontata in questa sede è stata verificare se le personalità artistiche contemporanee possano ancora entrare in risonanza con la Tetralogia.